giovedì, 31 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 16:04 in avere ventanni

Stampabile e distribuibile.Io lo sapevo, da quando tutti i vecchietti lì alle terme o in hotel mi facevano i complimenti ah signorina quanto è carina, ah il caffè lo prendo solo se me lo fa lei, ma sa che quando vedo lei è come vedere il sole, quanto è caruccia e via di abbracci e baciamano.
Io, che guardavo le file alla mescita egli anziani e a volte vociferavo a colleghi o amici:
"vah, gli dai un pezzo di sapone, un cencio, gli dici che vanno alle docce e invece... zac, e lì risani il buco che c'è nelle pensioni..."
"..."
"sto scherzando, era una battuta..."

Io me lo sentivo, quando gli ammalati a letto cagavano e guardavano me in camice bianco anziché il medico e io mettevo quel sorriso lì un po' da campagna elettorale e una faccia angelicata che però non derivava dalla pietas, ma derivava che siamo al terzo o al quarto anno e noialtri non si sa ancora una sega di farmacologia, se non sulla nostra pelle, e in corsia farmacologia serve come il pane.
Invece le signore e i signori pensavano che fossi una dottoressa tanto caruccia e gentile.
Io, che mandavo i colpi alla segreteria e ai prof. Tutti i colpi mi si sono ritorti contro, difatti. Ora inizierò a spargere petali olentissimi, incensi e augurare ogni beltade ai prof, vediamo così se finalmente la mia vita avrà una Svolta, o perlomeno meno Sfiga eh, mica si chiede molto.

Io ce lo sapevo quando tutti quelli che mi cercano e mi si confessano un po' come se fossi un pastore (non quello che abbaia e scodinzola, ma son fedele euguale) e io sto lì ad ascoltare, oppure mi arrivano dopo secoli che mi cagano sì e no e in me ci trovano tutte le virtù di cui quella maggiore è "tu metti tranquillità e sicurezza", e loro credono che io ci abbia le spalle larghe come se avessi due spalline anni 80 infisse sottocute.
Io quando mi specchio mica mi faccio lo stesso effetto.

Ma poi quando siamo arrivati a tutta la gente che mi sogna, a volte anche se non ci si è mai visti. L'ultima volta mi han detto: "Sai Franni (lo so, ormai non mi sorprendo più dei soprannomi) stanotte ho sognato che tu mi ringraziavi per qualcosa... poi boh ci siamo abbracciate e messe a piangere". Ma meglio di tutti è il mio amico che tutte le volte mi sogna radiosa, sorridente, vestita catarifrangente o con colori che causano disfunzioni retinali e labirintite ma con un'aura quasi lì, da beata-martire-nonloso.
A me ste cose mi lasciano un po' così, esterrefatta, se riuscissi a dirlo e quindi opto soprattutto per allibita visto che non ci sono erre.

Vah, ora tutti che mi volete bene ci avete il santino. Già l'han tumblerato e già nei commenti sul flickr parlano di prodigi.
Son cose.

P.s. Se volete pezzetti delle mie vesti... anche no eh. Però sappiate che quando avevo in viso l'acne peggiore lasciavo i cuscini sporchi di sangue ogni mattina, un po' come se c'avesse dormito un padrepio (in realtà pensavo anche di commercializzarli, ma dopo pare brutto)

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mercoledì, 30 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 00:05 in carampanismi

Aridatece Tobias Moretti.

Ché invece secondo me la scelta di Kaspar Capparoni (con tutto il rispetto, ma ehm, talvolta cambiarsi nome...), che ricordo solo perché una volta vidi in uno show di Frizzi e aveva un cane bellissimo (altrimenti a me lui non sembra figo invece come era il sor Gedeon Burkhard), è fatta apposta per ricordare l'indimenticato commissario accompagnatore di Rex italo-austriaco. Dai, dalla trama "lei lo chiama campione come faceva Moser" a il nome e il cognome del biondiccio.
Suvvia.

