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elaborato da Franfiorini, 23:59 in deportes Passano i tempi (un po' in peggio, ma anche no) e quanto pare c'è sempre la dirigenza della Juve che ha dei problemi con le serrature degli spogliatoi. Fate qualcosa.
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| email me elaborato da Franfiorini, 20:16 in fran s corner Ticketone-Fran 2-0
Al Mediaworld non funzionano i terminali. Ciò mi ha costretta quindi ad andarci due volte, inframezzate da ritorno a casa-cesso-mail di lavoro urgentissimo, ma niente, i biglietti dei REM son ancora lontani. Non sono abituata a prenderli così a breve e la cosa mi mettere leggerissimamente premura.
Son stata all'Ikea.
Prima di tutto, per gli abitanti fuori Parma, raggiungere l'Ikea non è proprio semplicissimo. Mi immagino uno che esce dall'autostrada o che viene da Reggio o Mantova e che va a ramengo per le strade -ricche di buche- parmigiane.
L'indicazione è una: puntate dritti verso il carcere. Che detta così fa più un "andare a una svendita Guru". Però ecco, dalla parte opposta del carcere e del cancello della Barilla, in mezzo ancora a un cantiere e calcinacci c'è l'entrata dell'Ikea.
L'ikea Beirut quindi non si presenta male all'interno, ma la più grave cosa non considerata è la logistica.
L'Ikea di Parma rivaluta il concetto di "in culo ai lupi". Non ci sono per ora navette, presenti mi pare negli altri stores, di collegamento con la prima fermata del bus utile (che sarebbe, ahem, proprio il carcere di via Burla. Ora non ricordo, ché han spostato un po' tutte le linee dei bus, ma non sono sicurissima che ci arrivi ad ogni orario lì come capolinea. Come? Guardare il sito del trasporto pubblico? Oh, io son stanca morta eh) ma neppure con il principale centro commerciale parmigiano. In pratica poi lo studente non ci può neppure andare in bici, perché la strada ehm, insomma, io non mi fiderei.
Lo so che voi in Ikea puntate a quello stracazzo di concetto che è la FAMIGLIA (uhm, come il governo), ma pensate che se il giovane non viene in ikea poi la odierà anche da maritato.
(continua, uff)
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| email me elaborato da Franfiorini, 01:23 in lo sglapsanalista Io, prima che avessi una cosa che l'anno scorso dicono abbia bruciato molti neuroni, avevo un'ottima memoria. Continuo ad averla, a volte straziatamente precisa, su cose vecchissime. Tipo pensare alla mia infanzia, e a un po' di robe capitate.Mio padre si ostina da 25 anni a fare il medico e gestire un hotel. Male. Un hotel che perde pezzi, finestre, intonaco, con le tubature stile acquedotto romano reloaded,
Non crediate quindi di sequestrarmi e infossarmi come un porceddu in barbagia, ché mio padre ha meno danari di un finto invalido civile. O almeno, da queste parti non arriva nulla né lui mi pare si faccia il bagno come paperondeipaperoni, anzi in quanto al bagn... ehm.
Ma io, chi sono per dirgli qualcosa. Oltre ad essere la futura erede di parte dei suoi debiti non sono nessuno. Quindi continua a tenerlo aperto e a gestirlo come cazzo gli pare. Soprattutto arredandolo come se fosse un hotel di areoporto.
Papà, hai un gusto estetico del cazzo, fattelo dire.
Non nel senso che ha messo l'arredamento tipo bar Turrisi eh, ma proprio abbinamenti a sesso di segugio.
Fin da quando avevo 16 anni io dicevo a mio padre che mi sarebbe piaciuto portare avanti l'hotel. Anziché essere felice si incazzò. Optai una prima correzione di come potevo vedere il mio futuro con l'hotel non come prima priorità.
A 17 anni iniziai a dire a mio padre che magari prima che crollasse tutto e diminuisse il valore sarebbero stati necessari due lavoretti almeno di consolidamento e dei contratti con le agenzie. Tutta esperienza che avevo acquisito fuori perché io ci volevo lavorare nel turismo. Mio padre disse che io non dovevo aprire bocca, che non capivo un cazzo, e che aveva persone fidate (la convivente) che gestivano con lui i cassetti dei soldi. Quindi io lì non servivo, potevo cavarmi dai coglioni.
Io sbroccai di brutto, e mi si sentì urlare credo fino dal paese. Pensavo di essere fidata. Pensavo che essendo sua figlia potessi essere importante.
