lunedì, 31 dicembre 2007

elaborato da Franfiorini, 20:53 in canzoni e musica

 
[*] You came on your own,
And that's how you'll leave,
With hope in your hands,
And air to breathe,
You'll lose everything,
But in the end,
Still my broken limbs,
Will find time to mend.

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domenica, 30 dicembre 2007

elaborato da Franfiorini, 23:32 in franfiorinologia

Quando lo dissi il primo anno di medicina, alla Manu, mi stava menando. La Manu, che ci aveva come idoli Biagio e Samuele. Lo dissi, nei primi post, che la portai lì a vedere Bersani e mi ci intrattenni pure, io, a parlare. E lei lì invece, tra il malva e il bordeaux. Come se a me mi portassero di fronte a Matthew Bellamy. Mica gli direi nulla, a sto punto ho deciso che lo saluterei prendendolo tipo la direzionelamecca per un musulmano e mi inginocchierei lì. Figura di merda per figura di merda, almeno rimarrebbe impressa anche quella.

Finisce sempre così che alle cose a cui tieni: tutto in vacca, tutto assieme. Uno ci dovrebbe avere lo scazzus maximus per farsi andare tutto bene nella vita. Avere quella atarassia tipo Nerone che faceva pling plong mentre vedeva Roma bruciare.
Ma Nerone, vedete, ad esempio non è un bell'esempio. Perché tutti ce lo ricordiamo tipo piccolo Grisù ma per esempio ci sfugge che uccise Poppea con un calcio mentr'ella era incinta.
Quindi Nerone non è che era solo folle e con istinti piromani. Era anche violento. Però ci aveva il potere.
Non so perché mi viene da dire piove sempre sul bagnato, e poi susseguentemente non può piovere per sempre.

[io essudo cultura come il pavimento dei Cappuccini di Palermo trasuda altro. Ti ricordi, Massimo?]

Dicono che ci sia un equilibrio nelle cose. Certo che ci sfugge di giorno in giorno. Parlavamo di questo ieri l'altro in chat con una dolce coetanea che mi legge. E poi stranamente, quando ho gli altri giù mi faccio in quattro e consolo gli altri. Poi se sono giù io mi sa che mi consola solo sor Bacardi, perché non so... vedete (ciao mamma) ad esempio in questi giorni che sono da sola sto ritrovando, anche se ho momenti di down assurdo, una specie di conservazione della dignità e non mi butto giù più di tanto anche se mi sento malissimo. Era per questo che io, a inizi novembre vi dissi (ricordate?) che volevo andarmene via per cazzi miei e saluti a tutti. Perché non l'ho fatto? Si sarebbero risolte tante cose, si sarebbero.
So solo che più in basso di così è difficile andare. Credo che se continuo a scavare mi ritrovo agli antipodi (cosa c'è agli antipodi di Parma? col culo che ho come minimo siamo in pieno oceano Pacifico e vi ricordo che non so nuotare. Minimo ci sarà la fossa delle Marianne.)

[fanculo, anche Biagio canta: noooo, non pensarci di più, e non illuderti mai, che le cose non ritornano più bla bla bla. Fottiti, interista del menga. Perché non lo strozzai decenni fa mentre suonava sottocasa?]

Diciamo che questo post non ha né capo né coda, ma ci piacciono così.

Quest'anno già dallo scudetto dell'Inter possiamo ricordare come annata di sfiga. Un po' come quell'89 che fu prodromo di anni poi di guano dove conobbi più ospedali che altro.
Una volta dissero a mia madre: "'sta figlia è già adulta". Avevo 4 anni.
Io mi sento eccessivamente grande in alcuni momenti. Sarà l'essere cresciuta in un ambiente di adulti. Sarà l'essersi fottuti l'adolescenza con problemi più grossi dell'età. Sarà perché non ho mai avuto possibilità di pensare ma solo di agire.