Sappiate che qui si è ferrati in Rexologia. Non ho voglia di andare a cercare i post fatti sull'argomento, ma io so a memoria quasi tutti gli episodi. Non so se c'è da andarne orgogliosa, ma capita così anche per tutti i live dei Muse e per gli sketch di Panariello.

Ma Rex produzione paneuropea, diciamocelo, fa un po' tristezza.
E non per il cane, che anzi è una bestiola assai bella, ma per lo smashup iniziale con questo pastore tedesco in sottofondo: un po' ispettore Coliandro, un po' RIS all'amatriciana, un po' Maresciallorocca con una puntina di Distretto di Polizia lassista.

Infatti la serie è permeata da un goliardico checcefrega-checcemporta-semogentedeborgata.
Non lo dico io, ma Capparoni nel ruolo del commissario Lorenzo (o come dicevan tutti Renzo, cit.) fa a Rex in macchina: "ma che ti vuoi mettere la cintura? guarda che siamo a Roma..." e simili sparsi per tutta la puntata.
Sì, dicevo, la serie sarà venduta a livello europeo.

Al suo fianco Fabio-salirò-Ferri.
Recuperato al commissariato di Vienna l'unico sopravvissuto agli episodi con Burkhard e i due sciacquetti dell'ultima serie solo crucca. Smagrito, affiancato da una squinzia biondina che capitolerà al primo italiano visto (Nicola Farron, che io ricorderò sempre per Edera, chi ricorda sto sceneggiato?)
Trama deboluccia, ma il primo episodio era incentrato su sbolognarsi il pastore crucco poliziotto e abbandonarlo a 'sto cretino di Roma ché ormai 'sto Rex (sfigato coi padroni, morti o non pervenuti) non se lo piglia più nessuno, signora mia.

Finirà che il prossimo episodio sarà più o meno così:
-Quartiere Tiburtino: omicidio della mala cinese in un ristorante-
- Rex entra nel ristorante e mentre gli altri fanno i rilievi lui si ciuccia un biscotto della fortuna
- il commissario interroga i lavoranti nel ristorante e Rex li controlla con muso interrogativo abbaiando, una volta che essi se ne son andati dalla questura, al suo sottoposto [e l'abbaio va a significare: "ahò (dacchè il cane si è subito ambientato da Vienna a Roma, dal wurstel alla coratella) qua c'è quarcosa che non me quadra"]. Il commissario biondo e un po' truzzo gli darà ragione.
- Il commissario farà lo sborone coi colleghi e intanto Rex metterà a posto ufficio e schedario.
- Il commissario pasturerà senza successo una gnocca cinese, ma Rex sarà geloso e torneranno a casa assieme. Il biondo lo farà pesare al pastore tedesco, dicendogli che è un po' ingerente nella sua vita privata. Rex lo guarderà con un muso che sottointenderà l'espressione tipica: "embé? sticazzi"
- Rex porterà il telefono sbavato al suo compagno: hanno sequestrato la gnocca cinese
- Capparoni andrà in ufficio dopo il sopralluogo nel posto del rapimento. Si mette a ragionare con Rex e trova la soluzione.
- Il commissario umano si invola nel loco della risoluzione, e un inseguimento di Rex o un suo lanciarsi sul cattivone di turno salva capre e cavoli.
- Inquadratura finale sul cane e la sua colf... ehm, il suo padrone che si abbracciano. Sigla.

Da segnalare inoltre una sigla mariobiondeggiante e quell'escamotage grafico della zampetta canina vicino al nome Rex fatta coi colpi d'armadafuoco.

Poi boh, c'ho sonno, ma sennò domani me lo scordavo.

[lo so, il titolo è bivalente e da tumblerare. Tanto non mi tumblerate mai, ehm. Spero solo che non ci sia in programma un omicidio sotto il colonnato del Bernini, sennò inizio a ridere e chi me ripija...]