E invece no, son sempre venuta dopo l'albergo. L'albergo aveva la priorità sulle spese di casa. Io son cresciuta mangiando d'estate gli avanzi dell'albergo. Le ferie si facevano solo quando si chiudeva l'albergo. Nel tempo libero prima di Pasqua si doveva girare nelle stanze dell'albergo per vedere cosa non andasse. L'albergo, quel cazzo di albergo che se crolla davvero coi casini statici che si ritrova mi attacco a una boccia di Rhum.
Il primo uomo della mia vita che avrebbe dovuto amarmi non ha mai saputo farlo ma mi ha anzi postposto a beni materiali. Che cazzo vado a lamentarmi quindi se un immaturo crede a una vicentina, alla sua amica di lavoro e alla mamma su quello che deve pensare di me?
Io sono chiancianese, mi sento chiancianese, ragiono di base ancora come i chiancianesi. Poi -fortunatamente- il mio essere emigrata ha migliorato le mie già ampie e intelligenti vedute per le mie zone un attimino rurali su tutto.
Credo che purtroppo, e questo è intrisecamente anche il pensiero di mio padre e di tutti gli uomini delle mie zone, io non sono nata con un pisello. Poi non importa, lì, se il pisello ti si alza o quanto ce l'hai lungo, l'importante è che tu non sia donna. E io, ho questo grave handicap, per loro.
Quando due anni fa ha tolto le piante lì all'ingresso del parcheggio dell'hotel l'ho metabolizzata male. Io avrei voluto starci, lavorarci in albergo, ma l'ho vista come l'ennesima conferma che quella cosa mi è scivolata via. Come se quel traghetto sia salpato mentre io disincastravo un tacco da una grata di un tombino. Quando io non mi volevo metter tacchi.
E quando quest'anno, quando ho fatto un po' di grandangoli all'hotel e glieli ho spediti via mail a papà lui mi ha detto "allora vieni in campagna a fotografare anche quelle altre cose che sono tue". Non gli ho prima risposto, poi ho procrastinato. Poi son stata male. Io non voglio tutto il resto, voglio solo poter stare di nuovo in quella che era casa mia. Solo quello. E come in tutte le cose in cui riponevo fiducia o a cui tenevo tanto anche questa mi è stata negata. E non posso rispondermi pazienza. Questa è un'altra ferita, profonda. Magari sciocca per voi, importante per me.
Ci fosse un ambito della mia vita dove non mi dice rogna...
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| email me elaborato da Franfiorini, 17:18 in fran s corner Visto che la mia autostima è un mucchietto di caccole e cenere e voi tanto (a meno che non siate persone con delle fisse) mi leggete perché avete un po' pen... compass... ehm, coff, della tenerezza, diciamo, nei miei confronti io ecco oggi vi guido verso le nomination dei macchiablogawards. Al solito non darei alcune brevi indicazioni, ma a me farebbe molto piacere che qui, assieme ad altre categorie (dove potete tranquillamente votarmi riempiendo almeno dieci voci, ce la facciamo anche con radiosglaps e il suo podcast), mi votaste il post sull'ichea, che sia mai che almeno anche io venga assunta eh.
Grazie eh.
Perché insomma, posso dire che finora mi sono risparmiata una belinata mostruosa: stamani, due dolci fanciulle in forza all'ikea erano vestite come una sorta di Gabibbi svedesi al di fuori del teatro Regio e facevano, come se fossero non so, dei Radicali 2.0., firmare a tutti per avere la tesserina Ikea Family. Tra un tavolino Lack e un innaffiatoio. Un po' m'ha fatto tristezza (dirai: dici tu che insomma, vomiti al ristorante, elloso... però mah, bah, allora, uff, vabbè)
Inoltre grazie a Francesco per avermi detto che mi han destinato uno spazietto su Polis quotidiano. Solo che sentirsi dire "I Beppe Grillo di Parma" ecco, insomma, friullillì...
[mazza sto post come brilla d'entusiasmo, sìsì]
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| email me elaborato da Franfiorini, 18:31 in franfiorinologia Labbro inferiore spaccato dai succhi gastrici.
Collasso in auto tra valdichiana e barberino (non guidavo io).
Esclamare "dove c'è Barilla c'è casa" vedendo lo stabilimento di Corcagnano dall'autostrada (e l'ikea lì vicino)
Prendere di nuovo possesso del proprio letto e del proprio cesso: l'intestino l'ha immediatamente riconosciuto.
