mercoledì, 25 luglio 2007

elaborato da Franfiorini, 13:52 in fran s corner

Ché non si capisce come mai se parti 3 giorni o se parti per un mese suppergiù il bagaglio è il medesimo.

Ché poi c'è anche 'sta differenza tra me e mia mamma: io in una borsa (signori Meneghini, quella che avete visto e che, signor Gianni, ha sollevato insomma mica tanto con semplicità quando mi avete ospitato) ci metto di ogni, piegato in un modo scientifico. Tipo, donne, avete presente la borsina che avevo su la sera del concerto a verona? Beh, ci avevo portafoglio, custodia degli occhiali, biglietti, fazzoletti e una t-shirt. No, non so neppure io come faccio a piegare la roba così, cazzoneso, non avete idea io cosa non ci metto nelle valigie.

Però dicevo, non so come mai ma se manco due giorni la roba è sempre tanta. Ora vi spiego: è che uno inizia a ragionare con l'idea di cosa ti potrebbe servire. Diciamo che vicende contingenti della vita mi hanno purtroppo insegnato che anche se stai via tre giorni finisce che due paia di pantaloni te li devi portare, perché chissà dopo che ti succede. Poi devi portarti la biancheria, magari la scarpa di ricambio (con me è quasi impossibile, portando i plantari ortopedici da quando mi sono autogambizzata facendo sport non cambio spessissimo calzature), il maglioncino in caso di escursione termica e lì, ecco, sei fottuto.
Anche perché se poi queste cose non le porti parti sì col bagaglio light. Ma dopo le devi acquistare, e ritorni con un bagaglio lievitato dal nulla. Insomma, dal nulla, però ecco, quello.

Poi adesso van di moda tutte le trolley. In verità vi dico: le valigie rigide sono il Male. I borsoni, i borsoni sì che ci metti di tutto. Piegato, rigirato, cose che neppure gli origami.

Oh, ho finito la valigia in 5 minuti, ora, tra un paragrafo e l'altro. Ci risentiamo appena mi azzecco a una linea telefonica e in modo continuativo di nuovo tra un mese. Lo so, scoccia anche a me. Finisce che scriverò un fracco di post offline e dopo è brutto, ché si perde l'immediatezza. Però boh, che ne so, è così.
Potete però lasciare messaggi nei commenti, i miei segretari saran solerti (o quasi) a riferire.

Ah, sì, già che ci siamo, cambiate quel cazzo di feed di splinder con quello di feedburner, su, da bravi.
Abbracci vari.

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martedì, 24 luglio 2007

elaborato da Franfiorini, 20:34 in lo sglapsanalista

Io delle volte un po' lì mi son chiesta quale impatto uno ci ha che ne so, arrivando su questa paginetta. Ché è vero che il blog non siamo noi, ma che è una parte di noi insomma. Io non è che ci penso alle cose da scrivere qui, faccio altro, penso ad altro e mi dico magari ah, ma questo qui lo scrivo sul blog.
Ed è (anche) per questo che finisco per scrivere tutti i giorni.

Poi capita che ci hai delle persone che ti conoscono sul blog, che ci fai amicizia, che ci chiaccheri per epoche anche se magari manca quella conoscenza viso a viso magari hai quell'amicizia che capiamo solo noi qui, che ci leggiamo e ci capiamo. Poi magari pure anche ci incontriamo. Quindi capita che magari ci spostiamo più sul discorso commiuniti anziché quello su meetic e similari.
Diodellecategorie, però.
Perché insomma, poi noi li conosciamo quelli che tacchinano su meetic. Mica siamo come loro, che poi dobbiamo dire a pranzo alla mamma che uno era in ufficio e l'altro era in cucina uno a Roma e l'altro a Milano e ai genitori resta quello sguardo un po' così che di solito invece nella canzone hanno quelli che devono andare a Genova. Anzi, siamo anche più riottosi verso chi s'approccia via msn alla sesso di segugio pensando che insomma, qui si sia in mostra tipo macelleria. E invece noi qui abbiamo 'sto clima che oscilla tra Baglioni che scrive Poster e l'ultimo giorno di scuola. E si discute, e partono mail, e degli ho letto il post via messaggio istantaneo e magari c'è gente che si commuove, perché chi vi scrive ed è stato autorizzato dal comitato di redazione magari non parla tanto, se non sotto ansia da esame, e quindi però alla fine scrive più che parla, e anche se non mette molti contenuti mette un po' di emozioni in quel che scrive, perché si riconosce la capacità di riuscirci, a mettere emozioni quando scrive.

E quindi come cazzo sono, io, un blog umoristico?

Scusate, era una riflessione a latere. Mi rimmergo nell'atmosfera confidenziale.
Io mica lo so come mi vedete, da fuori. Manco me ne frega più di tanto. Perché, come diceva l'Alanis che cercava l'approvazione, cioè, a me è fregato sempre poco di quel che pensavano gli altri. Diciamo nulla, anche se poi magari me la prendo solo per il giudizio delle persone a cui voglio bene, e lo ammetto. Dicevo, io mica lo so, però ecco, mi arrivano sempre vagonate di complimenti, di gente che mi vuole bene solo perché mi legge e dopo mi si affeziona come se io fossi una lì, conoscente o parente. E io che sono timida e sono chiusina di carattere mi ci imbarazzo, perché mica lo so se me lo merito tutto 'sto affetto per scrivere due minchiatelle su 'sto sglaps, che poi cioè, mica è sta gran cosa, e quindi io così mi sento tra l'imbarazzato e il ma siamo proprio sicuri e ora oddio che gli rispondo?
Ché io poi a tutte 'ste manifestazioni d'affetto mica ci sono avvezza.
Già vi ho detto che ci ho trovato l'amica che ora mi è quasi carampana e con la quale si va a vedere i Muse e ci abbracciamo cantando tipo etiliste Invincible, che anche se a me non piace come canzone è la canzone della nostra amicizia, e quindi sticazzi diventa bella.
Poi ve ne dirò un'altra, io circa un paio d'anni fa via technorati scoprii uno che mi linkava. Ché poi vi tengo d'occhio tutti, voi che mi linkate. Ché gli istrumenti del dimonio problogger li consulto tutti, io. Magari non aggiorno il blogroll ma io mi prendo il vostro feed e me lo spupazzo quotidianamente, che ci tengo a conoscere chi mi linka cosa scrive. Solo che mica vo da voi e vi commento alla cazzo, ché mi vergogno.
Cioè, dicevo, scoprii un figuro che mi linkava. L'anno dopo il figuro lo vidi anche alla pizza pre-Muse in ossa e maglione catarifrangente in quel di Milano, anche se non ci scambiai tante chiacchere, sebbene io non riesco ancora a scordarmi come rideva fuori quel bancomat là, di Lambrate.
Nel mese stesso feci di lui un uomo calendario. Ora, cazzarola, diciamo che siamo approdati verso lo sharing affettivo con il suddetto uomocalendario magnagatti.

[ché l'altra volta quando ve l'ho accennato dopo ci siam messi a discutere per un bel periodo. E insomma, discutiamo spesso se si va a guardare, mica è una affinità elettiva pucci pucci, siam due belle testine. Io con questo magnagatti mentre andava a Kinder ci ho discusso di brutto tre ore via sms e gli ho fatto anche sbagliare fermata del bus, visto che si discuteva da scritto. Porello, sì.]