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martedì, 29 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 15:49 in fran s corner

Paolino il vignaiolo è un adorabile cazzaro. Io vinsi il suo blogstardeathmatch e così l'ho conosciuto.
Non è il tipo da scalate nelle classifiche e ansia da essere un blogger famoso. Sta lì, col suo anonimato, gli vengono in mente idee e le realizza. Ora, tutto il clamore suscitato dall'opera Arte capibile per i Geek l'ha sopraffatto (un po' lo capisco, quando arrivavano le cavallette dal corsera -gné gné a me aveva citato e a te no- ci avevo come l'ansia da scrittura), però a me dispiace che abbia cancellato tutte le opere.
Uffa, lo ammetto, me le volevo salvare e non ho fatto in tempo.
***
Quel paraculo di Sw4n (ora a quello di sopra viene la gastrite ad essere nominato nello stesso post con lui: ho fatto apposta) fa gli Z-blog awards. Scusate se non ho avuto tempo di segnalare alcuni miei pregiati lettori, sarà per l'anno venturo. Ma almeno anche questa è una ventata di freschezza nella blogsfera (o non so, una scorreggia, dipenderà dalla qualità dei nominati).
***
Io ve lo segnalo partendo dal blog di Albo (che personalmente adoro): la mia generazione ha iniziato a leggere con Topolino. Non neghiamolo. Vi ricordate quelle figate assurde delle storie a bivi? eh, sì, che poi io tornavo indietro e sceglievo anche l'altro bivio per vedere come terminava la storia in quel caso (lo so, ho una curiosità patologica). Beh, ecco, la Disney vuol fare le scarpe (anzi, neppure quelle) a Bruno Concina, inventore dei "bivi" e storico scrittore. Orbene, secondo me sarebbe meglio avere meno Papertotti e PaperLapo e più storie come quelle di una volta (che ora come ora Topolino fa un po' cacare eh).

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lunedì, 28 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 17:49 in medicaldivision

Ho uno strano rapporto con il mio corpo.

Spettate, non parlo di onanismi vari, sebbene quando studio oltre a massacrarmi sistematicamente il viso grattandolo (infatti il mio acne juvenilis -lol- non ne giova) mi cadono un po' anche le mani sull'apparato mammario. Non so, deve essere una cosa tipo quando voi maschi vi dirigete a controllare se qualcosa lì a livello cavallo-dei-pantaloni non sia volata via (del resto si appella anche col nome di volatile, posso capire che vi prema verificare che lì sia tutto apposto).

Ho uno strano rapporto col mio corpo perché fosse per me io vivrei bene come una delle teste di Futurama.

Vi racconto: io la sera, quando mi assopisco, mi sento meglio dacché pare che il mio corpo prema con la gravità sul materasso e che mi senta non so, come più leggera. Tipo le squinzie lì delle pubblicità in-quei-giorni.
Poi se non ce la faccio ad addormentarmi c'è l'annoso problema di dove mettere le braccia se mi addormento sul fianco destro. Capita poche volte, dacché il sinistro, essendo consigliato per noi malati d'intestino, è arrivato ad essere il mio preferito. Col braccio destro, causa iperestensione della spalla e cazzi vari che portano la stessa a fare rumori che Dario Argento campionerebbe volentieri per il prossimo film, è un troiaio.
Stanotte provavo a dormire ma sentivo il rumore della mia tachicardia e mi dava noia.

La cosa più ganza però è svegliarsi la mattina (turutur... ehm) e pensare: "toh, ora mi gratto il naso con la mano destra".
Attendere.
La mano destra non si adduce verso il viso.
Riprovare la connessione neuronale.
Nisba.
Armeggiare con la mano sinistra verso la parte destra del corpo e trovare il braccio.
Una volta trovato non preoccuparsi se freddo e se lo senti come corpo estraneo ma dargli una scrollatina come se fosse quell'aggeggino lì che i maschi usano per mingere.
Muoverlo un altro po', e appena lo risenti un po' parte del tuo corpo continuare a muoverlo così tanto per dargli della dignità.