Uno dei miei amici, che porta il mio stesso nome, mi ha detto: "sei una donna fantastica capace di amare in maniera sincera, pura e pulita. E anche se questo ti farà spesso soffrire, sappi che per me è una dote
invidiabile e che pochi hanno."
Anche questa la trovo una invidiabile inculata.
Sarà positivo per il mondo perché se lo trasporto, come ha detto il mio prof/Mentore, sulla mia futura attività credo che la Sanità ne gioverà. Per me però sarà negativo. Soffro le delusioni, e ho la sindrome da superattack: penso che si possa aggiustare tutto, sono disposta ad aggiustare tutto, ma il mondo è così imperfetto e poi purtroppo ci sono anche gli altri con le loro idee.
Da una parte è bello aver toccato il fondo. Capisci che lo stare a letto a fissare il vuoto non è così inutile. Il problema è pensare. Ma stanotte pensavo profondamente a Citizen Erased. Erase all the memories, they'll only bring us pain. Il problema è che io, passando il tempo, ricordo meglio le cose. E le cose che ricordo, se pur belle se infisse in quell'attimo, provocano un male quasi a sentirti bruciare sotto la pelle.
Non so che dire. Credo che qualche volta si sopporti di essere destinati a soffrire. Altre volte gira i coglioni sentirsi inchiodare alla croce. Altre si aspetta il momento in cui ti spezzino le gambe per poi poter rantolare e piangere a terra.

Il problema è che l'unica cosa di nuovo e certo che porterà il 2008 saranno le Olimpiadi in un paese dove la gente viene ancora trattata come bestie. Pensa che culo, 'sto 2008, quindi, di premessa.

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sabato, 29 dicembre 2007

elaborato da Franfiorini, 21:34 in fran s corner

Io 'sti festeggiamenti obbligati li odio.
Poi è uno stress. Dai, lo so che vi ci avvicinate come una visita dal proctologo. Anche perché il risultato è lo stesso. Ti spennano, spesso stai con gente che ti sta sulle balle, ma ci vai perché o non sai che fare, o è tradizione, o se non ti vedono pare brutto e sei vessato a far cose così che ti abrutiscono.
Tanto quest'anno ieri c'è stato anche il terremoto, tra qua e Reggio.

Io ci ho due ricordi del capodanno:
a) quelli a Chianciano, dove mio padre faceva scoppiare una quantità di botti pari al tritolo sprecato in un giorno nella striscia di Gaza. E soprattutto litri di alcolici.
b) il fichissimo capodanno 1996 a Catania. Ospiti della famiglia S(perlaprivacynonmettoaltro). La signora dopo che anche lei sparava botti e molotov a un certo punto come invasa dal fuoco sacro e dal Pinguino Delonghi si mise ad aprire tutte le finestre di casa (con conseguente gelo) urlando "facciamo entrare l'aria dell'anno nuovo!" [mia mamma rispose sottovoce: "ma non è la stessa di due minuti fa?"]

Tolti questi ho dei ricordi offuscati e non particolarmente pregni.
Sarebbe bello, passarli questi momenti, con qualcuno a cui tieni. Perché è la persona che fa cambiare il ricordo, non il luogo. Ma qua, pare che quest'anno butti male. Pare eh. Così, solo un sentore vago.

Ora, qualora lo vogliate, resiste ancora il fare capodanno in piazza come era nella tendenza degli ultimi anni novanta.

vibrazioniE il comune di Parma ha preparato un mirabolante programma di capodanno (...).
Anzi, direi vibrante. (ah, ah... ehm). Oltre a Gene Gnocchi, che personalmente apprezzo molto ad Artù, che pare proprio la trasmissione cucita addosso su di lui, che dovrebbe portare Parma al brindisi. Ora, ehm come dire, non lo vedo con la giusta frizzantezza. Ma ci son stati, negli anni passati, comici ben peggiori, Quindi ben venga almeno un conterraneo (brrr, dire questa cosa e pensare alla mia residenza).
Addirittura la cittadinanza può scegliere la colonna sonora del capodanno votandola. Vah, che bello. Su, facciamo un simpatico giuoco, scegliamone una  nei commenti e, o voi lettori del giornale Fran, votiamola compulsivamente.

Ma veniamo al punto, che è dal parlare della signora S. (cui dovrei dedicare post a parte) che sto divagando come al solito e ormai sto facendo dei post oltraggiosamente lunghi, quando si sa, non siete abituati a leggere. Scusatemene. Poi ci credo che non finisco sul Foncmaister, non mi si legge.

Ora se l'anno scorso c'eran gli Elii, e l'anno prima mi ascoltai per la seconda volta in meno di due mesi Francesco Renga, quest'anno potrei bissare sentendo di nuovo le Vibrazioni dopo averli sentiti ad Agosto.
A costo di attirarmi carampane contro: manco morta. Piuttosto mi sparo le due stagioni di Dexter sgranocchiando grissini sul letto.