E insomma, scoprire dopo mesi che il In realtà molto semplicemente voglio rimanere era in un concetto in cui te c'eri esattamente nel pieno del target, ecco. Boh. Mi intenerisco, tanto. Ancora di più. Sappiate che costui si è già beccato fiumi di byte e di inchiostro della mia grafomania, ma ora si ribecca anche qui che per me continua ad essere stata una fortuna che a Natale abbia cliccato sul link del Confuso e sia rimasto abbagliato dalla mia innata e piacevole verve letteraria (coff).
Peccato non si possa alzare e abbracciarmi come ha fatto una settimana fa.

[e ora, la prossima settimana si ridiscute, me lo sento. Tutta colpa del post, porta male. Toccatevi per scaramanzia, fatelo per me, da bravi su.]

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lunedì, 23 luglio 2007

elaborato da Franfiorini, 21:05 in franfiorinologia

Lo so, dovrei postare ma già dopodomani mi sposto al sud in lidi natii come tutti gli anni. Magari non riesco neppure a vedere il contatore arrivare a duecentomila.
Appuntamento in quel paesino pieno di vita e di stupratori nella pineta che è Marina di Montalto di Castro. Vo a cambiare aria, subire discorsi dalla nonna, osservare i vicini schiavizzati dalle mogli, a passare la vernice al cancello con la gente che passa e commenta il mio culo, cani che abbaiano, bimbi che piangono, zingari in giro, musica attempata dalle bancarelle tipo uotislovebebidontertmiohno e la torre della centrale bene in vista.
Detta così è triste, per me lo è, ma mi tocca.
Del resto, lo spirito di sacrificio di noi di medicina a Parma è notorio.
***
Ah, sì, poi mi sposto anche a Chianciano. L'anno scorso a passeggiare alle nove c'eravamo solo io e le zanzare. Mamma mia, se sopravvivo alle bottigliate sulle ovaie che mi darò così, per avere una attività rinvigorente rispetto a ciò che mi circonda ci sentiamo circa il 26 agosto. No, non ci ho la connettività, lo so, è triste, dovrò organizzarmi, ma volete mettere lo SNOBYSMO quando dirò che io, io sì, senza internet ci so stare?
***
[sto correndo a fare download di musica e promo estive degli operatori telefonici]
***
Ormai questo sglaps raduna tutti noi carampani dei Muse. Andiamo di chiavi di ricerca da matthew bellamy nudo (marò, ommamma, no, su), a matthew bellamy abita toscana (magar... ehm). Tutto ciò ha dell'inquietante ma è anche molto bello. La cosa che mi preoccupa è il quadruplicarsi della gente che cerca il titolo dello sglaps, in un crescendo sì da perdere la testa fino a Muse Fran.
Voglio anche io un posto dietro alle quinte, come Morgan.
***
Non sapevo se scrivere o no un post ma mi faceva tristezza non aggiornare.

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sabato, 21 luglio 2007

elaborato da Franfiorini, 18:17 in muselogia

Ora uno non è che sa molto come spiegare una cosa che è bella, che ce la hai qui in testa, che insomma, sai che c'è stata ma ti chiedi come fissarla al meglio e però magari scrivendola non è che la rendi come vuoi, ossia al meglio. Quindi non so, provi a scrivere le cose random, frasi su frasi e poi collegarle, conscia del casino che magari procurerai al lettore quando si leggerà il post. Le aspirine sono di là.

Al solito arrivo a fare i resoconti dopo che avranno postato porci e cani. Sì, vabbè, sticazzi. Andavo ad approcciarmi al concerto dei Muse numero cinque, il secondo dello stesso tour, insomma, boh, vedevi le altre setlist e temevi quasi di rimanerci male. Perché di due concerti, due, non hai beccato Assassin, e invece a Riga (a Riga, diobono) l'han suonata. Quindi boh e mah, temevi che non è che andavi lì e ci rimanevi un po' così. Poi ti chiedevi cosa cazzo fossero tutte quelle pippe, te che eri sopravvissuta all'impatto con Hysteria nell'Origin of Symmetry tour. Niente, neppure la calma durante Man of Mystery avrebbe potuto scalfirti. Nulla.

Il manifesto del concerto
Ché poi ci sono sempre delle costanti. Viene da ridere, suvvia. Le epopee per rientrare in treno coi ritardi che si attestano oltre l'ora, la Annina che prende le pizze la sera prima e si ascolta Starlight (qui, ad esempio, a dicembre), gli acuti in auto di Knights of Cydonia, io che ci arrivo sempre con l'intestino in panne ma questa è una maxi-costante della mia vita.

Io ci ho sto problema, l'avrete capito pure voi, che non è che mi piacciono i Muse (posso dire, che ne so, mi piacciono i REM, gli Interpol, gli Editors... compagnia cantante varia), è che per i Muse provo la più totale ammirazione a livelli di idolatria. Sì, beh, io da alcuni spezzoni di bootleg riesco a riconoscere il concerto. Lo so, quando succede con gli episodi del commissario Rex un po' me ne vergogno, per i Muse no, che gli voglio bene come a gente di famiglia suvvia. Ché poi per come porta i pantaloni Dom potremmo anche essere parenti (sia a Verona che a Wembley erano verde evidenziatore ET-telefono-casa-fluò).

Prima del concerto c'è la deejayset indie, così indie che credo che l'unica cosa riconoscibile al pubblico poteva essere The Prayer dei Bloc Party. Da lì, per ovviare la noia, l'idolo della serata (purtroppo la foto fa schifo, ma accontentatevi): un uomo che dal nulla (o persi l'incipit) arriva ad arringare la folla guidandone le ola (le ole?), mettendo su anche un'espressione schifata quando non la caricava a dovere e usciva un po' moscetta. Vedendolo poi uscire, alla fine, a torso ignudo (bella schiena, se leggi qui, complimenti) quasi volevo complimentarmi, ma poi mi sono ricordata che io sono timida e queste cose non le faccio.

Clima creato: meraviglioso. Cornice meravigliosa, entrare in Arena e vederla gremita (siamo entrati tardino, colpa del Magnagatti a cui abbiamo concesso anche di mangiare. Ma poi, diciamocelo, in realtà voglio solo farlo sentire in colpa: perché, scusate, uno prende i posti numerati ed è giusto che se la tiri fino in fondo) è un qualcosa di meraviglioso. Scusate, ripensandoci mi viene la proprietà lessicale di una velina, ché mi emoziono e non capisco più una fava. Potrei dire solo cose come bellissimo, meraviglioso, bello bello, e basta.
Certo, oddio, la platea aveva quelle assi di legno che ad ogni sollecitazione del salta-salta-salta (impossibile fare il pogo, c'era un minimo spazio sindacale per le gambe, e saltando siccome è in pendenza, la cavea, si va avanti) dava quell'effetto terremoto che inizialmente era strano, poi risultava puranche ganzo, diciamocelo. Noialtri (io, Thurs, Ari, il Magnagatti, Kap) si era in quindicesima fila. Non male, davvero.
Da lì arriva la Sere, e ci dice del suo spostamento in prima fila, indove c'era anche quella gnocca della Gaia Polloni, ossia la morosa del Bellamy, e pure quella di Howard. Che poi mi han detto che c'era anche la genitrice, del Bellamy, a distribuire pass per il backstage (rosico, inutile dire).

