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elaborato da Franfiorini, 15:11 in historia frannica Stamane ero al terzo piano del museo tarquiniese, quello che finalmente non ha l'esposizione non ottocentesca ma moderna, e c'era un gruppo lì di bambini di spoleto. Già io ho dei problemi razziali verso gli umbri, poi c'era sta guida (ché voi non lo sapete, ma in provincia di Viterbo han fatto un concorso e han promosso su, come si dice in ambienti aulici, merda e puzza.
Insomma, ecco, quindi c'era sta guida che diceva che secondo lei nel recinto sacro avevano seppellito un bambino che per loro era come un extraterrestre perché aveva (cito le sue parole) "quella malattia al cervello che è l'epilessia" (già qui stavo per smadonnare per la spiegazione) e poi era secondo lei albino "al punto che aveva i capelli bianchi e gli occhi azzurri azzurri che non poteva guardare il sole sennò si bruciava". Ora io prima di sbattere la testa addosso al muro o chiederle da che punto di vista scientifico aveva trovato su Top Girl sta cazzata son rimasta lì a pensare alla tirosina, che si trasforma in melanina e alle evidenze paleoantropologiche che può lasciare su un corpo che ormai ha conservato solo le ossa e non i capelli. Ma intanto se ne stava andando. Ma poi non le ho domandato nulla perché ci aveva la voce così fastidiosa che mi faceva girare le palle. [mamma, che colleghe di merda che hai] [la realtà è questa: nel recinto sacro, quindi nella zona dell'acropoli, è stata riportata una sepoltura, ma era di un uomo di circa 40 anni, con le articolazioni che mostravano un lento lavoro continuo di equilibrio e le coclee rovinate dall'acqua, ergo un pescastore o un marinaio. Magari greco, dalla differenza delle ossa. Ecco. Questa è l'evidenza scientifica: è stato ucciso con un fendente in zona occipitale.] commenti (4)
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| email me elaborato da Franfiorini, 23:43 in historia frannica In pratica io vi spiego brevemente quello che poi usano per farci gli articoli di giornale: per motivi politici le tre-quattro importanti casate regnanti nei secoli scorsi sui troni d'eurpoa s'accoppiavano tra loro. E non erano anche felici, cioè, la maggior parte si accoppiava per dare una discendenza poi per tutto il resto c'erano lo stalliere o la dama di corte.
Ma il problema era che si sposavano tra quelli di sangue blu e finiva lì. Già il sangue blu non è che ti inviti, ché è poco ossigenato. Ma loro non lo pensavano mica ancora eh. Tipo mi ricordo che lì in Spagna la guida mi disse che due tizi lì Asburgo (che erano gli stessi dell'Austria, vedi quello che era Carlo V sui monti divenne Carlos I, un brandy e un reale in Spagna) quando si sposarono gli regalarono come dono di nozze una salma di una santa. Del resto, si sa che il corredo già lo avevano, ma sono gusti. Ma io vi faccio un esempio con gente che per via della letteratura e della cinematografia cariata conoscete tutti: i Wittelsbach. Sissi era la cugina di Ludwig, Ludwig era fidanzato con la sorella di Sissi, Ludwig però era gay (ma non finì come Luca, anzi). Entrambi portavano lo stesso cognome ed erano scemi parecchio. La suocera di Sissi, quando si sposò con Checcobeppe, era anche sua zia, nel senso sorella della sua mamma. Ora, capitemi, che qui a iniziare a narrarvi tutto esce una cosa lunga come quella soap lì che si chiama Beautiful, dove son tutti parenti e si limonano tra loro (l'ultima volta ho visto Taylor, che prima stava con Ridge e ci ha figliato, poi s'è lumata Eric, e ora si limonava Rick il figlio di Eric e Brooke, che ora sta con Ridge, il quale si pensava figlio di Eric e invece no) anche se insomma, Los Angeles non mi sembra proprio Sant'Ilario D'Enza come superficie e abitanti. Capitemi quindi che non è un problema di genetica: ma ce li siamo cavati dai coglioni dacché erano scemi. [Per lo stesso motivo, traendo la morale dall'articolo, può darsi che il prossimo figlio di Brooke di Beautiful potrebbe esssere nano e lampadato] commenti (5)
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| email me elaborato da Franfiorini, 18:33 in historia frannica L'informatizzazione di mia mamma, con cadenza quotidiana, sta dando i suoi frutti.
[per esempio, Eìo, anche la mamma giudica il template un po' troppo bianco. Io te lo dico eh. Però la testata è bellina.]
Oggi per esempio m'ha detto che finalmente, dopo una dozzina di anni, se ben mi ricordo, -ma si sa che per me lo scorrere del tempo è un apostrofo marrone-emocateresi tra $esame e $esame- finalmente Viterbo ci-ri-ha una sua televisione dove ci sarà di nuovo un tg che parlerà di scippi e stupri locali. Finalmente eh. Io ricordo la signora che ci ospitò a Catania (non si dica che i blogger sono scrocconi e quindi io son diventata ospitosa perché blogger. Non esiste l'essere blogger in quanto tale, esiste che se tu eri abituato prima a una vita da mmm dandy dopo lo porti con te anche se fai derattizzazione) che tutte le sere si metteva lì sul letto, a sentire Telecatania, per sapere "chi era morto oggi".