Le Vibrazioni, così come Nomadi e Cristicchi, li ascoltai quest'anno nel mirabolante Tuscia Rock. Evento che si svolgeva nel parcheggio sotto casa mia, quindi volente o nolente, mi toccava.
Avrei dovuto recensirli come il miglior Disorder. Ma non lo feci. Ahimé.
E purtroppo ora ci ho il dono della sintesi.
a) per i Nomadi si concretizzò in una simpatica festa di paese, con tanto di doni dei fans e compleanno di uno dei componenti. Concerto godibile. Scontata la canzone finale. Tutto sommato un gran bel pezzo di storia della musica italiana che ancora regge e fa molto musica intergenerazionale dal nonno al nipote.
b) Cristicchi lo volevo strozzare nel momento che si era messo a gigioneggiare con le cover. Tra cui quelle di Paola e Chiara. Solo che era quasi l'una e non avevo voglia di scendere di casa per prenderlo a colpi di infradito. Noioso come una zanzara.
c) Le Vibrazioni. Impianto casse che neppure per i festival al Rock am Ring vidi cose simili. Coriste scosciate, bassista simpatico, ma lui, Francesco, non lo reggo. Quelle cazzo di pronunzie alla milanese, la trovata di mettersi nel pacco la maglietta per poi tirarla alle carampane. Marò. Apparte che non si notava nepp... ehm, coff. Dicevo, concerto un po' rompitimpani che mi fece rimpiangere i Negramaro sentiti gratis due anni prima a Parma (e credetemi, non so se son migliorati, ma quella sera erano discretamente tristi). Boh, non so. Era un concerto gratis ecco.

Che dire d'altro? Boh. Secondo voi radioParma mi prende? Sapete, è che non provo a chiedere perché ora soffro di sindrome da rifiuto e da abbandono, quindi chiedo pareri a voi, manica di psicopatici sinceri.

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venerdì, 28 dicembre 2007

elaborato da Franfiorini, 20:57 in fran s corner

Perdo troppi capelli. A causa di cure voluttuarie (sic) negli ultimi mesi il fenomeno ha subito un brusco aumento. Li perdo ovunque e ogni volta che mi alzo dal letto ce ne sono migliaia. Ce ne sono nei libri, sullo schermo del portatile, ovunque.
Tra poco credo che mi alzerò dal letto e somiglierò a Collina.
***
Toh, che assist. Altro che storie, mi è arrivato a casa (con delle cioccolate Babbi) il libro del Fincipit. L'unico regalo di quest'anno. Bellissimo, fantastico, mirabolante, addolcente, tonico ricostituente. Io per l'Epifania lo regalerei a tutti, fossi in voi. Perché prima di leggerlo siete così, poi diventate Carla Bruni dopo averlo letto.
***
Il mio (ex?) migliore amico girovago mi ha mandato una mail dicendo: "ciao, mi sono sposato, mi dispiace che abbiamo deciso di discutere proprio in questo periodo. Deciditi a guarire e ne riparliamo".
Io credo che in 24 anni abbia attirato molti idioti.
***
Tutti i depressi si stanno ammazzando, le feste conciliano. Vorrà dire qualcosa che mia mamma mi ha lasciato le medicine contate e fatte su in fagottini di garza in stile ospedaliero numerate per giorno?
Per giorno perché io ormai non ricordo più a volte in che giorno, mese e stagione ci troviamo e se è mattina o sera.
***
MassimoLouis Thomas Buffon
certo, doveva essere un nome tronco
Franpare il nome di un pedegree di un cocker
Massimomah
signora mia, dove sono finiti i bei edmondo, girardengo, emplossio ed il sempreterno ermenegildo?
Frane cunegonda e fredegonda nonché amalasunta anziché scianel?
Massimoeh
***
Io oggi volevo fare un altro post e invece è uscito fuori questo. Ma è da quando mi dicono che per il Toro va tutto bene l'anno prossimo mi inizio a spatasciare dalle risate e non mi ricordo più nulla. Bah. Son cose.