C'è da ringraziare Matt che appena finita Knights of Cydonia (cielo, comunque va bene che Dom non la regge alla fine, perché salta e si dimena sulla batteria, fateci caso, però KoC all'inizio secondo me perde) ha detto alla Security che ci potevamo alzare. Sarebbe stato un concerto difficilissimo da vivere incollati su un seggiolino rivestito da un cuscinetto similacrilico che è sì comodo per far sedere gli amanti dell'opera (mi sa che c'erano due statue, ai lati, della scenografia del Nabucco/Aida incerottate, se ben rammento) ma ci avrebbe cotto anche le emorroidi, diciamocelo. In quel momento ho stimato quell'omino piccino lì più di quanto già lo adori di solito.

Da notare alcune cose. Le metto a punti così facciamo prima.

- Bellamy da quando frequenta l'Italia è cambiato come presenza sul palco. Basti vedere sia le pantomime su Feeling good quando nel bridge prende in mano il megafono e poi lancia i coriandoli. Oppure quando si batte la mano sul petto per poi allargare il braccio su hold you in my arms. Non è un male, anche perché da pischelli incazzati son diventati professionisti della scena musicale, era solo una osservazione.
- Niente, non mi arrivano mai i palloni di Bliss (o chi ne fa le veci). Sob.
- Secondo me si sentiva malino la voce di Bellamy. Delle due l'uno: o il fonico era provato dal caldo o Bellamy è da mandare dal foniatra prima che perdiamo 'sto bene dell'umanità.
- Unintended non mi è mai piaciuta. Ma la versione di Verona, senza coretti con le vocine anglofone che miagolavano dietro, è bella assai. Oh, capiamoci, a me non piace per l'effetto carie che fa quando la senti cantare, ma lì per me era bellissima, boh, ma era la situazione.
- Di contro, più sento le vecchie canzoni e più noto come siano migliorati a suonare. E si sente anche confrontando le canzoni di questo album con la performance di Assago, eh.
- Due piccoli errori, ma debbo risentire il bootleg, ché vado a memoria: l'attacco di Bliss fatto di mezzo tono sotto e l'inizio di New Born che era così "dilatato" che Chris si è palesemente perso. Un insieme di piccoli errori, che però alla fine non si sentivano. La cosa che un po' mi dispiace è continuare a vedere Morgan in versione Cenerentola sempre più nascosto. Povero. Non so, boh.
- Da ascendette i voustshtri telfonini di Assago il grazie millsh Dom ci regala sempre bei momenti.
- L'utilità dei paninari che gridano BIRREEEEE, RAGAZZI BIRREEEE durante il concerto è nulla. Anzi, irritante. Avrei voluto avere un motorino in quel momento (si sente anche in uno dei video messi su youtube, oltre a sentire la mia voce che anticipava le canzoni alla prima nota di attacco prima che gli altri facessero il boato, ne vado orgogliona, sappiatelo) e usarli come rastrelliera lasciando il motore acceso.

Le terga (pure) di Bellamy
Tutto bello, gli abbracci, le mani protese verso un palco che era irraggiungibile, girarsi per Soldier's poem e vedere l'effetto lucine di telefonino, un insieme di cose e di emozioni che porca paletta, ecco... a me se avessero fatto Citizen Erased pure io non so come l'avrei presa, finiva che mi mettevo a piangere come un vitello, ché non pare ma ci ho la mia sensibilità eh.
Io però ho ancora negli occhi questa immagine di lato (debitrice a Sere). Matt spiaccicato sugli amplificatori, chitarra sulla testa, visto di terga. Boh, sarà stato l'effetto Stockholm Syndrome, sarà stato il caldo, sarà stato il pubblico dell'Arena, sarà stato che per una volta era vestito non in modo toltalmente becero (io, che avevo addosso la maglietta che dicevo qui e me ne sono accorta ora), sarà... cazzo ne so che sarà, ma io avevo gli occhi sbarrati e pensieri complessi riconducibili a sintagmi come arf  vedendomelo lì avanti. Io, che non è che ho mai avuto arrapamenti fisici per Bellamy. Ma boh, che cazzo ne so, lo ripeto. Saranno i miei ormoni ma ho sentito già diverse volte lo stesso commento da altre, che vi devo dire. Ci sta pienamente il son cose (arf).
Poi, mentre mi preoccupavo se quel gioiello lì di chitarra fosse rimasto offeso mentre l'aveva lanciata dietro le quinte (ma è stata una preoccupazione di quattro secondi) mi giro verso Ari e ci guardiamo. Con quelli sguardi che commentano tutto, carampanosamente.

Setlist :
(intro: dance of the knights - sergei prokofiev)
Knights of Cydonia
Map Of The Problematique
Hysteria
Supermassive Black Hole
Butterflies & Hurricanes
Hoodoo (video su youtube)
Apocalypse Please (video su youtube)
Feeling Good (video di Ari, su youtube)
Sunburn (video su youtube)
Invincible
Starlight
Man Of Mystery
Time Is Running Out
Bliss (extended version)

-encore-
Soldiers Poem (video su youtube)
Unintended (video su youtube)
New Born

-2nd encore-
Plug In Baby
Stockholm Syndrome
Take A Bow

L'intero bootleg, però in flac, è disponibile su muselive.com (vi registrate e lo potete scaricare, anche se io vi consiglio quello del concerto di Monaco).
Il set delle foto sul flickr (in probabile espansione).
Sicuramente al solito manca qualcosa, ora ad esempio aggiungerò delle immago al post o boh, vediamo.

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venerdì, 20 luglio 2007

elaborato da Franfiorini, 17:55 in avere ventanni

Lo so, latito. Me ne accorgo anche io. Ma che ne so, che ci posso fare, io dietro a questa scorza di cemento dentro sono tenerona. Io non ci posso far nulla se la persona di cui si diceva sotto (mmm, dovremmo iniziare coi soprannomi. Magnagatti, ok?) mi da un immediato feedback al post che scrivo e quel feedback come dire, vale più di un link scoperto su technorati e indicizzato anche in blogbabel per farti risalire la classifica, ecco.
[Oddio, io ho scoperto la sua esistenza guardando chi mi linkava su technorati. Ehm.]
E non è che scrivo cose tenerose solo perché lui prese a febbraio i biglietti in 15esima fila in Arena eh. No, no, son cose spontanee. Sennò avrei già dovuto ignorarlo visto che il concerto è finito. Però ecco, invecchiando si diventa teneroni, non quelli di casamodena.