Io lo trovo bellissimo. Come tutte le sere che ascolto i tg locali aspettando l'assessore che odio per insultarlo. Sono sport bellissimi e innocui. Ve li consiglio, costano meno del tempo speso sulla internet.
Ecco, e la sede di questa televisione (che secondo me già parte male: anche tvparma ci ha il tg in streaming, per dire, e -amici di tvparma!- è utilissimo. Pensate, sentire gli incidenti sulla tangenziale mentre si è in hotel a Praga non ha prezzo), che si vede solo al centro italia e non si vede neppure sul pacchetto sky o digitaleterrestre, è stata messa alla loggia di San Tommaso.
[Ah, ma il programma vitadamedico un po' mi mette ansia eh, lo dico]
Ma non divaghiamo, la Loggia di San Tommaso si fa strada nella mia mente per diversi ricordi.
Da piccola, in età prescolare, io accompagnavo mia mamma, guida, costretta a prestare servizi obbligatori assieme alle sue colleghe per l'azienda di turismo locale che consistevano o nel fare visite notturne tra tombe etrusche (mi vidi tombe che ora colcipperoleapronopiù) o nel tenere aperto l'ufficio turistico locale dando informazioni agli stranieri e/o turisti di passaggio. E naturalmente io, nonsocome, me la cavavo in lingua. Uhm, sicuri fosse l'età prescolare? (mamma, aiuto! intervieni!)
C'era il museo delle Confraternite. Lì, nella loggia di San Tommaso. Io lo vidi una volta, ma nella psiche di bimbetta 'ste cose ti segnano. Anzitutto c'erano OVUNQUE (poi saranno stati due o tre, ma se uno è sotto il metro e quaranta sono ovunque) manichini bubusettete vestiti da incappucciati. Sì, ho capito che era la tenuta lavorativa dei confratelli delle confraternite e che mia mamma me li scopriva per far vedere sotto che erano manichini dell'upim ma io ci avevo un certo timore.
E quindi, quando dovevo proprio andare a fare la pipì sul al primo piano e fare quelle 4 rampe di scale di legno io mi coprivo gli occhi e andavo alla cieca in bagno.
Sì, fa ridere.
Eppoi la cosa più figa, secondo me, col senno di adesso, era la colonna sonora che si poteva mettere per soundtrack alla visita. Un canto tipo flagellanti-alè-alè che si esplicava in un "aaaaaaieeieiiiiiiuuuuu" polifonico tale che se l'avesse sentito Dario Argento l'avrebbe usato come sonoro mentre girava una scena in una chiesa diroccata col baubau che esce fuori alle spalle della protagonista.
Forse lì ho imparato ad esercitare il mio sfintere uretrale tale da tenere più pipì della donna media.
Ora io manco diverso tempo da Viterbo, yuuh... ehm, ma il pensiero tra me e mia mamma si è tramutato nella stessa cosa:
e ora, quei baubau lì, e le cose delle confraternite... indovecazzosarannofinite?
[naturalmente, la parola cazzo, non può uscire dalla bocca di una mamma ma è una cosa ascrivibile a chi vi sta scrivendo, nota scaricatrice di porto. Probabilmente al museo del Colle del Duomo, a pagamento, o forse a casa di boh]
In caso, il simulacro in argento della testa di san Giovanni mozzata starebbe benissimo sulla mia libreria Billy Ikea. La acquisisco volentieri io a prezzo di favore. Si sposa bene con la mia anima darkettona.
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| email me elaborato da Franfiorini, 00:42 in est est est, historia frannica [volevo avvertire il gentile pubblico -astronzi, i post di cuRtura non me li cagate di pezza- che oltre agli ospiti su questo blog ci sarà un incentraz... incentrament... incentragg... ehm, insomma, si parlera molto di cultura mittle-maanche-est europea nei prossimi tempi.]