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giovedì, 27 dicembre 2007

elaborato da Franfiorini, 18:53 in historia frannica

kottabosAvete sulle balle la tombola perché vostra nonna ottuagenaria e il nipotino settenne vi hanno ciulato mezza quattordicesima, loro che se li spenderanno in frivolezze, mica come voi, e quindi cercate nuovi giuochi per sopravvivere fino al sei gennaio?

Uno, con ampio consenso, ve l'ho già esposto. Ma abbisogna di spazi aperti. Quello che vado a esporvi invece può essere fatto anche nella tranquillità dei vostri soggiorni di 24mq, usando piccole suppellettili magari prese all'ikea.

Lo so, sembro Muciaccia.

Il cottabo era un simpatico giochino da fare a fine pasto. Pasto che si consumava in posizione semi-recumbente (sdraiati sul fianco. Può sembrare scomodo ma vi assicuro che facendoci l'uso non lo è). L'abilità consisteva nel lanciare alcune gocce di vino rimaste nel fondo della kylix (la tazza non profonda con la quale bevevano, una sorta di tegamino per l'uovo) contro dei piccoli vasi messi a galleggiare in un recipiente pieno d'acqua. Con uno scatto atletico del polso, che maneggiava il vasellame come vedete in figura (tomba del Tuffatore). Oppure con le gocce residue del vino sorseggiato nel bicchiere, si tentava di colpire un vaso o un piatto posto ad una certa distanza, detto appunto cottabo. Spesso si frapponevano ostacoli alla riuscita del gioco, per esempio ponendo il piatto su un supporto dondolante o instabile: chi ne colpiva il maggior numero diveniva vincitore, e come premio ne riceveva uova, farina, dolci o presagi, specie in amore, visto che di solito ci si contendeva da mangiare o nella Grecia si pronunziava il nome dell'amato, e se non si aveva un bel suono di riscontro dal cottabo... beh, non era quello giusto. [oppure, non si poteva ciulare la persona messa così in palio per la serata, ecco]

Nel simposio il cottabo era il gioco più citato e consisteva nel lanciare il vino contro un bersaglio. Questo non si limitava a un puro esercizio di equilibrio, ma coinvolgeva anche l'abilità, la mira e la sicurezza del gesto. La pratica poteva assumere svariate forme a seconda del bersaglio: talvolta bisognava colpire delle navicelle fluttuanti collocate in un bacino d'acqua; altre volte invece i partecipanti dovevano rovesciare un piatto posto in equlibrio su un'asta. Il giocatore nel momento in cui si apprestava a lanciare il vino dedicava il lancio all'amato. [* con tanto di figurine. Notare anche i satiri...]

Io vi ci vedo coi mobili ikea con quei nomi strani lì a giuocare al Cottabo aspettando la mezzanotte del 31. E poi patapim e patapam.

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mercoledì, 26 dicembre 2007

elaborato da Franfiorini, 01:56 in lo sglapsanalista

Sono in un buco nero. E non posso dire che sia il peggior Natale mai passato.
Non è Natale.

Cazzo quanto mi sento Adrianocelentanesca però.
Dormi, Rodesindro, la situazione non è buona.
[zitto, lo so che è da due mesi che non si fa altro, ma cazzo, che ne sanno quelli lì avanti. Sì, quelli al di là del monitor pieno di schizzi vari... dopo ti spiego.]

Sono in un buco nero e fa molto freddo. Un pozzo artesiano. Non ho né la voglia né i mezzi per uscire. Lo considero inutile. Ci sono arrivata e mi ci hanno guidato.
Scrivendolo ho tutta la situazione mitigata. Non la vedo grave quando arrivo a scrivere. Non l'ho mai vista grave, scrivendo. Diciamo che è una sorta di uscire fuori dalle cose e osservarsi, lo scrivere.

Poi mi ricordo di come sto, nella stessa posizione, nello stesso posto a piangere o muta a cercare di non dimostrare quanto sto male, fuori e dentro, a mia mamma. E lei è straziata da tutto questo. E mi sento in colpa. E mi ci sento anche quando papà, che ha chiesto scuse e perdoni e adesso dispensa lui i ti voglio bene che qualcunaltro diceva allo stesso modo, dice di reagire. Io non è che faccio apposta a star così, è una sommatoria di qualcosa. Una sommatoria di anni.
Ricordarsi di te, in cucina a fare matematica, a fine settembre del novantatre, a stringere tua mamma forte in lacrime. Ricordarsi di tante volte in cui tu hai fatto in modo che le vostre cose andassero bene. E ora no. Non ne sei capace, anzi. Vorrei tanto scusarmi, mamma, adesso che anche te mi leggi tre volte al giorno.
Scusarmi per come son diventata così larva. Perché sto a letto e l'unica cosa utile potrebbe essere usare le mie costole come xilofono senza arrivare a sentire come è il fegato, perché ormai ha vita propria. Mi spiace essere così, perché non mi conosci così. Ma ora son fuori quello che son diventata dentro.
Ed è brutto, è scuro, freddo, e mi sento una solitudine che va al di là delle persone.