Per quello sono ambidestra.

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domenica, 27 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 17:24 in avere ventanni

Anzitutto grazie per il popolo delle email. Siete tanti, ché ormai ci metto settimane a rispondervi e mi dovete scusare, ma io non son abituata eh. Non è questione d'esser sgrusi (che è una parola pamigiana che mi garba assai), ma proprio di carenza di neuroni qui.

Pubblico però volentieri una mail che vi fa capire il senso di inadeguatezza dei nostri laureandi nei confronti del mondo in cui viviamo.
  • Salve,sono una ragazza che studia scienze della comunicazione presso l'università della Calabria a Cosenza , sto redigendo la tesi è ho intenzione di menzionarla ,infatti sto scrivendo circa i corrispondenti all'estero, sarebbe per me molto utile se potesse inviarmi al mio indirizzo e-mail qualche considerazione di cosa significhi oggi essere corrispondente,so che siete sicuramente molto impegnato ma io sarei lusingata se poteste darmi qualche consiglio,ho grande stima di voi e della vostra scrittura.
    cordialmente
Apprezzabile anzitutto il tono da telefoni bianchi misto a Babelfish.
Io, "ho grande stima di voi e della vostra scrittura" credo di averlo riletto in una mail di spam di un tizio che mi chiedeva se mi poteva prenotare delle camere in casa perché lui e la sua squadretta di calcio venivan qua a fare i provini con il Parma. Solo che almeno lui mi prometteva 2500 euri di anticipo, per dire.
Corrispondente all'estero poi mi ha fatto sentire in qualche modo un po' Caprarica. Anche se io mi sento tanto Frajese che prende a zampate Paolini. Tzé, lo sapevo io che questa francesizzazione culturale del blog e questa ventata di sapere condiviso avrebbe sviato qualcuno.
Pensate a quando svolterò al germanico, mi arriveranno mail in crucco?
Altra cosa, ma uno studente di scienze della comunicazione (o della disoccupazione, come la chiama un mio amico ivi laureato) non riesce a mettere bene le spaziature? Non dico la forma eh, ma almeno sapere che la virgola va attaccata all'ultima lettera e poi ci va lo spazio, cazzate così eh.
  • Buongiorno,
    signorina per quanto mi risulta Parma è ancora in territorio italiano, quindi mi perdoni ma, seppur sforzandomi, non capisco lo scopo della sua email. Nonché parte del suo italiano, mi scusi.
    Inoltre so che probabilmente il nick non rende bene l'idea le assicuro che sono una donna. Ma non mi chieda prove.
    Mi faccia sapere, auguri per il suo lavoro.

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sabato, 26 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 20:53 in historia frannica

Parlarne suona strano. Perché io ci ho gente che mi segue dalla Campania e parlare di monnezza anche qui, cioè, è come portarsi il lavoro a casa e pare brutto.

La poubelle è una densa metonimia. Sta per immondizia, ma noi si va a descrivere il contenitore e non il contenuto. Pensate, è francese, e qui non lo si è studiato.
Simpatico sapere che l'inventore dell'inscatolatura è un poveruomo a cui, figura retorica nella figura retorica, ha dato il suo nome al cassonetto (nel 1890 venne registrata la parola poubelle come sinonimo di spazzatura).
Ora, con tante cose di cui uno può essere orgoglioso questa non la annovero tra le prime eh.

Eugéne Poubelle infatti era prefetto della Senna. Nel 1884 gli sembrava quantomeno inappropriato che gli abitanti della capitale parigina buttassero ancora dalla finestra liquami, resti di cibo, stoviglie, piatti, orologi a cucù, quel che capitava insomma. Da lì le mode del fiore all'occhiello ma soprattutto dei profumi (derivata anche dai malseppellimenti, ma dopo vomitate, lo so che siete debolucci di stomaco). Capì anche che c'erano delle possibilità di riciclo: tipo fare col grasso le candele, con gli ossi i bottoni, con gli stracci la carta. Orbene, da lì la situazione non è cambiata più di tanto eh. Pensate, oltre un secolo di immobilismo.