Carissimi.Dunque, visto che io ormai ho la memoria di un criceto alcolizzato e con la substantia nigra che non vede dopammina da secoli, quando son andata in giro l'ultima volta ho fatto una vagonata di foto. Ciò si traduce in numeri che non è meglio comunicare se non ad upload su flickr finito (ma se siete ascoltatori domenicali del Radiosglaps ben sapete le cifre esatte. Non lo siete? Ahiaiaiaiai, potreste recuperare stasera alle 21) Dunque vedete la fotina sopra? Che è il particolare di questa a lato. Orbene, questa è la tomba di Federico II il Grande di Prussia. Sì, ora vi chiederete anche voi cavolo ci azzecchino le patate assieme ai fiori, sulla lapide. Orbene nel 1756, la Prussia era in guerra con Austria, Russia, Francia e Svezia, i Prussiani rischiavano di morir di fame; l’imperatore Federico II il Grande mangiò patate lesse davanti al suo popolo. I Prussiani si convinsero a mangiarne durante tutta la guerra e una volta vinta la fame, vinsero anche la guerra. L'altra cosa che vi chiederete cosa c'entri, nella foto qua a destra, son le altre 11 lapidi. Orbene, mi pare nel 17 agosto 1991 il desiderio di Federico di essere sepolto coi suoi levrieri, appena 205 anni dopo la sua morte, è stato esaudito. Ergo quelle sono le lapidi dei suoi undici fedeli canidi, con tanto di nome (molti illeggibile) scritto sopra. Ganzissimo. Poi c'è un'altra cosa che non mi torna. Questo qui accanto è il Neues Palais di Potsdam. Ve ne parlerò più ampiamente in seguito, ma all'interno, contrariamente a tutto il resto dei musei della Germania, non si possono far foto. Questo sta provocando in me un dubbio atroce, che non trova spiegazioni nella internet. Difatti, l'unica cosa sull'argomento si può trovare in un trafiletto del NYT del 1889, ed è questo. Ma non risolve il dubbio, non specificando quale Federico sia: spiego, nel palazzo morì uno degli imperatori, che si sposò per matrimonio d'amore con la moglie contrariamente alla moda dell'epoca, e quella morte è ricordata da una croce nera disegnata sul parquet al posto del letto dove morì. Ecco, ma era Federico II o III. Tutta colpa della mancanza di foto, cazzarola.
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| email me elaborato da Franfiorini, 17:33 in historia frannica Io 'sto marketing ecclesiale non lo capisco.
Riporto una pregnante testimonianza dell'odierno dal twitter di Stark.
Ora, non per dire, ma secondo me stanno sbagliando qualcosa. Con il massimo rispetto eh, si intende.
[perché visto che sto violando uno degli autoregolamenti dello sglaps, ovvero scherza su qualsiasi cosa ma lascia stare i santi. Ecco: voglio fare la prova se la mia sfiga è di ascendenze divine.]
Difatti l'avvenimento del giorno è la messa all'aria di un cadavere di una persona in odore di santità (la persona, il corpo molto meno) morta, mi pare, nel 68.
Ora, al di là della fede e del sovrannaturale, e anche al di là delle varie ricognizioni del corpo che, mi pare, siano prescritte nell'iter per la santificazione di una persona, io, sta cosa del mettere fuori una salma, non la trovo giusta nell'ordine naturale delle cose.
Ovvero: se il corpo si è presentato in perfetto stato di mummificazione, senza additivi può essere scientificamente interessante, anche per studiarne i batteri residenti e menate varie da paleoantropologi, ma mostrare per forza il corpo di un trapassato non è che mi sembra proprio-proprio una cosa da società civile eh. Momenti era meglio quando li sezionavano per lasciare le reliquie qua e là.
Insomma, secondo me la fede si basa su altro. 'Sta gente che deve per forza vedere un qualcosa per credere -sarà nella natura umana- ma non la capisco. Boh. Son pippe, per me.
Cheppoi a me darebbe noia sia il disseppellimento sia di Francesco Forgione, che di Karl Marx che di Almerigo Pautasso eh.
P.s. che poi, farlo vedere in diretta tv.... Ah, vi dirò una cosa: una sera sono rientrata in hotel e mettendo raiuno sembrava fosse successo qualcosa in America tipo che ne so, il crollo delle torri gemelle. Dopo tre minuti di questo tono allarmistico misto a del funeralismo ho compreso cosa ci fosse lì, al posto di Carlo Conti: era la diretta della tournee di Ratzinger.
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| email me elaborato da Franfiorini, 20:53 in historia frannica Parlarne suona strano. Perché io ci ho gente che mi segue dalla Campania e parlare di monnezza anche qui, cioè, è come portarsi il lavoro a casa e pare brutto.La poubelle è una densa metonimia. Sta per immondizia, ma noi si va a descrivere il contenitore e non il contenuto. Pensate, è francese, e qui non lo si è studiato. Simpatico sapere che l'inventore dell'inscatolatura è un poveruomo a cui, figura retorica nella figura retorica, ha dato il suo nome al cassonetto (nel 1890 venne registrata la parola poubelle come sinonimo di spazzatura). Ora, con tante cose di cui uno può essere orgoglioso questa non la annovero tra le prime eh. Eugéne Poubelle infatti era prefetto della Senna. Nel 1884 gli sembrava quantomeno inappropriato che gli abitanti della capitale parigina buttassero ancora dalla finestra liquami, resti di cibo, stoviglie, piatti, orologi a cucù, quel che capitava insomma. Da lì le mode del fiore all'occhiello ma soprattutto dei profumi (derivata anche dai malseppellimenti, ma dopo vomitate, lo so che siete debolucci di stomaco). Capì anche che c'erano delle possibilità di riciclo: tipo fare col grasso le candele, con gli ossi i bottoni, con gli stracci la carta. Orbene, da lì la situazione non è cambiata più di tanto eh. Pensate, oltre un secolo di immobilismo. Io son d'accordo con la raccolta differenziata e con lo sguinzagliare l'anziano a denunziare il vicino che non la attua.Adoro le liti condominiali. Ringrazio iddio di non abitare in una scala condominiale altrimenti vi starei già scrivendo dalla prigione locale. Il titolo di questo post è invece ispirato, come i più periti di voi avran compreso, da il racconto La strada di San Giovanni di Italo Calvino. Il gradita, agréee per Calvino, andava ad indicare quel gesto di disimpegno del buttare la busta nel cassonetto. Un rito liberatorio (che ora la differenziata ci toglie), piacevole, rilassante, denso di senso civico, perché nel disfarci di queste cose vuote, usate, consunte riviviamo il piacere riportato dai loro contenuti. E nel racconto va lì, a descrivere quella che è una vera e propria arte: far aderire perfettamente il sacchetto al secchio senza che questo formi sul fondo una fastidiosa bolla d’aria. Pensa a quante ambientazioni romanzesche, potrebbe avere tutto ciò. Ovvio, se non in zona partenopea. P.s. Comunque la foto qua a lato è geniale. Avrei voluto scattarla io. commenti (10)
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| email me elaborato da Franfiorini, 17:40 in historia frannica Salve a tutti e benvenuti al consueto post col quale la vostra cultura viene arricchita, il vostro nozionismo da chivuolessermilionario superato, i vostri orizzonti allargati e la vostra curiosità solleticata.