Dicevo, ho incontrato un sacco di belle persone in giro, eh.
La gente che legge qui diciamo quindi che è bellabella e che questo sglaps attira belle persone, ne sono orgogliona e un po' credo (ossignore, sto per farmi un complimento) che sia un po' anche merito mio, via.
Facciamo che parto dal principio. Io ho conosciuto i genitori di quella che è la mia più grossa fan-amica-sostenitrice-ultra, ossia la Annina. Due persone meravigliose. E non lo dico perché leggono questo sglaps, ecco, ma perché sia mi son sentita a casa e un po' rimpiango di non esserci andata prima. Ché la mamma di Anna, la signora Francesca, che è, se mi ricordo bene, di maggio come me e con la stessa iniziale del cognome mio poi ci ha scattato anche questa foto, a me e ad Annina. E anche la signora scatta trecento foto come me quando è in giro. E ci davamo ragione, quindi. E il suo papà, il signor Gianni mi ha detto che io ci avrei la sensibilità e insomma un po' le carte da scrittrice, secondo lui. E l'abbiam detto dopo che si era lì, a parlare di tante cose e poi alla fine anche di Baricco, e si diceva che insomma, non è che serve la scuola da scrittori ma ci vogliono tante cose. Mi sa che son diventata rossa tipo la bandiera quella che si issa lì al mare quando ci sono i cavalloni.
E secondo me si è fortunati ad aver genitori in quel modo bello lì, lo dico.

Poi siamo arrivate a Verona. Io e questa donna qui, ossia la mia tesora.
Ricordo cose random, perché insomma, la notte prima non è che sia stata benissimo eh. Io che non ci ho sta gran salute. Quindi il giorno dopo mi sentivo la fotocopia di me stessa, di quelle fotocopie con gli annunci vendo/affitto con le frangette di carta staccabili per prendere il numero di telefono scotchate sul lampione. Ecco ricordo solo il caldo, la voglia d'acqua, il caldo, il sole, il cellulare che era un turbinio di sms e chiamate, la calura, la sete, l'Arena di Verona, io che seguivo queste terga e vari sprazzi così. Diciamo che volevo preservare l'intelletto pel concerto, ché poi mi son presa anche la maglietta del tour stavolta, proprio a crepi l'avarizia, signora mia.
Una small da uomo. La maglietta. Ed ero indecisa con quella che sembrava uno smashup tra Muse e Ferrari, ma alla fine ci ho quell'altra che poi fotograferò o ci andrò a quei raduni di blogger lì, che dopo ti lincan tutti come se fossi amico di tutti.
Io poi credo di aver collezionato una innumerevole serie di figure di merda, ma invero neppure me le ricordo tanto. So che ero stanca, e quando sono stanca il cervello va da se, io lo saluto con la manina, mi faccio un pisolino ma intanto il cervello sta lì e insomma si comporta come un bischeraccio che pare Benigni quando fece il monologo sulla patonza lì alla Carrà.

Io, che son passata allo sharing del mio scibile nozionistico da sapete che se ti trapiantano il rene non è che te lo sostituiscono e sì, perché esiste proprio il vino da celebrazione di messa.
Per capire come ero messa, eh.

Quindi non so come mi abbiano preso le belle persone che ho conosciuto quel pomeriggio/sera.
Ecco, per esempio, in ordine sparso: non so cosa abbiano pensato Barbara e Giacomo quando io allo Spizzico gli ho detto subito "li volete subito i biglietti?". Non so, magari mi han preso tipo persona spiccia, scazzata, ché io invece ero salita con la cosa di prendere i posti per mangiare e per ritrovare il mio zen interiore (simpatico modo per dire che ero stanca e almeno avrei tenuto il culo sulla sedia al climatizzato).
Poi io ci avevo da vedermi anche con lei. Ma mica ci siam ricordate.

In pratica la prima sconosciuta che ho veduto è stata lei, la Sere. Che mi ricordo benissimo in ipertensione e chiara confusione orgasmatica quando ci è venuta a cercare in platea e a dire che lei, ammanicata e raccomandata, aveva avuto i biglietti di prima fila, accanto alle morose dei due meno pesanti dei Muse. Ricordo anche la mia battutona: "se ti senti male e hai bisogno del medico chiedi solo di me, mi raccomando" consequenziale a quella di Annina: "ti vedo troppo agitata, vuoi che ci andiamo noi? facciamo scambio biglietti per il tuo bene".

Poi la Marlboro e moroso. Simpaticissimi. E per una cosa o per l'altra io e lei ci si vede sempre poco verso i concerti dei Muse. Complici le batterie dei cellulari sempre che van a troie. Quindi va a finire che 'sti MuseCamp son poco proficui, ché qui è tutto un corricorri, signora mia.
Ora finirà anche che mi son scordata di qualcuno.
Tipo, mica ce lo stavo mettendo che c'era pure il mio amico Kap.

Poi alla fine, dove c'era l'amica di Ari quella che ha scritto il libro con la frase lì di Citizen erased, mi pare, ho risposto solo un: "Cazzarola. Ehm, scusa, so che non è un commento da farsi ma ora mi viene in mente solo questo".
Poi abbiam visto anche la Nicole, che si è messa a parlare con l'Annina della Ca'Foscari, e ci aveva anche il cartello, ma al solito se non salutava lei col cavolo che me ne sarei accorta eh.
Io che pensavo lì tipo come quando Winnie the Pooh pensa al miele ma io pensavo a qualcosa da bere, che insomma ci avevo sete. Ché l'avevo detto alla componente maschile di cui sopra "uomo, vai a prendere da bere", ma mica ci era andato subito. Non son cose. E insomma, manco mi ricordo cosa le ho detto, alla Nicole. Quindi in caso di ingiurie le chiedo scusa, ma ero in panne io, ricordo solo che al parcheggio mentre gli altri adopravano i clacsons (e non il gruppo) io falsettavo Knights of Cydonia. Cosa che mi sa che se avessi tenuto giù il finestrino credo e immagino ci avrebbero fatto uscire per prime. Ma boh, son cose.
Poi parlo anche del concerto eh, in toni carampanosi.

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mercoledì, 18 luglio 2007

elaborato da Franfiorini, 20:23 in franfiorinologia

Davvero, come in oggetto. Volevo fare un resoconto pomposo del concerto, cosa che se ve lo leggete rosicate fino li gomiti (cit.)
Quindi capite ci vuole una certa enfasi, una certa salobalomabombastic, ecco. Cioè, quei cinquantasetteeuriecinquanta famoli fruttare bene, quella immagine di Bellamy di terga con la chitarra alzata innanzi agli amplificatori, rendiamola ormonale, cribbio.

Son cose.

Per di più devo raccontarvi tante cose, della bella gente che ho visto, delle persone conosciute bene e purtroppo meno bene per motivi di tempi ristretti. Quindi cazzo, sì che ci avrei da scrivere, ma ho un surplus di cose e alla fine uno mica lo sa bene che scrivere. Però quando scriverò, ecco, secondo me rimpiangerete adesso che non ho scritto ancora nulla.
Secondo me eh.

Poi boh, secondo voi magari è palloso. Però capitemi, io ci avrei ancora anche sonno.
Sì, magari uno ha pure davanti, quando si sveglia, la persona che ti pare più bella del mondo (e non perché non ci hai gli occhiali addosso) e quindi va a finire che magari stai pure troppo sveglia o che ti vuoi svegliare più spesso per rivederla, la persona.
(La persona, che legge lo sglaps, e che voi adesso prontamente con la manina salutate)
Ecco, vah. Son cose, sì. Ok, domani scrivo eh. Credo.