Non ho fatto cenone. Non ho fatto pranzo di Natale. Ho saltato la messa dopo una ventina d'anni. Ho 40 sms a cui rispondere e 12 chiamate senza risposta sul cellulare.
Boh.
Io ieri ho preso solo una scodella di spaghetti allo scoglio ma ho avuto gli incubi stanotte... stamattina alle 6. Mia mamma se ne era accorta perché avevo come le convulsioni.
Beh, insomma, era brutto, ma si sa che i sogni son relati a come si sta.
Vi spiego.

Cazzo vi spiego, ché i sogni li ricordo a spezzoni.
Ricostruiamo.

Io, mia mamma e mia nonna ci troviamo in un cimitero. Ma non è uno di quelli che conosco. Ma so che eravamo lì al solito per la tomba del nonno. Anche se io, piede nei cimiteri, non ce lo metto da un po'.
Ero stanca, stavo male, avevo vestiti larghi perché non riuscivo a muovermi benissimo. E una borsa con me, simile a quella dell'università. Mia mamma si mette a spazzare, lì avanti ai loculi, la nonna a sistemare fiori. Una terrina di margherite bianche, fittissime. Io mi siedo a un tavolo che stava su una sorta di terrapieno, 'sto tavolo ha due panche, che emergono da sta base in legno, coperta da brecciolino. Mi siedo lì, e da scazzata quale sono mi metto a fare le cose mie (bla bla i cimiteri, inutili, bla bla, cremazione, sapete, no?). Poi dico a mia mamma, ma scusate la tempistica, non so ricostruire:
"uh, sai che m'han regalato un mazzo di carte?"
"che ci fai, buttalo"
[da qui, ora noi in casa si butta mai via nulla...]
"ma perché? son anche pubblicizzate dietro dalle pagine gialle...."
Ok, le butto, sotto la panca [notoriamente sotto la panca la carta crepa] tranne una. Ma non so quale. E la metto in borsa. Riguardo verso il set di loculi e insomma, ok che son ciecata, ma non vedo né il nome, né la foto del nonno. Stringo bene gli occhi. Puntineggio con me stessa. Mi alzo per guardare bene mentre mia madre pulisce e mia nonna sistema 'sti fiori.
"ora, scusate eh, ma dove è papà? perché c'è sta qui in foto? dove è la lapide?"
Io chiamavo papà anche mio nonno. Mia nonna mi guarda, male, come se notassi una cosa dopo secoli.
Mi risiedo, perché ho fatto uno sforzo di un ottantenne non mikebongiornescamente valido.
"eh, io l'avevo detto che l'hanno buttato via, la lapide chissà dove l'hanno messa.... perché uno ci ha speso anche dei soldi..."
"sì, ma papà?"
"l'han buttato là"
Indica pressappoco la zona dove sono seduta. Io faccio un balzo. Mi tocco lo stomaco mentre dico tutto questo e dico loro.
"Beh, ma cazzo... non avete chiesto? Non vi siete interessate? facciamo qualcosa... perché devi occuparti di questa qua..."
"beh, ormai siamo qui e l'abbiamo sempre fatto.... perché abbandonare la cura di una tomba"
Non ricordo la fisionomia della ragazza in foto, ma era castana.
Poi mi rigiro, mi perdo dei pezzi di sogno (eh, scusate, ho dei tagli pubblicitari tipo rai) e in tutto questo lassismo del eh, ormai ci han buttato via sta salma in fossa o chissà dove e noi stiam qua a pulire io palesemente mi preoccupo e esce fuori non so da dove un tizio.
Ora sto tizio non ricordo benissimo chi fosse, ma aveva la cappa verde (n.d.fran: vestitorio da sala operatoria) e la mascherina abbassata. E lui mi fa:
"Beh, io so che l'han tolto per motivi igienici..."
"Ma se la cassa era costosa e l'hanno plurizincato ché neppure le saldature dello shuttle son fatte così! ma per favore"
"se vuole però so dove li sistemiamo. Se lei che è collega vuole controllare lo stato del corpo..."