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| email me elaborato da Franfiorini, 03:08 in franfiorinologia Sto male, da schifo.
Dopo aver gustato un'ottima cena ho rivomitato tutto, leggasi tutto, sul tavolo con compreso sudore freddo, semiperdita di conoscenza, io che ero completamente bianca, più del solito, io che sentivo solo e non vedevo più un cazzo (meglio, ho rigettato tutta roba marrone, dicheno) gente che continuava a far avanti e indietro e chiedere se avesse dovuto chiamare un medico, mia mamma che voleva portarmi in ospedale e io che rispondevo di base "un momentino".
E vomitavo, seduta al tavolo. Mi sa che ho fatto una busta intera di vomito. Se mi vergogno? Ho paura che mi succeda a Riva, con gli amici. Cazzo, non voglio ancora rendermi conto che sono una persona malata e che devo rassegnarmi. Mi sento solo tanto in colpa.
I dettagli li risparmio perché non son così pulp e perché mi sembra ancora di sentire acido intorno.
Mi manderei affanculo.
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| email me elaborato da Franfiorini, 04:14 in franfiorinologia Mi girano.
Mia mamma due ore fa, vedendo che avevo quel nervosismo da iperattività (cfr per le persone che vivono nella vita comune: sembrava mi fossi fatta di coca) mi ha detto "scrivi un post".
Lo faccio ora, dopo aver visto dodicesimo Baldini e il volley or ora in campo. Son così caricata a molla che finisce che mi addormento alle nove. [no, i sonniferi non m'han fatto, in compenso prima che succedesse quel che vado a narrare ero in una nube rilassante di olii essenziali e acqua calda...]
Dunque, ieri è capitato, dopo smarrimenti di usb e bocciature al portabagagli dell'auto che avevo preso con una tranquillità olimpica (HAHA... ehm) la classica goccia che mi ha portato vicinissimissimo a farmi riconoscere alle terme che sono figlia del mio papà.
Mio padre, l'uomo meno diplomatico e più sbroccoso del mondo.
Fattostà che ecco, ehm, mi han rubato la biancheria intima.
Non che fosse stacispa, ma era un reggiseno Triumph comodissimo che sembrava una seconda pelle e un paio di mutande made in Ungheria. Ma è il gesto che mi ha fatto sbroccare.
Mi son dovuta trattenere, mi son rinchiusa nel mutismo e credo di aver fatto il mio record di ritorno dalle terme. Netto.
Però debbo ringraziare un uomo che vedendo il messaggio di stato mi ha risposto così:
10:34 PM Paco: è stata nomediexamica
non volevo dirtelo per non allarmarti
me: LOLLONE Paco: ;) E ora scusate, ma esco a far du'passi.
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| email me elaborato da Franfiorini, 20:07 in medicaldivision ![]() Allora, io vi ci volevo dire una cosa, ora in questi giorni non ho gran voglia di scrivere, ma sto post si sta trascinando da lungo tempo: dunque, finalmente ho posto un rimedio ai miei sfoghi giovenili di acne. Il tonico Clean and Clear ha quasi funzione di Raid. Mi ammazza stecchiti i ponfi che è un piacere. Prodotto in Italia dalla J&J ma introvabile nel nostro paese. Dove l'ho preso infatti? In Ungheria, a circa 3 euro a boccetta. E siccome finalmente ho trovato un prodotto che fa il suo uso e anche a un prezzo commercialmente irrisorio mi feci forza e un paio di mesi fa cercai il contatto della multinazionale per chiedergli come reperire il prodotto. Non trovando un contatto sul sito italiano mi rivolsi via email a quello americano, che dopo 4 giorni mi rispose così.
Dear Francesca: Thank you for contacting Johnson & Johnson. It is always important to hear from our customers and we appreciate the time you have taken to contact us. Your message below has been forwarded to our affiliate in your country. They will be very happy to assist you. In the future, if you wish to contact them directly, please feel free to contact them at: consumer@cscit.jnj.com Again, thank you for your interest in Johnson & Johnson. 012927874A Voi l'avete ricevuta la risposta?
Io neppure.
Alla faccia dell'importanza del cliente. 'Sta cosa mi rode assai. Ma proprio tanto tanto, ecco. Sicuramente un comportamento a cazzo della Johnson & Johnson che mi costringerà a ricercare i prodotti quando riandrò all'estero. Però duepalle.
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| email me elaborato da Franfiorini, 22:44 in foto *per solutori meno abili.