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sabato, 14 luglio 2007

elaborato da Franfiorini, 14:50 in historia frannica

C'era sta frase che poi la si può più relazionare a Gramsci che a Leopardi. Cioè, se non erro l'ha perlomeno codificata il primo mentre si girava i pollici nelle prigioni fasciste. Ma sapete com'è, io ho fatto il liceo in un posto dove già votare per AN poteva essere considerato un passepartout per il bolscevismo. Però cioè, tornava e ritornava. Dovrei scendere e riguardare nel mio libro di letteratura, a che pagina la scrissi, ché io scrivevo sui bordi delle pagine, in picometri. Ora al confronto scrivo in caratteri cubitali, ma sapete com'è. No, non lo sapete. Beh, ecco, sono anche la sagra della tendinite, quindi non posso rovinarmi questi due strumenti di precisioni con le quali sto zapp... ehm, digitando questo post. C'ho da salvare Vite Umane da grande, io.

Dicevo, a me Leopardi mica mi piaceva punto. Troppo triste. Altro che romantico, lì si trattava di pestellarsi le ballette tipo il carpaccio di oggi che ci hanno insegnato a cucinare a Gusto dopo l'insalata di ieri. Era angosciante, deprimente, scassacazzi e poteva uscire e andarcisi a infrat... ehm, a fare una passeggiata dietro alla siepe che da tanta parte dell'orizzonte il guardo esclude. O poteva trovarsi una rumena su meetic. Ah, non c'era meetic? Sì, ma lui aveva i soldi, sai quante si sarebbero volentieri spacciate per rumene con lui, altro che sta gigantesca sega (credononsolo)mentale su Silvia, che mai l'ha saputo. Su, i tredicianni passano, perdio, cresci. Potevo sopportarlo io? No.

Mi ricordo il mio orale alla maturità come il più grande approfondimento culturale mai esistito e come il momento meno accademico che si sia visto. Ero la prima di tutto il liceo, avevo in pratica il pubblico tipo una sfida tra Federer e Nadal. Appena sconfinammo nel lato letterario tirai fuori la mia cultura ostentandola come un matador fa con la muleta [sì, è il drappo rosso che adopra il torero innanzi alla bestiola rabbiosa di cui ho il segno zodiacale. Ah, sto ostentando cultura anche ora? Ops.], una cosa a tratti fastidiosa ma fu un breve momento di celolunghismo tra me e le prof, poi con quella di filosofia facevamo apposta via. Siamo partite da Nietzsche, Schopenhauer, Eraclito, Freud, Adorno e Goethe. Collegati tra loro eh, mica a casaccio. Ci mancava mi chiedessero solo la formazione dell'Inter del sessantanove. Me lo sentivo, da un momento all'altro che poteva toccarmi anche quella. Io, che avevo portato come argomento di tesina "La sessualità nel Decadentismo" e avevo parlato per mezz'ora con dettami tecnici e linguaggio (che non mi contraddistingueva) per nulla diretto (neppure un termine come trombare, scotere il susino, fottere. Cielo, quando mi ci metto sembro una donna a modo) di paralleli tra Gide, Wilde, Schnitlzer e D'Annunzio. Io, io così potevo stimare Leopardi secondo voi?
Ah, sì. Io alla maturità la parte letteraria non l'avevo minimamente studiata eh. Mica so come è fatto il Paradiso, so solo l'ultimo canto e quello in mezzo, su papa Giovanni XXI (ma solo perché lo conoscevo per Benigni e per motivi di lavoro).

Poi arrivò quello di storia dell'Arte, stimatissimo da tutti, difatti lo chiamavamo Bavetta e lo sfottevamo mettendoci due pezzetti di fazzoletto di carta agli angoli della bocca per mimare la sua ipersalivazione mentre spiegava... e sì, lo facevamo mentre lui spiegava, ma non se ne accorgeva, lui che era così, un po' la versione meno sveglia e meno piacente di Schichi l'imprenditore. Talmente stimato che mi chiese di spiegargli a memoria tutto il ciclo di affreschi della Sezession di Klimt. Io lo guardai e gli chiesi se fosse la domanda per centomila euro. Ilarità generale e lui che la prende malissimo. Ma pazienza, a volte quando sbrocco non mi tengo più, e fui l'unica sottoposta a due ore e mezza di interrogazione.

Ma poi cioè, mi allontano dal cardine del post. Tanto ci avete giorni per leggerlo. Il punto è che quando faccio le cose io ci credo poco (pessimismo della ragione) ma continuo a sperarci tanto (ottimismo della volontà). Sembra strano, sembra una contraddizione, ma di default un po' ci penso sempre che le cose tentano di andare in vacca.
Come diceva il prof di Fisica di CTF "Tutto il mondo volge all'entropia, ditelo a vostra madre quando si lamenta del disordine in casa vostra".
Quando faccio, o quando vivo le cose ho sempre quella piccola parte di cervello che mi fa ragionare, su quelle cose lì che capitano. E purtroppo il cervello non ragiona verso l'ottimismo. Poi c'hai quella cosa che boh, come la chiamamiamo? Istinto di sopravvivenza? Sì, aggiudicato. Hai l'istinto di sopravvivenza che dopo che ti sei fatto le gonadi a julienne decidi che insomma, sarebbe anche ora che qualcosa si incanalasse per il giusto flusso e che seguisse un po' gli argini per cazzi suoi.

Perché diciamolo. Diceva House in uno degli episodi che insomma, se vai da un dermatologo ti troverà problemi di pelle. Del resto poi studiando scopri che problemi cardiaci e renali sono connessi, forse. Perché, può darsi, a volte, probabilmente, si riscontra nelle popolazioni dei paesini rurali dell'inghilterra che se il rene sbrocca poi in là con gli anni il tuo cuore non fa più Bum-Bum. Quindi in quel caso è normale che il nefrologo vedrà la sua come materia preponderante su tutto. Uhm, ma io sono per medicina interna perché è una summa di tutto e continuo ad essere uno zibaldone umano o perché sono masochista?
Ma così, la statistica biologica è alla cazzo, e forse è per quello che affascina. A più B non è sempre uguale a C ma può essere xCyz.

Ma quindi, perché ieri ho detto al prof Idolo: "Gli esami? Mah, io conto di finirli per settembre." sebbene sappia sicuramente che neppure un miracolo consentirà ciò?

[ossequi riverendissimi al prof, spolveriamo gli stetoscopi a vossia...]

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venerdì, 13 luglio 2007

elaborato da Franfiorini, 00:30 in muselogia

Bellamy: Roskilde festivalMadonna, era circa settembre 2003. Mi frequentava un ragazzo di una provincia lombarda, ma a me non fregava un cazzo frequentare lui. E mi sentii dire per una ventina di giorni prima del mio "vedi di non rompermi più i coglioni" ma detto in modo molto più aulico [di quel tipo noi non siamo compatibili, su, lo sapete dai] che io ero fredda. Ti credo, era più impellente per me capire se odiassi o meno Ruled by secrecy. Un po' la storia della mia vita amorosa, la monolateralità. Vi dirò, quando c'è una comunanza di sentimenti non mi sembra vero.