Io lì mi sento un tuffo al cuore e gli faccio: "no, non può chiedermi questo, io non ce la faccio, non riesco".
Mamma e nonna sempre lì sulle loro. Il tizio però si incammina a cercare la salma e io dico alla mamma che boh, un posto glielo troviamo. Poi le chiedo se mi aiuta a radunare le mie cose. Riprendo le mie carte sparse a terra e mi affatico per recuperare una serie di arnesi da scasso (chiavi, cacciaviti, brugole e piedi di porco) che erano sotto il tavolo.
"Dammi una mano, non ce la faccio, quello scappa via e perdiamo papà..."

Poi non ricordo nulla.
Buchi neri, vi ho detto. Trials and tribulations, dice Bellamy.

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martedì, 25 dicembre 2007

elaborato da Franfiorini, 18:12 in muselogia

Da lacrimoni agli occhi, cliccate sul pacco. Scavicchiate.

Update: Nel calendario musiano dell'Avvento cliccate il giorno 25. C'è Fury, live in Sydney, 17/11/2007.

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domenica, 23 dicembre 2007

elaborato da Franfiorini, 20:16 in lo sglapsanalista, historia frannica

Io ieri sera non avevo molto da fare e quando è così a me capita di pensare e tanto.
Così, mentre mi rigiravo nel mio letto pensavo a una vacanza di quelle che si facevano a novembre, coi genitori.

Così, dacché avevo girato sul concerto di Bocelli, dicendo "io 'sta canzone ce l'ho in testa, mi sa che è del '94" mi son ritrovata a cantare Il mare calmo della sera senza neppure ricordarmi di averla imparata. Dopo che mi sono sorpresa di essere un incrocio fisicomentale tra Paololimiti e Floradora (nel senso, sono un cencio, ma coi capelli rossi) non potevo smettere di tenere acceso il cervello.
In realtà non sapevo dove si spegnesse.

Ansomma, di qua ricordo solo due cose: eravamo in Tunisia ed era ancora vivo Craxi. Nelle mie cose le date non le ricordo.
Però ricordo il nome dell'hotel, Molka, aveva un paio di piscine. Piene di tedeschi. Aveva l'accesso alla spiaggia, nella zona industriale di Tunisi. Però c'erano un paio di cammelli per i turisti. Io ricordo che ci ho una foto sopra e ci sono arpionata come se mi ci fossi cinta addosso. Una zecca sull'animale. Avevo paura, cribbio, e le foto posate m'han sempre dato noia. Ma ero piccola. Dopo mamma legge e mette l'età, state tranquilli (che di solito le ricordo solo io 'ste cose....)
Mio padre poi mi pare che cambiò agenzia viaggi perché il suo amico stranamente fallì.

[in realtà questo post è lungo e noioso, voi arriverete fin qui poi commenterete dicendo "auguri!" e via andare. Io non festeggio, ché il periodo non lo permette, però vi ringrazio. Quindi restate fin qui, o a meno che fate f5 un paio di volte al giorno dappertutto e così sto post vi da soddisfazione.]

Non ricordo esattamente cibo, viaggio con Air Tunisi eccettuata la voce era una carretta e se non mi son schiantata lì non succederà mai più, la città di sidi bou said (ricordo la cartolina, non ricordo una fava di quelle cose con le piastrelle azzurre, a meno che ci fermammo lì a prendere un té, boh). Ma da quel viaggio compresi che i viaggi con gite organizzate sono il Male.
Di quel viaggio però ricordo alcune cose. Che mi ammalo dopo sei ore nell'acqua fredda nella piscina in mezzo ai crucchi. Che feci la mia prima foto con la canon reflex di papà, proprio lì all'ingresso dell'hotel. Che imparai a giocare a biliardo. Che vidi Cartagine inteso come sito archeologico.