[Bambini!! Attenzione!! Meglio che leggete codesto post con un adulto, sebbene poi voi alla vostra età siete più svegli e sgamatori di noi alla vostra. Tsk, apparte che io avevo un affresco simile a quello che vado a illustrarvi sul muro esterno della mia scuola media, ma vabbè, facciamo i veltroniani...]
Dunque, voi sapete che da queste parti si conosce un po' di cose degli etruschi. Io che invece che l'asilo frequentavo i musei. Cavoli, rischiavate di trovarvi una versione di albertoangela in gonnella, ora che ci penso.
Bene, nella necropoli di Monterozzi, a Tarquinia, tra le migliaia di tombe scoperte e accessibili (non aperte, ma accessibili, molte sono state solo sondate e non aperte o reinterrate, pensate un po') c'è quella del Topolino.
Di norma una tomba si chiama con l'elemento o più preponderante della pittura parietale all'interno, o come nel caso della tomba Cardarelli per elementi esterni contingenti alla scoperta.
Ecco, alla vostra sinistra, cerchiato di rosso (l'ho individuato subito io, mia mamma l'ha cercato per ore) ecco il topazzo che da il nome alla tomba. Lo notate, nevvero?
Ma la tomba ha scatenato sempre ridolini e risatine varie ogni volta che veniva citata, là in quel di Tarquinia, tra i vari custodi. Vado a svelarvi il perché. Gli etruschi, che non ci avevano tutte 'ste pippe mentali, avevano un'idea della sessualità aperta. Ma soprattutto, se c'era da mostrare, era come per ora per i toschi far le battute argute e boccaccesche: si mostrava.
Dunque, l'artista (che, andiamo a ricordare lavoravano in condizioni di luce un po' così, e quindi proporzioni e misure erano un po' espressioniste, pur non conoscendo loro cosa fosse l'espressionismo, in pratica facevano avanguardia e non lo sapevano) andò a disegnare a sinistra, tra un alberello, una frasca, e un commensale, l'immago qui accanto, che se non riuscite a individuare bene (BAMBINI NON CLICCATE) potete vederla nella ricostruzione disegnata qui. (ora non lamentatevi e non dirigetevi a chiamare il moige eh)
Ora noi non sappiamo bene il perché di quel fallo volante messo lì. Anche perché immaginate cosa pensarono, nel 1800, quando scoprirono la tomba. Oh, era anche nello statodellachiesa. Qual pruderie, signora mia. Non sono state fatte tante ipotesi, ma temo che nei commenti voi, giovani archeologi col gusto della scoperta, appronterete un seminario su ciò. Temo eh.
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| email me elaborato da Franfiorini, 19:27 in historia frannica Su, ora vi tolgo anche una certezza della vita.