Dicevo, era il 2003, io entravo a medicina e usciva Absolution. Non so Absolution, mah, insomma, appena uscito ci rimasi un po' così. Poi ero in periodo... sai quel periodo dove tanto ascolteresti anche i rutti? Quello. Quindi me lo misi ad ascoltare. Bizzarro come l'album più album dei Muse, come concetto generale non come raccolta di canzoni, io ci abbia messo qualcosa come tre anni a digerirlo globalmente. Origin of Symmetry rimane l'opera Omnia dei Muse, nulla cambierà mai la mia idea, neppure un venturo capolavoro dell'oramai comasco frontman. Dicevo, sì, insomma, c'è una cosa di Absolution che non aborro: l'aver azzeccato il primo singolo. Beh, il primo pubblicato tangibilmente... il primo-primo fu in versione solo digitale Stockholm Syndrome. L'altro sarebbe Time is Running out.
Diciamocelo, su, via. Time is running out è un gran pezzo. Quell'inizio così, di basso. Quella linea ritmica tanto somigliante al tic-toc (rintocco?) di un orologio, che, se vedete il dvd di Absolution, è stata fatta schioccando le dita e battendo le mani in uno stanzino, al rustico, in quattro (i Muse e Tom Kirk). Un po' come la intro all'album, fatta zompettando e marciando nello stesso stanzino [vedere saltare quel mucchietto d'ossa di Bellamy è piuttosto ilare, riguardatevelo].
Del resto, se voi ci fate caso (occhio, dovete spararvela in cuffia un po' alta e la sentite) potete sentire anche nella seconda strofa (occhio, la percussione è contemporanea alla batteria) il suono di un legno percosso. Non ci crederete, è una ruota di carro, e anche molto vecchia, trovata durante una delle passeggiate di Matt e Dom durante le registrazioni di Absolution (credo ai Miraval studios).

Dunque, la genesi della canzone fu molto contrastata. Nel senso, prima di avere questa versione definitiva, colonna sonora anche di uno spot Lancia, ne vennero fatte a iosa. Purtroppo però non se ne hanno in giro, come invece si ebbe per Sunburn o Plug in Baby. O perlomeno non le ho io, cosa vi devo dire. La canzone, beh, dal lato tematica... Non so quanto ci sia da spiegare in un concetto applicabile un po' a qualsiasi cosa, da un rapporto amoroso al tempo che finisce in un esame universitario chessò. Time is running out focalizza tutto il senso di frustrazione, di impotenza, di rodimento, di cercare di trattenere tutto con i denti e con le unghie, di voler risolvere, soffocare, di volersi aggrappare a qualcosa che vedi che sta finendo. E ti rode che stia finendo, non vuoi che si debba concludere. E stai lì, con questo senso, questa emozione, questa serie di sentimenti che ti fanno accorgere che tutta la tua forza, tutta la tua determinazione, non bastano di fronte a una cosa che si alimenta da sola, e sta creando combustibile per se stessa proprio per fuggire via. In modo definitivo.
How did it come to this?

Poi magari non accade, però intanto hai provato tutta la pappardella sopra. Mmm, sì, una sega mentale forse, è riconducibile ad essa, già.
Matt: “Questa canzone è una specie di motivo generale che si può usare in qualsiasi situazione, qualsiasi rapporto o relazione. Ho cercato di scrivere delle canzoni illimitate, che potessero andar bene per diverse situazioni. Time Is Running Out parla della sensazione di essere manipolati da qualcuno o qualcosa e di come si cerca di rompere questa sorta di gabbia, prigionia, dipendenza, o qualcosa del genere. Per questa canzone abbiamo usato un piano elettrico degli anni ‘70, lo stesso che gli U2 avevano usato per ‘New Year’s Day’. Abbiamo registrato il suono del piano in modo acustico aggiungendo in seguito degli effetti”.

Le prime copie di Absolution contengono nel booklet un errore: infatti è riportato il testo in modo errato rispetto al dovuto [Now that you know I'm trapped, since ovulation/ You'd never dream of breaking this fixation/ You will be the death of me/Yeah you will be the death of me].
Al solito metto un po' di versioni a disposizione. Molto belle, ma su tutte preferisco quella live all'Eden Project, con una intro fatta col Kaoss Pad e basso piuttosto notevole.


Ciapa là, i The Feeling fecero, nella stessa trasmissione-sempre-sia-lodata di BBC1 (live lounge) la cover acustica di TIRO. Vi assicuro con risultati forse migliori degli esecutori originali, ma con qualche differenza nel testo. Ve la metto a disposizione:


Il video è uno dei più ganzi. Anche perché i video dei Muse non è che siano esaltantissimi, a volte. Inserito dalla rivista Kerrang come uno dei cento video rock più belli è basato sul soggetto del Dottor Stranamore di Kubrick. Diciamo un incrocio tra l'opera di Kubrick e Around the world dei Daft Punk. Durante il video i Muse si trovano al centro del tavolo per cantare come se fosse una normale session. Solo che, sappiatelo, hanno dovuto cantare a velocità doppia per far ballare i ballerini al tempo giusto.
Ne esiste una versione alternativa, disponibile su microcuts.net, girata da Tom Kirk e denominata US cut.


In calce: io a Verona ci sono. Oddio, spesso ci faccio anche, ma quella è un'altra storia. Sono quella alta e con i capelli rossi. Di norma mi vesto anche con colori che danno noia alla retina. Sono in platea in 15esima fila, e sì, sono quella alta coi capelli rossi. Già devo cercare di ricordarmi di salutare tot gente, veniamoci incontro e tentiamo di capirci che non mi dovete vendere niente (non è un bel periodo, non capto subitissimo le cose) e vi rivolgerete a me con frasi lineari che prevedono nome, nick, e complimenti per la trasmissione, in caso. Di più non so se capto, rivolgetevi in caso al primo cane guida vicino.
Boh, che altro dovevo dire? Magari farò un update.

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giovedì, 12 luglio 2007

elaborato da Franfiorini, 14:30 in franfiorinologia

Credo che qualora gli amici genetisti scoprano che ci si tramanda questo mood melanconico [i.e. tendenze depressive] grazie a un recettoresalcazzi della serotoninacazzoneso la mia famiglia verrà accuratamente studiata e presa come caso clinico.

Ma mentre che ne so, mio padre incolpa tutti perché il mondo cell'ha con lui, mia nonna pensa che il Fato si accanisca su di lei io faccio prima: ho l'indole del kamikaze, do la colpa a me e bypasso il tutto.
E non pensate che la viva male, cioè, ormai la vivo così da anni e quindi credo sia l'unico modo. Si vive bene, e si cerca spasmodicamente però di cercare di far vivere bene anche la fauna che ci circonda.
Esempio. Ho un problema detto A. Mi faccio scappare il problema detto A con una persona a cui voglio bene. Io considero il problema A una cosa mia, che forse anche giustamente dovrò affrontare e qualsiasi grossa ripercussione avrà non dico che ormai ci sguazzo, ma siam lì. La persona reagisce un po' mmm, come dire, mostrando troppa empatia. Ciò comporta che:
a) mi sento in colpa, dovevo tenermelo per me, ora siamo in due a star così, a impastare il guano.
b) ora per dirlo agli altri dovrò sfumare i contorni e pensare bene a qualsivoglia parola, soppesarla, e non fare come al solito del pensare di dire la cosa come per me è normale [del tipo: un operazione chirurgica e pagare una bolletta han due pesi diversi magari per gli altri, per me insomma]
c) cercare di far capire alla persona che tanto boh, manco so io cosa fare.