Io son d'accordo con la raccolta differenziata e con lo sguinzagliare l'anziano a denunziare il vicino che non la attua.
Adoro le liti condominiali. Ringrazio iddio di non abitare in una scala condominiale altrimenti vi starei già scrivendo dalla prigione locale.

Il titolo di questo post è invece ispirato, come i più periti di voi avran compreso, da il racconto La strada di San Giovanni di Italo Calvino.
Il gradita, agréee per Calvino, andava ad indicare quel gesto di disimpegno del buttare la busta nel cassonetto. Un rito liberatorio (che ora la differenziata ci toglie), piacevole, rilassante, denso di senso civico, perché nel disfarci di queste cose vuote, usate, consunte riviviamo il piacere riportato dai loro contenuti. E nel racconto va lì, a descrivere quella che è una vera e propria arte: far aderire perfettamente il sacchetto al secchio senza che questo formi sul fondo una fastidiosa bolla d’aria.

Pensa a quante ambientazioni romanzesche, potrebbe avere tutto ciò. Ovvio, se non in zona partenopea.

P.s. Comunque la foto qua a lato è geniale. Avrei voluto scattarla io.

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giovedì, 24 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 19:09 in lo sglapsanalista

Vi immaginate che io mentre al Senato si svolgeva il remake di 'o zappatore ero a dormire catalettica causa febbre?

Fortunatamente sto recuperando e ho visto l'ardore recitativo Mastelliano.
[non avrò mai abbastanza faccia di culo per fare politica. E scusate la parola politica. Io mi sento in colpa se scrivo anche regalatemi un peluche e la gente dopo mi chiede l'indirizzo. Sono fessa.]
Perdonatemi il divertissement d'attualità, ma ora la mia probità mi porta a postare quello che avevo brillantemente pensato alle due di stanotte, e che ho quasi del tutto dimenticato. Dovrò prendere a postare a quell'orario.

Dicevo, ieri ho parlato con diversa gente. Con alcuni abbiam parlato del fare la pasta. Ah, signora mia. Pensi lei che bello far la sfoglia. Approposito di foto compromettenti, io mi ricordo che in famiglia mi fotografarono ancora BYNBA mentre stendevo la sfoglia. La mia sempre piccola potenza nei bracci non indifferente (cit) è stata sempre presente.
[quindi, ora, che mi treman le braccia sai secondo me come mi verrebbe bene montare a neve eh...]
Il problema di avere ora una quotidianità limitata ad alcuni gesti di sopravvivenza è che viene meno la verve sullo sglaps, e insomma, mica vengono tanti post. Poi lo so che mi scordo quello che ho già postato, quindi finirebbe che posterei sempre le stesse cose.
Tipo, due settimane fa ho fatto alla mamma: "ehi, sai che dovrei postare sul gioco del cottabo lì? ora ci penso a cosa scrivere...". Il mio altro 50% del nucleo famigliare mi ha guardato con uno sguardo con cui tutti noi guarderemo la piccola fiammiferaia e mi fa: "ma pulcicchiotta, lo hai già postato...". Io mi son grattata il capo ed ho detto: "ah, assì? sicura?". Lei si è connessa e mi ha permalinkato, sebbene non sappia cosa voglia dire permalinkare, il post. [ora leggerà e me lo chiederà, scommettete?] E io ho preso coscienza che ripeto 700 volte le stesse cose e poi invece ignoro altre. Eppure ho ventiquattro anni, e sto messa peggio di ritalevimontalcini.

Un altro mi disse che ci vuole la regolarità sul blog. Nel senso, cinque post a settimana e via andare. Tipo cartellino timbrato e su, in alto i calici. Chissenefrega dell'ispirazione. Regolarità, è la chiave di volta.
Io intanto pensavo ad altri che mi dicevano che io avevo una costanza paurosa a postare tutti i giorni o che mi dissero "ah, magari riuscissi a trascurare con classe il blog come stai facendo te".
Regolarità, sissignore, ora ci penso.