I film, quelli biscottosi che a fine estate o dopo pasqua la rai ci prospetta, sulla vita di Sissi sono mmm, vediamo come dirvelo in modo meno traumatizzante.... come servizi del tg4 su una convention di Forza Italia o quel che è diventato. Sissi era una stronza. Quei film non valgono una ceppa storicamente. Romy Schneider, nei suoi 16 anni, era una bambolina zuccherosa, bellissima e dolce. [Elisabetta invece era alta, magra, un po' mascolina nei tratti. Pur sempre una bellezza per l'epoca eh, ma non stafiga] Anche colui che faceva CheccoBeppe (padre poi di quell'attrice che farà sia la compagna di Montalbano con Zingaretti, sia la dottora in Amico Mio con Dapporto) era lì tutto bello, integerrimo, risoluto. Tipo, anche la pagine di Wikipedia sembra cosparsa di melassa. Facciamo pulizia.[vediamo di fare un giretto di parole per rendere bene il tutto] Sisi era una nevrotica, ossessiva, cavillosa, egoista, ottusa, invidiosa, caparbia, cupa, cinica, pessima moglie, madre ed essere umano. [uao, alla faccia del giretto di parole! sto iniziando bene il nuovo anno, ce l'ho col mondo intero, sì.] La tipica persona che, non avendo grandi casini a cui pensare, si fasciava la testa e si perdeva dietro a inutili cavillosità. Era ossessionata dalla sua forma fisica. L'imperatrice aveva attrezzato il suo spogliatoio con una serie di carrucole alle quali appendeva le ciocche dei suoi capelli perché restassero sollevati dalla cute. Diceva che i capelli, che aveva foltissimi, le pesavano e per qualche ora al giorno voleva liberarsene. Stando a chi la conobbe bene, il suo argomento preferito di conversazione erano le sue mestruazioni. Non faceva che lamentarsene. Quando non seguiva le sue strane diete, il suo pasto giornaliero comprendeva solo un uovo alla coque. E per aiutarsi a restare snella, oltre che soffrire la fame, faceva quotidianamente lunghissime passeggiate a piedi, camminando rapidamente, seguendo sentierini di montagna, valicando passi e vallate e trascinandosi dietro le povere dame di corte. [*] Nonché la notte si fasciava i fianchi con lenzuoli bagnati, pur di non perdere la linea (se guardate i vestiti a lei appartenuti ci si sorprende davvero per il punto vita, ottenuto sì anche da corsetti, della linea) Anche il lato affettivo era un dramma. In compenso, Franzi aveva perso la testa subito per lei. Ed essendo lui testa di cazzo anziché sposare la di lei sorella e di lui cugina, decise di sposare la cugina minore ossia lei. Perché insomma, era come Beautiful, si accoppiavano tutti tra loro. La sua infanzia era meno schifosa del cuginetto Ludwig: suo padre, del ramo cadetto dei Wittelsbach, andava sempre in giro a sperperare. Solo che lei più di dargli figli, così, in modo diciamo meccanico non fece. Anzi, appoggiava le relazioni extraconiugali, caldeggiando e chiaccherando con le amanti del marito, che tutto sommato, quel pover uomo, anche se trattato di merda, le voleva bene e soprattutto le passava tutti i soldi per i viaggi e capricci di lei. Capitolo figli: magari qualcuno vide un mesetto fa il filmetto biscottato sui fatti di Mayerling che poi gettarono ancora di più Sissi nella tragedia greca teatrale, visto che uccisero il suo unico figlio maschio. Probabilmente Rodolfo venne ucciso dopo che il suo papà subodorò un complotto del figliolo nei suoi confronti. Insomma, CeccoBeppe era buono sì, ma attaccato alla cadrega e quindi al potere ci teneva. Ma inizialmente si disse che Rodolfo, sensibile come la madre, e la contessa Vetsera (interpretata dalla Puccini-Dirivombrosa) si suicidarono/omicidarono per l'impossibilità del loro amore. Fattostà che poi l'Elisabetta morì a Ginevra perché il suo assassino quel giorno non aveva trovato la sua vittima preferita e quindi ripiegò su di lei. E lei, inzialmente, non si era neppure accorta di essere stata pugnalata da quanto era stretto il suo vestito. Mah, bah. Son cose. commenti (24)
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| email me elaborato da Franfiorini, 18:53 in historia frannica Avete sulle balle la tombola perché vostra nonna ottuagenaria e il nipotino settenne vi hanno ciulato mezza quattordicesima, loro che se li spenderanno in frivolezze, mica come voi, e quindi cercate nuovi giuochi per sopravvivere fino al sei gennaio?Uno, con ampio consenso, ve l'ho già esposto. Ma abbisogna di spazi aperti. Quello che vado a esporvi invece può essere fatto anche nella tranquillità dei vostri soggiorni di 24mq, usando piccole suppellettili magari prese all'ikea.
Lo so, sembro Muciaccia.
Il cottabo era un simpatico giochino da fare a fine pasto. Pasto che si consumava in posizione semi-recumbente (sdraiati sul fianco. Può sembrare scomodo ma vi assicuro che facendoci l'uso non lo è). L'abilità consisteva nel lanciare alcune gocce di vino rimaste nel fondo della kylix (la tazza non profonda con la quale bevevano, una sorta di tegamino per l'uovo) contro dei piccoli vasi messi a galleggiare in un recipiente pieno d'acqua. Con uno scatto atletico del polso, che maneggiava il vasellame come vedete in figura (tomba del Tuffatore). Oppure con le gocce residue del vino sorseggiato nel bicchiere, si tentava di colpire un vaso o un piatto posto ad una certa distanza, detto appunto cottabo. Spesso si frapponevano ostacoli alla riuscita del gioco, per esempio ponendo il piatto su un supporto dondolante o instabile: chi ne colpiva il maggior numero diveniva vincitore, e come premio ne riceveva uova, farina, dolci o presagi, specie in amore, visto che di solito ci si contendeva da mangiare o nella Grecia si pronunziava il nome dell'amato, e se non si aveva un bel suono di riscontro dal cottabo... beh, non era quello giusto. [oppure, non si poteva ciulare la persona messa così in palio per la serata, ecco] Nel simposio il cottabo era il gioco più citato e consisteva nel lanciare il vino contro un bersaglio. Questo non si limitava a un puro esercizio di equilibrio, ma coinvolgeva anche l'abilità, la mira e la sicurezza del gesto. La pratica poteva assumere svariate forme a seconda del bersaglio: talvolta bisognava colpire delle navicelle fluttuanti collocate in un bacino d'acqua; altre volte invece i partecipanti dovevano rovesciare un piatto posto in equlibrio su un'asta. Il giocatore nel momento in cui si apprestava a lanciare il vino dedicava il lancio all'amato. [* con tanto di figurine. Notare anche i satiri...]