In tutto questo oserei dire che non è per me un periodo particolarmente esaltante. Mi sto battendo affinché il condizionatore mi si consenta di metterlo sotto la finestra del soggiorno. Sarebbe la prima soddisfazione personale del periodo. Periodo in cui se dormo tre ore per notte mi commuovo, diciamolo. Son cose.

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mercoledì, 11 luglio 2007

elaborato da Franfiorini, 13:43 in fran s corner

Ora, sì, andiamo avanti di luoghi comuni: Firenze è bella ma non ci vivrei, al nord noi qui si lavora e al sud non hanno voglia di lavorare, eh ma non ci sono più le mezze stagioni, qua era tutta campagna una volta e anche la gatta al lardo che ci lasciava lo zampino.
Per Amato picchiare le donne è tradizione Siculo-Pakistana.
Poi spiegatemi perché siculo e perché pakistana. Apparte che dalle mie parti invece le donne suolgono picchiare gli uomini con arnesi per fare la sfoglia qualora i mariti si comportino male, ma non è detto che io in seguito lo farò per tradizione con la mia controparte. Cioè, ora per dire un concetto come non si picchia la donna, perché non è bello mi parti con un pipponzio che offende diciamo (considerando flussi migratori e imparentamenti) la metà degli italiani.
Ma che ministri abbiamo? Mmm, ora li ho presente... Mast... Fioro... ehm, sì, già, è normale.
In pratica è come quando diciamo "eh, anni fa non si affittava ai meridionali e ora non si affitta agli extracomunitari" scordandoci invece come la torta di riso per gli studenti non sussista mai, in pratica. Vi assicuro, alcuni extracomunitari che conosco hanno dimore migliori di alcuni miei compagni di corso che hanno delle foreste di muffa in stanza dove ci si può vedere padrepio, madonna che canta hungup, angeli e santi.
***
Approposito di muffe, muschi e licheni: doveva proprio dircelo un articolo riportato dalla Bild sul Corriere (la Bild, un po' Libero tedesco, vah) che le aree di servizio italiane fanno schifo?
Noi, che affamati arriviamo all'Autogrill e ci deprimiamo col Fattoria col prosciutto rinsecchito. Noi, che bisognosi di quel bisogno che non è che guarda in faccia a nessuno che ci farebbe far distinzione tra un cespuglio e una paratia che invece scendiamo le scalette per andare al cesso e quel pungente afrore di orina di blocca un po' tutti gli stimoli e insomma, siamo lì a dover dire psssst per poter ehm ecco diciamo cambiare l'acqua.
Noi, che abbiamo gli autogrill più fantasiosamente imbucati in aree di sosta di 40mq cosa che momenti casa mia è più grande, dove fuori non c'è neppure posto per mettere in sosta l'auto.
Io mi ricordo che in Germania e in Francia non è così. Una volta, in Germania, col mio solito vizio di girare senza mappe e di essere sicura di orientarmi ovunque (beh, è vero) mi feci spiegare in inglese la strada da un commesso in stazionediservizio che tirò fuori la mappa per spiegarmelo. O in Francia. Cavolo, c'era anche il distributore automatico che ti dava la zuppa di verdure. Sob. Son cose.

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lunedì, 09 luglio 2007

elaborato da Franfiorini, 18:49 in un jour en france

*dopo voglio vedere le chiavi di ricerca, poi.

Lido
Dunque, di Schmap già se ne parlò qui.
Ora è sortito fuori che anche la mia foto del noto locale Lido (quello con le ballerine tope, sì), è finita sulla Schmap di Parigi. Potete trovare qui dove è stata inclusa la fotina a lato. Eh, e io che temevo di aver fotografato poca roba lì. Invero 'sta foto la scattai in fretta e furia, e ne ho anche una seconda, che forse faceva un po' più sch... ehm, meno buona impressione ecco.

Al Lido non ho no grandi ricordi [sono l'unica turista che, credo, non abbia mai messo piede ai campi elisi dopo le 21. Ricordo solo nel '93 che io tenevo la mano del mio papà e s'andò a vedere verso le 20 il monumento all'arco di Trionfo. Faceva freddo ed era buio. In realtà ricordo bene solo io che guardavo mio padre e il tunnel del passaggio pedonale, costellato di scritte], invece una volta avendo preso l'hotel a Pigalle notavo orde di turisti italiani [fateci caso, gli italiani all'estero urlano e scandiscono le parole. Riconoscibilissimi] scendere al metro di Pigalle per poi dire "UE LE RAGAZZE DEL MULEN RUSGE CI ASPETTANO".
Bellissime scene, che in quei momenti ti fanno ingoiare la guida verde Touring e parlare esperanto.
Ma dicevo, tra Lido e Moulin Rouge non è che ci sia gran differenza di prezzo. Di suggestione forse sì, ma di prezzo no: siamo sui 120-150 euro a serata. Sarà per quello che non m'ha mai attirato? Mah.

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domenica, 08 luglio 2007

elaborato da Franfiorini, 17:01 in muselogia

Suvvia, ormai ci manca una settimanella.
Ci si sta organizzando anche per vederci suppergiù in quel di Verona. Mmm, suppergiù. Io mica so ancora quando ci sono (so solo che treno prendere al ritorno, il giorno dopo.

 
Ma bando alle ciance, siamo in dirittura d'arrivo e non abbiamo fatto grandi post sulle tracce di Absolution che rimangono ancora in scaletta. Iniziamo da qualcosa vah.

Hysteria è presente in qualsiasi scaletta dei Muse dai tardi tempi del tour di OOS, all'incirca nel Rock am Ring del 2002 (quando la sentii, lì, non è che reagii benissimo, lo ammetto. Avevo uno sguardo che sottointendeva "echeèorastacagatasimilpop?")
All’inizio il presunto titolo di questa canzone, suonata durante il tour estivo del 2002, doveva essere, a detta dei fans “I want you now”, ma non ci fu mai una conferma o smentita ufficiale. La canzone parla di qualcosa dentro che ci tormenta e non ci lascia in pace, e rinnova continuamente il desiderio di qualcosa o meglio qualcuno che non si può avere (I want you now.. I’m breaking out.. feeling my faith erode) e questo sentimento distruttivo porta alla disperazione totale, alla sconfitta interiore(I feel my heart implode).

Matt: “Hysteria... ehm.. (riflette per qualche minuto).. si, il coro sarebbe perfetto per una canzone degli Abba (ridono tutti e tre).”
Chris: “No.. insomma, credo che si possa definirla come un incrocio fra pop, heavy e rock, non credete?"
[no, non crediamo]
Il video era di un idea semplicemente efficace: uno che da fuori di brocca ripensando alla tipa in una camera d'hotel. Non sono presenti i Muse, però, nel video. Ma potete vedere il making of qui.


Come b-side di Hysteria, nel singolo era presente Eternally Missed. Graziosa cover suonata dal vivo solo poche volte. Originariamente venne chiamata Rusty one da un commento che fece Bellamy al Rock Oz'Arènes 2002,  "Cheers, cheers... bit rusty that one", poco dopo averla suonata. Stilisticamente rassomiglia più a una traccia di BH&R, con ampio uso di sintetizzatori e cori di sottofondo registrati (e sospirati, diciamolo).
E come canzone da pucci-pucci è ad esempio meno peggio di quell'aberrazione presente su Absolution chiamata Endessly.