L'ultima cosa fu una figata.
Il direttore del Museo, grosso suppergiù 200mq, all'epoca un po' un magazzino assolato coi reperti messi un po' come noi si mettono le bici in garage, era un ganzo. Aprì un po' tutte le urne cinerarie e era contento a mostrarmi le ossa e varie cose che c'erano dentro. Ora, a me non è che interessava, ma non sapevo come dirglielo visto che boh, era tipo il baubau alto e con due mani che parevano due escavatori. Sicché mi nascosi dietro a papà, ché pure lui in quanto ad ante è ben fornito e via.
La cosa positiva è che mia mamma scoprì che il sarcofago del sacerdote, ubicato a Tarquinia, in pratica era una produzione in serie. Cambiava soltanto la cassa sotto, nel senso del dipinto.

Poi scorrazzammo nel sito archelogico.
I romani, in simpatia, dopo le guerre puniche, vi gettarono il sale per non far ricrescere più nulla (ma l'esperto è l'amiciccio, ché ste cose le ha studiate. Io fingo di studiare altro). Mi ricordo lì la zona dove facevano riti (tra cui sacrifici umani) e da lì, mi è venuto in mente Attilio Regolo.
La propaganda romana era meravigliosa. Magari tutti voi ricorderete della botte ma non dell'abbacinamento, forma di tortura meravigliosa ché però tutte le volte mi fa quasi svenire.
Poi per alcuni secondi, ieri, mi ci son sentita come Regolo. Lì, nella mia botticella, a rotolare dopo che mi hanno spinto giù. Ma tanto.
Ché invece poi tutti erano interessati alla villa di Craxi.
C'era una signora che parlava di questa villa tutta circondata dai gelsomini. Ché poi i gelsomini di lì li rivendevano i ragazzini, lì alla fermata dei bus dei turisti, lasciandoteli in mano. Fiori su stecchini.
Poi c'era il suk. Da cui io ho ancora un paio di fragranze oleose [il tarocco di Anais anais] e il cappellino tipico, fucsia, che ormai non mi sta più dacché mi è cresciuto il cranio.
Pensate, voi, a che si pensa eh.
[poi mi son cullata coi miei dolori e son stramazzata sfinita a dormire]

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sabato, 22 dicembre 2007

elaborato da Franfiorini, 16:31 in intervistozze e giornalaismi

Daniela_elle, vicina di Twitter, mi ha segnalato che per la (mmm, boh, quante sono?)... che son finita su City, pagina 17, nella sezione un blog al giorno di Stefano Gallarini.

Temo sia l'unico regalo di natale.
Soprattutto lodi e petali di rose per aver sdoganato sulla stampa bauscia il termine sglapser. Ché già lo vedo l'inventore, oltre che a piangere per disgrazie sue personali, frignare per non aver messo il copyright, sicché finalmente potevamo diventare ricchi, eh.

Ora, però, oltre a segnalare (iononsonosuperstiziosa) che la pagina, che potete trovare nel pdf. è la diciassette vorrei porre un punto di discussione, a voi fedeli e intelligenti lettori del giornale Fran.

Perché finisco sulla stampa quando si parla sempre di passera, e non come cognome di economista, politico o quel che era?
La cosa mi preoccupa eh.

Cioè, non è che mi preoccupa, ma prima la Hunziker un anno fa, ora la Bruni... certo, va bene, però ehm, coff. Son cose. E stranamente cose sempre pensate con l'Autore. Ora, va bene che gli scemi vanno a copp... coff.

Grazie a tutti, d'ora in poi dovrò fare la colonna dei successi: e ora voglio la citazione di Signorini a Verissimo e sono apposto eh.

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giovedì, 20 dicembre 2007

elaborato da Franfiorini, 18:11 in franfiorinologia

Io, che amo, gli auguri solo testo, stamani ho iniziato a vedere una cosa che fa dell'impressione.
Gli auguri del luogo di lavoro con:
- logo su 6 palle dorate natalizie
- sfondo invernale da cartolina anni 80 della Standa.
- Topo in bianco e nero che scivolando augura Buon Natale.

Sarà, ma 'ste cose mi fanno odiare ancora di più il periodo.

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martedì, 18 dicembre 2007

elaborato da Franfiorini, 21:10 in fran s corner

Io non esco di casa da un mesetto e rotti, ma due volte la settimana, fuori il cancello, sono impilati 'sti cosi con tanto di nome a pennarello.
Ora spero che il codice a barre sotto serva per una successiva decurtazione dalla bolletta dei rifuti. Chissà quando....
Ma l'effetto di questi cosi fuori i portoni due volte la settimana è osceno. Ritornare alle vecchie campane? o così almeno ci invogliate a chi la fa di più?