Io vi ci vedo coi mobili ikea con quei nomi strani lì a giuocare al Cottabo aspettando la mezzanotte del 31. E poi patapim e patapam.
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| email me elaborato da Franfiorini, 20:16 in lo sglapsanalista, historia frannica Io ieri sera non avevo molto da fare e quando è così a me capita di pensare e tanto.
Così, mentre mi rigiravo nel mio letto pensavo a una vacanza di quelle che si facevano a novembre, coi genitori.
Così, dacché avevo girato sul concerto di Bocelli, dicendo "io 'sta canzone ce l'ho in testa, mi sa che è del '94" mi son ritrovata a cantare Il mare calmo della sera senza neppure ricordarmi di averla imparata. Dopo che mi sono sorpresa di essere un incrocio fisicomentale tra Paololimiti e Floradora (nel senso, sono un cencio, ma coi capelli rossi) non potevo smettere di tenere acceso il cervello.
In realtà non sapevo dove si spegnesse.
Ansomma, di qua ricordo solo due cose: eravamo in Tunisia ed era ancora vivo Craxi. Nelle mie cose le date non le ricordo.
Però ricordo il nome dell'hotel, Molka, aveva un paio di piscine. Piene di tedeschi. Aveva l'accesso alla spiaggia, nella zona industriale di Tunisi. Però c'erano un paio di cammelli per i turisti. Io ricordo che ci ho una foto sopra e ci sono arpionata come se mi ci fossi cinta addosso. Una zecca sull'animale. Avevo paura, cribbio, e le foto posate m'han sempre dato noia. Ma ero piccola. Dopo mamma legge e mette l'età, state tranquilli (che di solito le ricordo solo io 'ste cose....)
Mio padre poi mi pare che cambiò agenzia viaggi perché il suo amico stranamente fallì.
[in realtà questo post è lungo e noioso, voi arriverete fin qui poi commenterete dicendo "auguri!" e via andare. Io non festeggio, ché il periodo non lo permette, però vi ringrazio. Quindi restate fin qui, o a meno che fate f5 un paio di volte al giorno dappertutto e così sto post vi da soddisfazione.]
Non ricordo esattamente cibo, viaggio con Air Tunisi eccettuata la voce era una carretta e se non mi son schiantata lì non succederà mai più, la città di sidi bou said (ricordo la cartolina, non ricordo una fava di quelle cose con le piastrelle azzurre, a meno che ci fermammo lì a prendere un té, boh). Ma da quel viaggio compresi che i viaggi con gite organizzate sono il Male.
Di quel viaggio però ricordo alcune cose. Che mi ammalo dopo sei ore nell'acqua fredda nella piscina in mezzo ai crucchi. Che feci la mia prima foto con la canon reflex di papà, proprio lì all'ingresso dell'hotel. Che imparai a giocare a biliardo. Che vidi Cartagine inteso come sito archeologico.
L'ultima cosa fu una figata.
Il direttore del Museo, grosso suppergiù 200mq, all'epoca un po' un magazzino assolato coi reperti messi un po' come noi si mettono le bici in garage, era un ganzo. Aprì un po' tutte le urne cinerarie e era contento a mostrarmi le ossa e varie cose che c'erano dentro. Ora, a me non è che interessava, ma non sapevo come dirglielo visto che boh, era tipo il baubau alto e con due mani che parevano due escavatori. Sicché mi nascosi dietro a papà, ché pure lui in quanto ad ante è ben fornito e via.
La cosa positiva è che mia mamma scoprì che il sarcofago del sacerdote, ubicato a Tarquinia, in pratica era una produzione in serie. Cambiava soltanto la cassa sotto, nel senso del dipinto.
Poi scorrazzammo nel sito archelogico.
I romani, in simpatia, dopo le guerre puniche, vi gettarono il sale per non far ricrescere più nulla (ma l'esperto è l'amiciccio, ché ste cose le ha studiate. Io fingo di studiare altro). Mi ricordo lì la zona dove facevano riti (tra cui sacrifici umani) e da lì, mi è venuto in mente Attilio Regolo.
La propaganda romana era meravigliosa. Magari tutti voi ricorderete della botte ma non dell'abbacinamento, forma di tortura meravigliosa ché però tutte le volte mi fa quasi svenire.
Poi per alcuni secondi, ieri, mi ci son sentita come Regolo. Lì, nella mia botticella, a rotolare dopo che mi hanno spinto giù. Ma tanto.
Ché invece poi tutti erano interessati alla villa di Craxi.
C'era una signora che parlava di questa villa tutta circondata dai gelsomini. Ché poi i gelsomini di lì li rivendevano i ragazzini, lì alla fermata dei bus dei turisti, lasciandoteli in mano. Fiori su stecchini.