Uhm, il problema è che se penso a naturale regolarità mi figuro i miei problemi peristaltici: pensate, ora, ogni volta che il mio diaframma coadiuva lo svuotamento del contenuto del retto verso lo sfintere dopo devo passare due ore esanime solo per aver cagato. Quindi non lo so, postare deve essere una sofferenza come agevolare la PERYSTALSI? Sono begli interrogativi eh.
Ora scusate, ma avendo finito di scrivere cagate vado a soffrire al bagno. Non sto scherzando, ieri dopo 10 minuti di naturali gesti mi veniva da svenire. Son cose eh. Però ho la carta a fiorellini.

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mercoledì, 23 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 15:40 in franfiorinologia




Io, oggi, quindi, dovrei parlare di pappagalli e cateteri? No, tanto per capirlo.
[il problema di scrivere come stream of consciousness è codesto]
Su, parliamo di ginnastica vescicale post cateterizzazione. Domande?

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martedì, 22 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 22:13 in canzoni e musica

Adoro Andrew Bird. Ce l'ha tutte: è gradevole alla vista, ha una voce che adoro, suona più strumenti, scrive delle liriche belle con dei significati, nei live è strepitoso.
Non so, quando lo ascolto mi sembra di essere più intelligente, un po' la cosa inversa di quando sento Life is now e parlare la famiglia Totti.
Andrew ha un gigantesco difetto: secondo me non farà mai una tappa italiana.
Questo, coniugato all'ampliamento dei Voli verso altre destinazioni al Verdi fa sì che alla prossima prima tappa europea mi ci scapicollo ovunque egli vada.
Karma contrario perennemente permettendo.
Fattostà anche che nell'ultimo tour egli abbia venduto un EP, chiamato Soldier on. Sto EP poi si venderà anche in giro, ma casualmente ora lo trovate qua.

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lunedì, 21 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 20:05 in franfiorinologia

Volevo soltanto dire che da tre giorni sento verso le due di notte cantar un augelletto fuori dalla finestra.
Sabato notte pensai che tal animal alle due della noie, col buio, era preoccupato ché il compagno/a/ figliolo/a non fosse ancora rientrato al nido, ma ora le cose son due, viste le reiterazioni: o è scemo o è compagno di un uccellino alcolista che tira tardi tutte le notti.

Signora mia, anche la natura adesso va a puttane. Gli augelli che non cantan più all'alba e al tramonto ma quando gli tira a loro. Mah. Che tempi, che tempi, dico.
Insomma, chi mi presta un fucile per le due di stanotte?
[il problema è che mi tremano un po' le mani, magari sbaglio mira... mmm, una cerbottana?]

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domenica, 20 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 20:59 in medicaldivision

Ma anche, pacatamente, serenamente, ma anche credo di no.

Mia mamma spesso quando mi lamento che sto male ride.
[leggete anche dopo, l'altro periodo, sennò già vi preoccupate di maltrattamenti, voi]
Di solito si dice che io, quando sto male male di dolori si innesca un meccanismo di risposta neuronale che inizio a lagnarmi e sparare cazzate assieme. Ottenendo un risultato tragicomico.
Ma l'85% quando sto male sto zitta.

Dialogo medio, infatti.
Mamma: "cos'hai ti vedo preoccupata..."
Fran: "mah, niente...."
Mamma: (insiste un po') "sicura?"
Fran: "mah, soltanto indica un disturbo che sull'ascoltatore da un medio impatto tipo il crollo della borsa del '29... nulla di che"
Mamma: "oddio, diciamolo al dottore domani"
Fran: "mannò, poi passa..."
Mamma: "..."
Fran: "tanto già mi fa così da 4 mesi, ma poi passa quando si è stancato. O al massimo peggiora."
Mamma: "oddio"
[in media dopo la mamma non dorme per giorni e se mi sveglio noto che mi osserva. Quindi è meglio quando faccio l'85% delle volte silenzio e incosciente contrizione con me stessa.]