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sabato, 07 luglio 2007

elaborato da Franfiorini, 20:45 in franfiorinologia

Te vieni a sapere di un congresso, che insomma sto congresso ti piace tanto e già ci sei stata a uno che si teneva negli anni passati e lo sai circa, mah, a metà maggio. Poi dici, oh, che bello, il termine di registrazione è a luglio, ora ci mando il modul...
Dove lo mando il modulo?
Oh, guarda, siccome c'è scritto che gli studenti di medicina del locale ateneo non pagano devi mandare l'adesione entro il dieci magg.... ehm, il dieci maggio? Coff. Sia mai che 'sto termine sia esteso, in fin dei conti siamo in italia, pizza-mandolino-spaghetti. Mandiamo una mail.
***
Ho scoperto che ho accettato un lavoro di cui non ho conoscenza di cosa va fatto, che quest'anno (ahaha) il capo sarei anche io (lol) e non solo: mica lavoro sola, ho anche due persone alle mie dipendenze.
E sebbene non conosca il lavoro devo coordinare tutto. Ah, e saprò meglio qualcosa, di dove devo prenotare una branda e simili, solo a inizio settembre. Amo l'improvvisazione, eh.. certo, proprio.
Ho delle crisi di riso, perché in tutto questo io sarò in Germania e sotto di me ci sono un polacco e una svedese. Sembra una barzelletta, aiuto.
***
Però mi han dato l'anticipo e ne ho speso una parte in un vestito, ché sennò anche a volte mi servono vestiti per infighirmi quando lavoro e non li ho. Non è colpa mia, vogliono che somigli a una donna. Magari è colpa mia che questo vestito sia abbastanza corto e di modalità vedo-e-forse-vedo-ancora.
Ah, ma ho trovato anche le infradito, giorni fa.
***
Il mio medico è pazzo. Quale dei tanti? Quello semicrucco. Dio quanto è scemo.

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venerdì, 06 luglio 2007

elaborato da Franfiorini, 15:40 in franfiorinologia

Sede banca titolare di un conto chiamato Revolution, piazza Garibaldi, Parma.

Cassiere: "buongiorno"
Fran: "salve, gentilmente dovrei cambiare questo assegno"
Cassiere: "..."
Fran: "..."
Cassiere: [rigirando tra le dita un assegno di 4 euro] "un cifrone eh..."
Fran: "Già, esco da qui ricca..."
Cassiere: "..."
Fran: "..."
Cassiere: "Che poi non capisco perché li facciano di 4 euro..."
Fran: "lo dice a me? io mi son mossa da casa per 4 euro, pensa sia felice? almeno lei resta qui seduto..."

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giovedì, 05 luglio 2007

elaborato da Franfiorini, 16:16 in avere ventanni

[perché uno deve tenere due broswers a disposizione: a volte splinder non ti fa postare con uno dei due]

Dicevo, lo scalone... altro che a 65 anni.
Lo scalone, il K2, il Passo Sella ce l'hai a vent'anni, cazzo.
Vi spiego: io sono innamorata della mia facoltà. Innamorata autolesionista, visto che per amore della mia facoltà sto sopportando un po' tutto. Dai professori, al non andare a cazzeggiare, all'aver perso vista e capelli in mezzo ai libri, a pagare 100 euro di libri la volta, a svegliarmi presto per le lezioni da seguire e presenziare, al tenere il culo fermo su una materia per due mesi, quando tutto è veloce.
Quando ci vediamo lì, al plesso, a dare esami ormai tutti sbottiamo, tra l'incazzato e il rassegnato. Ché è vero, abbiamo quell'età variabile tra i 24 e i 28 anni e lambiremo o supereremo i 30 per laurearci in una delle quattro lauree rimaste a ciclo unico. Che bello che era, signora mia, il ciclo unico. Noialtri mica abbiamo il piano di studi neppure. O quell'esame o quell'esame. Blocchi, propedeuticità, conta dei crediti alla cazzo, corsi opzionali obbligatori, tirocini professionalizzanti. Tutto ciò è meraviglioso, e ti porta in un tale stato di frustrazione che o ti viene voglia di scrivere un blog, o di ubriacarti, o di farti saltare in aria a Londra, o di far pagare a tutti 200 euro a visita una volta laureato. O anche tutte le cose assieme.
Ché io mi laureo magari a 30 anni. Prenderò 800 euro lorde da specializzando (occhio allo sciopero che fanno ora, la situazione è paradossale) a cui dovrò sottrarre tasse universitarie, polizza, iscrizione all'ordine (ne rimangono 300?). In pratica quasi meno di adesso, che non ho un lavoro stabile, ne cerco uno ultraflessibile, precario e a termine e non lo trovo.
Non ditemi che ci sono. O non mi vogliono a me o è una cazzata che esistono molti più lavori a termine.

Una fava.
Mi sono accorta che ho la data di scadenza. Nah, sciocchi, non parlo del contatore biologico, mica sono così donna. Mi sono accorta che in tutti gli annunci di lavoro c'è la consueta apposizione:
massimo 25 anni.
Ho 24 anni e due mesi. Ho solo 10 mesi ancora di probabilità di essere scelta, poi probabilmente la caducità dei denti e dei capelli sarà un mio elemento distintivo, soffrirò di artrite e di aterosclerosi galoppante.
Mi spieghi perché non vuoi un oltreventicinquenne? Perché pensi che si sia laureato o se non è laureato è tardi per fare qualsiasi di lavoro perché stagionato per il mercato del lavoro? Ovvìa, spiegatemelo.
E non capisco anche perché magari ultimamente, negli ultimi due anni, guardandomi nel curriculum, facevano strane facce.

Io, io che nel curriculum potrei mettere anche ho corso alcuni metri al parco col capo dei Ris.
Sì, perché di contro c'è un'altra cosa. A volte, finora, mi han guardato, puntineggiando nella loro mente dicendo, "beh, per il lavoro per cui si candida ha anche troppa esperienza".
Ma cazzo, dammi 'sto lavoro, chettefrega.
E non dirmi che no, io non posso fare tanto perché ho una facoltà impegnativa. Sì, lo so anche io che è impegnativa, siamo in due. Ma io sono abituata a lavorare dalle 6 di mattina, volendo. A ottobre, alle 7 e 45 di mattina ero di fronte all'Opera di Parigi a capire checcazzo si dovesse fare di un lavoro che non avevo mai fatto, con gente che non conoscevo, che non parlava la mia lingua madre, che però mi aveva scelto guardando curriculum e attitudini. E pagato più di sei euro all'ora. E pagato non in nero. E rimborsato la ritenuta d'acconto/iva/salcazzi.
Poi dopo si lamentano se ci si incattivisce a far pagare le parcelle. Mamma mia. Più passa il tempo e più credo che il primo paziente che mi chiederà lo sconto gli farò le fatture a morte. Ssst, lo so che son superstizioni, mamagari ci casca e io gli vendo i sacchetti di sale del mar morto, che per quelle stronzate, invece, ci spendono.

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