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| email me elaborato da Franfiorini, 20:59 in medicaldivision Lo sapevo che saremmo arrivati a questo momento. No, non parlo di gente a cui stramazza il blog e risorge su splinder.
Io, per esempio, avevo fatto critiche costruttive sulla non veridicità di telefilm ormai diventati nazionalpopolari. Ma invece qui niente: su internet (cit.) Radiologi, medici di famiglia e infermieri. Ma il succo non è "cicci, vi fate una idea sbagliata su cosa è la medicina" (e su chi fa medicina, dico io. Infatti non si trova un medico figo se non ogni 85 medici lavoranti) ma è un pestare i piedi a terra dicendo che li escludono. Del resto ricordiamo che le case farmaceutiche ci viziano con deliziose chiavette usb a forma di cuore che pubblicizzano il farmaco per l'ipertensione di turno, quindi è normale il coretto dell'asilo.
Mah.
E comunque gli sceneggiatori non hanno ancora compreso una benamata fava: la fiction deve rispettare criteri di verosimiglianza alla vita reale, quindi è da farsi, a breve, una bella fiction sugli interinali. Vuoi mettere quanti nuovi intrecci e nuove trame sospese ogni giorno, in un mondo ove non v'è certezza alcuna? Dilettanti.
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| email me elaborato da Franfiorini, 02:32 in deportes Non è un omaggio al programma del capo (inchino) ma a una serie di considerazioni sparse sull'Olimpiadi pechinesi, sebbene il buon Kino ha già appuntato molto con la consueta maestria che lo contraddistingue:
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| email me elaborato da Franfiorini, 01:51 in franfiorinologia Un mese fa mi è arrivato un messaggio da un amico, e questo messaggio diceva: "Di una cosa sono convinto: la vita prende, la vita dà. Alla fine dei giochi più o meno siamo tutti in pari. Tu sei partita a credito, prima o poi riscuoterai con gli interessi".
Io, Andrea, mica ci credo tanto più...
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| email me elaborato da Franfiorini, 01:26 in lo sglapsanalista Credo di non scrivere qualcosa di seriamente decente da giorni, sul blog. Ma sto male. Non di testa eh, di fisico proprio. Stanotte è stato qualcosa di bestiale. Alle cinque e mezza stavo in bagno con dei crampi allucinanti che duravano da tre ore: unica posizione a dar sollievo era quella seduta con le spalle curve. Dal male non potevo rilassare l'addome per respirare, e la tachipnea peggiorava il tutto. Ma non avevo le forze per farmi girare i coglioni. La mamma mi aveva fatto tutto il possibile, e papà era a corto di antidolorifici (e alle 5 mi disse di passare in farmacia, ma per me era fisicamente improbabile arrivarci)
Alle cinque e mezza stavo rannicchiata, per quanto la posizione espulsiva sulla tazza lo permetta, con la fronte appoggiata alla soglia della finestra, a cogliere quell'arietta umidina che mi ristorava un po'. E ho sentito un gallo cantare. Cioè, non bastava ormai non dormire se non facendo staffetta con gli uccellini.
E io stavo lì, a sentire il vento tra pini e cipressi, a sentire i crampi che ormai si erano irradiati allo stomaco e con quel cazzo di gallo che cantava.
Lo dissi al mio gastroenterologo: in caso di parto finirò a pensare uno giaffatto? come se fosse uno spottone picindolor.
Alla fine mi son imbottita di sonniferi e son stramazzata a dormire.
Non che manchino idee e stimoli per scrivere. Ma sto davvero da cani. Mi capitavano altre volte di star così e lo dicevo a qualcuno via sms. Già. Ora restano solo i dolori, che ormai si son evoluti, son diventati più forti forse perché -anche- mitigati da meno affetto. Così forti da non poter star sdraiati. Un misto di male da cagotto da impepata di cozze al colera e milleedugento addominali fatti quando appena prima di iniziarli non avevi altro che lardominali.
Ora appena mangio ho dolori. Sto valutando quasi di non mangiare più, e non scherzo.
Questa poteva essere una email alla persona a cui voglio ancora bene e che ogni giorno mi auguro che muoia. Perché almeno per me sarebbe un capitolo chiuso che mi farebbe smettere di soffrire. Non avrei finalmente il modo di esporre le mie ragioni a contrastare le sue seghe.
Ho casualmente rivalutato You are Fading degli Editors, che un po' m'annoiava. Sono in operazione ascolto compulsivo degli Editors, bside comprese. E degli Interpol. Con mia mamma che vedendo Paul Banks mi fa:
"Emma qui 'sto qui ha un po' la faccia del depresso"
"eh, noi nati il tre maggio..."