In compenso ora il mio corpo si sta autoregolamentando: il mio reflusso acido gastroesofageo arriva in gola e sta finalmente bruciando la mucosa della mia faringe, angustiata dall'infiammazione cronica. Mi strozzo eh, ma almeno forse qualcosa si risolve.
[sono un'incosciente dimmerda, lo so. Ma se non fosse così non farei il medico, pensa se sapessi tutti i rischi di malanni che posso prendere e le denunzie che mi farete. Che bella, l'incoscienza, a volte. Non svegliatemi eh, che pare brutto...]

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sabato, 19 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 21:13 in foto, un jour en france

A volte l'arte moderna mi lascia vagolare la mente verso constatazioni becere che riflettono la mia origine tosca. Ma lo stare a settentrione mi fa riassumere tutto in una faccia che riflette il concetto: "...".
Non vi dico cosa ho pensato, ma questo è il "Levianthan Thot" di Ernesto Neto al Pantheon di Parigi (messo lì nel posto dove Foucauld ci mise il pendolo per il suo esperimento).
Però lo pensate anche voi, eh? In realtà ho pensato anche a cose citologiche e mediche.... vabbè, deformazioni. 
Non al Leviatano dico.
Le installazioni di Neto mi lascian sempre un po' così, signora mia.

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venerdì, 18 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 18:13 in fran s corner

Tati, bloggeuse che io sinceramente adoro e con cui ho una persona in comune (e quindi per proprietà transitiva potremmo anche dirci amiche, pensate. Oggi mi ha mandato un mms che mi ha fatto commuovere: la monnezza a Napoli. Oh, non ci aveva pensato nessuno e lei sì. Son cosissime) nell'ultimo post, oltre a sollevare un sacco di altre cose, mi ha riportato alla mente una questione importantissima:

Non si trovano più mutande decenti in giro.

No, beh, pensateci bene. Ormai la mutanda, quella non da serata "risvegliamo un uomo sennò non la trova", pare non trovarsi più.
Voi ora ci ridete, ma secondo me è un dramma. Se non sono tanga c'è il trionfo della microfibra. E il medico che c'è in me (dove? ah, sì, eccolo) vi ricorda che non è che tenere i paesi bassi lì tutti i giorni col sintetico faccia bene, eh. Con moderazione.
La mutanda di cotone, quella lì che ti lambisce l'ombelico e ti copre le chiappe in pratica è in estinzione.

Lo so che i maschietti penseranno ai tanga e cose così, ma pensate a indossarlo voi tutti i giorni.
Ragazzi, qua il problema è più grave di tanti altri eh. Lanciamo una linea di intimo comodo?
[io son del parere che solo una nota marca di mutande faccia ancora una linea decente di copripudenda, ma anche lì, signora mia, siamo arrivati a pagarle come se ci fosse l'elastico d'argento. Non son cose]

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giovedì, 17 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 22:01 in un jour en france

Non so, sembra che cada nel momento esatto, visto che si parla molto in giro di inaugurazione di anni accademici (almeno, qui a Parma, sebbene siamo perecottari, si inaugura a Novembre, ché mi sembra un tantino più coerente. Sennò sarebbe come festeggiare il mio compleanno a Natale, mah).
Chi di noi non ha avuto a che fare con Pascal? Dal filosofo all'ingegnere, dal chimico al medico ce lo siamo puppati un po' tutti. Pensate, è quando penso a Pascal, e non so perché, abbino la faccia del mio prof di Fisica di CTF a una legge di Pascal e al tubetto del dentifricio.

I meccanismi della memoria son paraculi.

