martedì, 02 dicembre 2008

elaborato da Franfiorini, 02:49 in lo sglapsanalista

Ma sono l’unica cosa che mi rimane
Io sono l’ultima cosa che ho. Sarò la prima cosa che avrò
Se sono l’ultima cosa che mi rimane.
Sarò la prima cosa che mi rimane.
[Paolo Benvegnù - Suggestionabili]

Noi siamo misura di tutte le cose, ma siamo un metro fisarmonicoso non assolutistico, che quindi non misura bene un cazzo, perché non è di quei metri a fettuccia, ma una unità di misura che va bene per te, nel preciso istante in cui misuri l'evento.
Già un giorno dopo può essere non valga più.

Il problema è che noi abbiamo idee e vorremmo, egoisticamente, che anche gli altri la pensassero come noi. L'uomo è un animale più egoista di quel che il suo sughetto di buoni sentimenti e sentieri costruiti da zucchero filato di fantasia possa immaginare.
Cioè, anche Madre Teresa si incazzava con Dio e si sentiva una merdaccia, quindi nessuno di noi -dacché siamo tutti più poveri in spirito- credo sia esente, suvvia.

Il punto è uno: tenere in vita una persona/fare in modo che una persona non faccia della propria vita quel che vuole.
Perché?
Cioè, a una persona che si vuol suicidare cosa vuoi dire, che la vita è bella? che sbaglia? indagare sulle cause? Tutto quello che vuoi chiedere è inutile.

Se voi pensate il suicidio è stato depenalizzato dalla maggiorparte delle leggi terrene serie. Escludendo la California, che del resto è governata da un ex culturista austriaco. Quindi capite che c'è qualcosa già che in partenza non va, con gli abitanti dello stato. Ed è stato depenalizzato dalla maggior parte degli stati dopo la Rivoluzione Francese. Ciò va da se che un essere razionale, che è una cosa distinta da un essere umano, dovrebbe accettare che l'altro può decidere per se stesso come diavolo vuole.
Quindi per me va benissimo qualsiasi suicidio basta che non avvenga nella linea ferroviaria sulla tratta del treno che magari devo prendere io, o sotto il cofano della mia auto dacché va a intralciare la libertà d'azione di un altro individuo.

E il suicidio è diverso dal testamento biologico. Ché io il suicido lo penso e lo ragiono, l'eventuale interruzione di vita è il lasciare che la nostra data di scadenza sia rispettata. Quando han scritto le Scritture non c'erano respiratori artificiali o macchine per dialisi, perdire.

Io sto facendo un percorso mio. Un percorso che purtroppo è minato dalla troppa consapevolezza di quello che mi è capitato. Come dice il mio medico ho una testa iperattiva che continua a pensare, e stare immobile, ferma, ammalata mi fa solo del male. E pensi che non servi a nulla, e che magari vuoi porre fine a quello che sta capitando. Una reazione, che sebbene sia una soluzione finale altri la prendono come una arresa. Ma è solo una reazione.
Io, avessi potuto cambiarmi pezzi o rottamarmi, oppure avessi potuto riciclarmi da tempo l'avrei già fatto.
Ma ci pensi da solo, non è che guardi le reazioni degli altri o ti fai influenzare. Tutto quello che vivi, tutto quello che vedi ti lascia qualcosa, che poi si compone a mo' di tetris e fa scattare altro. Poi se non è la prima volta che provi ti vengono un sacco di seghe mentali su come ti possono salvare o se ti va storto qualcosa dal fine che hai. Lì dopo son dolori, e magari capita che ti scazzi e rinunci per quello. O rimandi.

A volte quando mi torna quella idea metto su la canzone di sopra e la faccio sopire. Non so come mai, ma la sento mia, come se l'avessi scritta io. Ché a volte mi sento malmenata dalla vita. Perché almeno qualcosa di buono a questo mondo vorrei lasciarla.

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