"eh. Mappoi si risente anche nella musica..."
"eh. Pensa a chi li ascolta"
elaborato da Franfiorini, 00:44 in foto Caro diario, da Aprile io e costui ci siamo visti da vicino:
Cheffaccio, sto lontano dai ponti?
Sciauuu, Torella83.
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| email me elaborato da Franfiorini, 20:59 in est est est Potrei parlarvi del fatto che in 40 ore ne avevo dormite circa 3, col risultato che io tiravo in giro come una cocainomane e invece mia mamma era palesemente rincoglionita dal caldo di Siena. Potrei parlarvi degli animalisti che dicono al Papa che l'ermellino non è cristiano da portarsi e che se la ricerca svizzera riesce io posso passare a prendere LSD per la depressione (se non da dipendenza per davvero, magari)
Potrei rispondere ai commenti qui sotto e invece no, faccio un nuovo post.
Anche perché ho dormito 15 ore e mi sento palesemente rincoglionita.
Corredato da alcune fantastiche foto "dal web" (che stanno su Flickr, ma si sa che ai signori del Corriere pesa il culo mettere la fonte e il link da dove si prendono le foto. Come lo so che sono di Flickr e dei suoi utenti? Ho aperto un gruppo su Berlino, quindi ho in testa una buona panoramica sulle foto presenti) parlano in un mirabolante articolo del Checkpoint Charlie.
Io, come potete vedere dalla foto, piombai a Friedrichsstrasse un po' verso sera, visto che i miei impegni non consentivano prima. Ma sono cazzi miei. Il punto è, che camminando da Stadtmitte al Check Point il sole non c'era più. Si vedevano le luci dei negozi chiusi, si vedevano dei locali dove si mangiava italiano. E si parlava anche italiano. E si vedevano altri turisti italiani, lì nei giorni del voto. Tutti con la loro guida verde sotto braccio e il loro modo di camminare un po' da ubriachi e un po' da processione mariana, quando stanno in gruppo.
Io quando ci sono tutti questi italiani di solito mi faccio più piccola possibile per quanto il mio fisico possa permettermelo, e cerco di far notare solo i miei colori leggerissimamente te
deschi tanto da mimetizzarmi così bene che mi chiedevano informazioni ovunque. Non è per vergogna, o forse sì, boh. Masticazzi.Fatto sta che sono arrivata lì e non c'erano 'ste persone lì che con un euro ti ci fai la foto vicino. A me fa vergogna anche mettermi in posa per le foto, figuriamoci se mi fo fotografare che ne so, a Roma con un centurione di fronte ar Colosseo o lì a Berlino con un finto soldato dell'armata Rossa. Chemmefrega. Però da fuori ho visto il museo del Checkpoint e mi è sembrato una gran cazzata. Quindi concordo 'sta visione che tutto ciò è un troiaio. Sarà perché ci ho l'animo puramente romantico su queste cose, sarà perché quell'arco storico mi piace assai. Però ho trovato molto bello tutto il cartonato che circonda la zona che fa parte di un cantiere: c'è tutta una serie di fotografie su quello che era e rappresentava negli anni del secolo passato il Checkpoint Charlie. E sta cosa va al di là della spiegazione che puoi mettere su due righe su una guida turistica. Perché magari ognuno di noi, simpatizzando intrinsecamente per un blocco o quell'altro la storia la si rilegge un po' come vogliamo farla leggere. Invece guardando le foto uno le idee se le fa un po' più con la sua coscienza.
Però ecco, diciamolo, se volessimo far apparire il tutto meno commerciale magari è da togliere la pubblicità della Nivea. Anche perché i suoi sciampi mi fan venire la forfora, quindi mi sta sulle balle.
Trovo molto poetiche nel ricordo struggente di queste persone, che periodicamente si ricontano, un po' come se una in più o una in meno cambiasse, quelle croci che vanno a rappresentare i morti che ci sono stati nel tentato attraversamento del muro. Perché morire per la libertà è una cosa che va oltre ogni spiegazione e concezione. Però che vi devo dire, credo che a Berlino gli assestamenti tellurici da fare e da subire saranno ancora molti. Quindi non so, se volete parliamo dell'ermellino e del camauro visto che quelle mi sa che son questioni che non si risolvono.
[da aggiungere a tutto il discorso questa foto]
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