giovedì, 27 novembre 2008

elaborato da Franfiorini, 02:48 in franfiorinologia

In pratica negli ultimi mesi ho visto due film, per bene, al cinema. Altri li ho visti in altri supporti tratti da animali da soma sterili o da corsi d'acqua di portate non regolari, prendendo il portatile di mia mamma perché il mio gnafà.

Uno ve lo racconta meglio lei, ed era l'ultimo dei fratelli Cohen, che a me aveva fatto ridere un casino. Ma non fui l'unica in sala. Sì, ho un senso dell'umorismo molto strano e amo le situazioni paradossali che scendono nel noir. Diciamo che per me era l'esempio di film leggero.
Cribbio, non potrò mai guardare la produzione dei Vanzina dopo Sapore di Sale, ne son conscia.

Il casino è che io di cinema non capisco, e lo guardo un po' come tutti guardano medicina33: voglio vedere cosa riesco a trarre, in fondo.

Stasera (ah, tra 5 ore sarei in giro, figo) sono andata a vedere Changeling. Naturalmente ero fortemente indecisa tra quello e La fidanzata di papà, ma alla fine quest'ultimo forse era troppo mainstream e quind... uff, no, non ce la faccio a dirlo.
Il film è molto ben fatto. Non vi sto a spoilerare, è odioso farlo, ma ve lo consiglio. Eastwood rende benissimo le atmosfere sebbene non entri in modo morboso nella storia, ma mantiene un distacco che è in fondo partecipativo. La fotografia è meravigliosa. La Jolie avesse sette chili in più sarebbe gnocca (e dati i gommoni che ha può permettersi quel rosso lacca sulle labbra senza sfigurare, ché sennò diciamolo, ad alcune sta molto male: ma non siamo su Grazia quindi la riflessione si concluderà qui)

Il film però affronta due tematiche che a me toccano molto: gli affetti e il non essere creduti.
Però la bella cosa è che te vai al cinema, vedi queste cose rappresentate, stai lì, partecipi, ti commuovi e poi rinchiudi tutta l'emotività vissuta lì in una sorta di cluster. Diciamo che non solo il cinema, un po' tutte le esperienze artistiche. Anche la musica dal vivo a volte vai lì, senti la canzone, la ricolleghi tutta a un discorso e ti viene il groppo, ti galoppa la testa, ti sale il nodo all'esofago.
Un troiaio, essere partecipativi. A me piacerebbe essere un montino di ghiaccio orientata solo al culto di me stessa, e invece sono scarsamente velina.
E quindi quando vedo la Collins-Jolie che rivuole il figlio vero, col diastema incluso, e non un surrogato preso in giro chissà dove... che cerca il bambino e le manca quelle piccole cose come le chiacchierate, il sentirlo in casa, il tragitto con lui sul tram. Beh, cavolo, è straziante. Perché quello che le manca non è un surplus, ma la normalità.
Poi il peggio è vivere questo dramma ma avere intorno persone che fingono di volerti aiutare, ergendosi su un piedistallo, e invece -noblesse oblige- t'inculano a sangue credendosi invece loro infallibili.

Minchia, se ho sentito tutta l'atmosfera.
[ed ho pianto come una idiota]

commenti (8) | permalink | email me