Cartesio
Orbene, nella foto qui vicina, parkinsonariamente sfocata (scusate, ma il giapponese che è in me ha grossi problemi da quando assume delle cose riguardo a tremori, mi ci vorrebbe un cavalletto per qualsiasi cosa, anche per tenere la borsa) vi è una lapide, nell'abside di Saint Etienne du Mont, bellissima chiesa parigina che vale una visita, specie se vi spingete fino alla Sorbona/Pantheon, visto che è giusto lì dietro.
Dalla parte opposta c'è la lapide che ricorda Racine.
La chiesa ospita inoltre la tomba di Santa Genoveffa (Genevieve è la patrona di Parigi) e ne conteneva le reliquie fino al 1793, anno in cui i parigini le buttarono nelle fogne (cosa avvenuta anche a Lione ad esempio, con le reliquie di San Bonaventura da Bagnoregio. Qualcosa è rimasta in un armadio, ma sotto la Rivoluzione smembrarono un po' tutti i corpi. Assieme agli omicidi della gentedichiesa diciamo che son state le due grosse Cazzate di quel periodo. Gli estremismi son sempre minchiate eh). Soprattutto da ammirare son le bellissime balaustre esempi di gotico fiammeggiante.
St. Etienne du Mont
Huysmans la descriveva in En route (1895) come una delle più belle chiese di Parigi. Sinceramente è vero.

Ma andiamo al punto. Tra me e Pascal, in quarta liceo, fu stima a prima lettura.
[che ci volete fa, si è giovani, si hanno 'ste cotte. Poi passa e stimi Wirchow, capita]
Io ci volevo del bene a quel genio multidisciplinare un po' bigotto. Dai, son quegli uomini così che mi conquistano e mi fan tenerezza.
Mi colpì, lo ammetto, la sua Scommessa. C'è un paraculismo insito meraviglioso, e a tratti anche logico.
Le adoro ste cose. Il problema è che parlarvi di tutta la sua vita e delle opere è un discorso lungo e tortuoso. Mi spiace solo di aver parlato della sepoltura. Ma per le altre curiosità sto facendo come lui: sto tenendo tutto a memoria (lui ce l'aveva buonissima, tacci suoi), o perlomeno lo sto rileggendo qui.
[eppoi, sarebbe un divertissement da quello che devo fare. Sì, mi avete scoperta, le meches.]

La sua salma venne trasportata dal vicino monastero di Port Royal (che era grandissimo, si estendeva in pratica dalla zona del Pantheon fino alla zona del Val-de-Grace) alla chiesa sovracitata. Peccato non ci sia la voce wikipediana su Port Royal (vi linko la francese. Ah, che dite? falla te? No, non ci ho né account né voglia, mi spiace. I miei rigurgiti di nozioni ve li rifilo qua).

P.s. visti i tempi: "Esistono pochi veri cristiani, intendo dire di fede. Ce ne sono tanti che credono, ma per superstizione; ce ne sono tanti che non credono, ma per dissolutezza; pochi stanno tra gli uni e gli altri. Non includo tra costoro quelli che sono di costumi veramente e profondamente pii e tutti coloro che credono per un sentimento del cuore"  (Blaise Pascal, Pensieri, 256)

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mercoledì, 16 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 18:25 in medicaldivision

Perché oltre a tu, donna partorirai con dolore Iddio nella Bibbia non avvertì di altro?

Perché totalmente, ma forse si leggeva come un foglietto illustrativo e quindi nella traduzione dall'aramaico s'è un po' persa, doveva suonare come: tu, donna, partorirai con dolore dopo nove mesi che pesanti è dir poco. Per non parlare di tutto il resto del tempo quando dovrai rinnovare il tuo endometrio uterino in mestruazioni. E poi, se il Signore ti vuol mettere alla prova, ci sono anche le malattie autoimmuni, ma solo per voi donne eh. Tutto ciò, solo riassunto. Ah, e tu uomo lavorerai con sudore, poi verrà la parità tra i sessi o una cosa simile e suderai anche te, donna.

[dite che alla Sapienza mi danno la laurea ad honorem?]

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