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lunedì, 17 dicembre 2007

elaborato da Franfiorini, 16:20 in fran s corner

Voi non capite ma la nostra quasi-connazionale Bruni Carla, ecs modella e ora cantante dalle radici gianduiotte ci ha un po' tolto le pive dal sacco.
Infatti a Eurodisney (posto dove ormai ci vanno un po' tutti. Stare un mese a letto mi ha fatto vedere servizi da Cucuzza e dalla Balivo di chiunque uscito dall'isoladeifamosi, tipo Coco, con famiglia e amici lì a Eurodisney. Quindi che ne so, non è che mi hai detto che li hai visti all'Opera) dice che siano stati visti lì mano-manina e casualmente hanno avuto intorno più fotografi che giapponesi avanti al colosseo.

No perché dopo che Marin s'è mollato con la Manadou io qua i rapporti coi transalpini li vedevo più scomodi più di quanto non siano di solito.
Cheppoi, l'autore mi ha segnalato (BAMBINI ATTENZIONE, c'è una donna ignuda) le foto della Manadou in pose artistiche come che ne so, il calendario di Dippiùtv, e io non lo so qua, dove si andrà a finire.
C'è il video?
Ma allora, Marin, se le ha dato della zoccola... quanto sa?

Ché almeno con la Bruni, che parla più giustamente francese della Bellucci, mezza bella figura ci facciamo.
[che, in fin dei conti, che differenza c'è tra la Tulliani-Fini e Sarkozy-Bruni? Nessuna, anche Gaucci è un filosofo, in fondo]
Dicevo, però la Bruni e Sarkò ci hanno ste famiglie allargate. Prima la Carla conviveva con Jean-Paul Enthoven, e poi si attaccò come una cozza al figliolo di esso, che dovette lasciare la figliola di Bernard Henri-Levy, altro filosofo (poi visto con la ex moglie di Sarkò, anche essa prima sposata a un amico del presidente, etc etc).
Su, chi si somiglia si piglia, dicasi.

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sabato, 15 dicembre 2007

elaborato da Franfiorini, 19:43 in historia frannica

C'è ormai questa rubrica insita tra le pagine sglapsiche che era un po' da lungo sopita e che potrebbe essere ricondotta a un "Etruscan did it better".

Ad esempio, c'è sta cosa della gente che si tiene dentro tutta 'sta rabbia repressa poi va ad ammazzare gente in bici, in baite, le defenestra o le accoltella. Poi dopo uno va allo stadio e getta motorini. Altro che filosofie orientali: fate passare per filosofia orientale anche quella etrusca e ripristiniamo il giuoco del Phersu.
C'è questa cosa che me ne fa parlare lieta come Benigni che ciacola di Dante.
Ad esempio nella tomba degli Auguri di Tarquinia alla destra dei lottatori c'è qua zio Phersu (dalla cui figura, dicheno, prese le mosse la maschera di Pulcinella. Ma non chiedetemi la connessione.) C'è sto qui, barbuto e incappellato che tiene una fiera (un antico pitbulle? nescio) e lo scatena addosso al suo compare incappucciato che si deve difendere con un bastone nodoso dal farsi sbranare dal cagnolino che sta lì e non mangia chappi da due mesate.
Pensate la bellezza di questo gioco: serviva che lo schiavo morisse per propiziare un viaggio verso l'aldilà più bello al defunto (ricco). Ganzo, eh?

E l’azione del Phersu mostra d’essere stata parte integrante di quei "giochi," anche cruenti che nei funerali erano destinati ad assicurare al morto, magicamente, quel minimo di "vitalità" per la sua sopravvivenza nella tomba. Il motivo però ritorna più volte altrove in varie figurazioni pittoriche (tombe del Pulcinella, delle Olimpiadi, del Gallo, forse della Scimmia : un nano o un bambino) in atteggiamenti o in contesti che nulla hanno a che vedere con la gara mortale della tomba degli Auguri ; è stato ritenuto essere una caratterizzazione generica, e forse potrebbe trattarsi della più antica "maschera" della storia del teatro italiano 3. [*]

Dai, io sarei per ripristinarlo. Specie sotto Natale, al posto del Monopoli.

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