Poi c'era il suk. Da cui io ho ancora un paio di fragranze oleose [il tarocco di Anais anais] e il cappellino tipico, fucsia, che ormai non mi sta più dacché mi è cresciuto il cranio.
Pensate, voi, a che si pensa eh.
[poi mi son cullata coi miei dolori e son stramazzata sfinita a dormire]
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| email me elaborato da Franfiorini, 19:43 in historia frannica C'è ormai questa rubrica insita tra le pagine sglapsiche che era un po' da lungo sopita e che potrebbe essere ricondotta a un "Etruscan did it better".
Ad esempio, c'è sta cosa della gente che si tiene dentro tutta 'sta rabbia repressa poi va ad ammazzare gente in bici, in baite, le defenestra o le accoltella. Poi dopo uno va allo stadio e getta motorini. Altro che filosofie orientali: fate passare per filosofia orientale anche quella etrusca e ripristiniamo il giuoco del Phersu.C'è questa cosa che me ne fa parlare lieta come Benigni che ciacola di Dante.
Ad esempio nella tomba degli Auguri di Tarquinia alla destra dei lottatori c'è qua zio Phersu (dalla cui figura, dicheno, prese le mosse la maschera di Pulcinella. Ma non chiedetemi la connessione.) C'è sto qui, barbuto e incappellato che tiene una fiera (un antico pitbulle? nescio) e lo scatena addosso al suo compare incappucciato che si deve difendere con un bastone nodoso dal farsi sbranare dal cagnolino che sta lì e non mangia chappi da due mesate.
Pensate la bellezza di questo gioco: serviva che lo schiavo morisse per propiziare un viaggio verso l'aldilà più bello al defunto (ricco). Ganzo, eh?
E l’azione del Phersu mostra d’essere stata parte integrante di quei "giochi," anche cruenti che nei funerali erano destinati ad assicurare al morto, magicamente, quel minimo di "vitalità" per la sua sopravvivenza nella tomba. Il motivo però ritorna più volte altrove in varie figurazioni pittoriche (tombe del Pulcinella, delle Olimpiadi, del Gallo, forse della Scimmia : un nano o un bambino) in atteggiamenti o in contesti che nulla hanno a che vedere con la gara mortale della tomba degli Auguri ; è stato ritenuto essere una caratterizzazione generica, e forse potrebbe trattarsi della più antica "maschera" della storia del teatro italiano 3. [*]
Dai, io sarei per ripristinarlo. Specie sotto Natale, al posto del Monopoli.
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| email me elaborato da Franfiorini, 15:45 in historia frannica C'è da prenderne atto.
Quello pseudoreplicante delle macchiette interpretate da Albertone Sordi, alias Franceschiello Rutelli, a forza di tentare di mingere dentro il vaso qualche volta ce la fa pure a mirare esattamente dentro il buco.
Insomma non è una cosa che sappiamo tutti eh, ma mentre un po' tutti subiscono il fascino del Camino de Santiago molti non si cagano la solita cosa sottocasa. Ché è un po' come andare alle Hawaii e non cagarsi la Sardegna, ma vabbè. Io, ecco, io che ci penso a voi e penso anche che i costi del carburante ormai sono più esosi che se facessimo una macchina che va a grappa.
Ecco allora la proposta healthy (marò) per le vostre ferie: fate anche voi a piedino o in bici la via Francigena! Rutellone e Prodi si sono riuniti assieme ai presidenti delle associazioni e han fatto il punto della situazione a Monteriggioni, borgo senese. Dunque, il percorso pedonale c'è: manca solo da segnalarlo.
Infatti eccetto province come quella di Parma non è che si lesinano cartelli e indicazioni (alcune cose son da completare, ad esempio l'ambizioso progetto del ponte pedonale sul Po) per il percorso pedonale. Insomma, tutti ci credono. Non so quanto sarà realizzabile, anche per carenza di strutture low cost ove dormire [nel camino de Santiago ci sono ostelli, ci son le vecchie fonti con acqua e vino, ci sono quelli che ti mettono i bolli che alla fine del viaggio ti danno la tesserina "uè, anche io ho fatto il Camino". A noi tutta questa industria qui manca. Ah, come faccio a saperlo? A me andrebbe di farlo, così per una questione che camminare fa bene sia alle gambe che allo spirito, più che una cosa prettamente religiosa. 'Ste menate qui. Ma ho trovato solo una mia compagna di università propensa, ebbasta. Quindi è un progetto accantonato. Minchia, pigri così per qualche centinaio di chilometri a piedi...]
Naturalmente il cammino non riguarda solo l'Italia. Certo, se l'obiettivo è arrivare a Roma partendo da Canterbury capirete anche voi che si passa per la Francia. Esempio: sotto la cattedrale di Lione è segnalato che lì ci passava la francigena.
La possibilità di vedere posti come questo, rispetto al camminare da Pamplona a Santiago per i monti, secondo me non ha paragoni (suvvia, la Spagna è più brulla, il senese è meglio).Oppure, e io conosco solo questo lato di Francigena, ossia quella attorno al lago di Bolsena, per ovvi motivi (mamma è guida turistica, capitemi, io sin da piccina ci pascolavo) e pure lì stanno cercando di perlomeno disboscare la strada ove si deve camminare. Ché noi qui lo sappiamo che vanno fatti percorsi pedonali ad hoc, sennò già ci si ammazza normalmente sulle strade. Capisco che magari l'intento è anche religioso ma provare a vedere se ci siamo conquistati abbastanza la graziadidio anelando il paradiso da moribondi non mi sembra una cosa da furbi.
Dunque, però dico che durante 'sto percorso ci son tante bellezze storico-naturalistiche. Vi segnalerò, ad esempio, ad Acquapendente provincia di Viterbo la cripta della locale chiesa è rifatta sulle fattezze e misure di quella del Santo Sepolcro di Gerusalemme. E so on.
Ma perché ora noi facciamo 'ste cose per calare la panza o sfuggire allo smog milanese e invece una volta tutti andavano a fare i pellegrini?Anzitutto si acquisivano diritti mostrando i segni dell'essere andati in pellegrinaggio (non le vesciche, pirla. C'era la conchiglia per Santiago, la chiave per Roma e la croce per Gerusalemme). Ma poi visto l'importanza (all'epoca?) del potere religioso l'aver fatto il cammino era vista come una cosa bella da fare, e i 20-25km al dì per penitenza in gruppo eran visti con profondo rispetto devozionale nei confronti del luogo della meta (da San Giacomo a Santiago, a Roma sulla tomba di Pietro e Paolo, a Gerusalemme sui luoghi di Gesù).
Ora non ditemi che non vi do idee per le ferie eh.
[Maggiori info: qui. fonti delle foto: Flickr. Tra i tanti album, oltre a ravanare sulle foto cliccate guardate questo album o questo, o le 300 foto qui]
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| email me elaborato da Franfiorini, 14:33 in un jour en france, historia frannica Siccome questo sglaps trasuda cultura come mmm...
[oddio, non mi viene in mente un termine di paragone, oddio...]
Dicevo, siccome questo sglaps è infuso di cultura come se fosse una tazza di Karkadé è d'uopo dirvi, a voi che andrete a vedere (in modi più o meno leciti, mica solo con un biglietto del multisala, ma anche per mezzo dei soliti animali sterili atti alla soma o dei flussi di dati che scorrono in un programma che ve li fa sgorgare in una cartella) Ratatouille che, insomma, c'è la dotta citazione a lato.Quelli esposti come prosciutti a Langhirano sono invero dei sorci, catturati a Les Halles.
Ora, io non posso spoilerarvi la storia del simpatico sorcio che cucina, che fa brutto, e dopo mi sentirei anche in colpa. Ché io la odio la gente che mi spoilera i film quando non glielo chiedo. A volte odio anche i trailer spoileranti. Ecco, insomma, però sappiate che d'un tratto vi si presenta la scena della foto qui.
Del resto la zona di Les Halles non fu mai linda e pinta. Anzi. Questo negozio lo trovate, mettendovi alla destra il Centre Pompidour, nella destra della piazza antistante proprio il Pompidour. Vende prodotti per la derattizzazione. Nonché ricordate che la zona proprio del Forum de Les Halles era, un tempo, un cimitero, i cui corpi malsepolti vennero traslati in fretta e furia nelle catacombe parigine della zona sud dopo che un muro di separazione tra una fossa comune del cimitero e un'osteria crollò diffondendo (una cosa che per comodità e che per non far vomitare il gentile lettore che si sta avventurando nel paragrafo) liquami nella zona ove c'erano le botti.
Son cose, eh?
[mercì à Tintinetmilou]
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| email me elaborato da Franfiorini, 18:25 in historia frannica Io poi ho erroneamente scazzato il periodo. Pbulma, lettrice di questo ritrovo di matti, a Marzo mi chiese via email una breve guida non-ragionata a Monaco di Baviera. Poi il di lei viaggio c'è stato, ed ha fruttato questa galleria fotografica. Ora io ve la metto a disposizione, 'sta guida, ma capite che fu scritta di getto.
Allora, io ti avverto di una cosa. Quando vado in giro sono peggio dei
giapponesi. Quindi vedo di darmi una regolata. Dunque, non so se arrivate in aereo o stazione, però cioè considera che ci sono tre grossi nuclei visitabili: il centro, il Nymphenburg e L'Olympiapark. Ti dirò, l'Olympiapark e l'altro spazio immensamente grande, l'Englischer Garten sono trascurabili (cioè, fighi ma alla fine non è che ci sia nulla di trascendentale da vedere). Se vi piace invece il discorso stucchi, affreschi, orpelli, cose belline da vedere ti consiglio sia la visita al Nymphenburg o/che alla Residenz. Più di 4 ore a prendersela più che comoda non ci vuole. Piuttosto il Nympheburg magari è un complesso che molti vedono. Castello costruito da una Savoia nel 1600, residenza estiva dei Wittelsbach si raggiunge col tram 17 (sicuramente passa in stazione, sul lato destro se guardi la stazione stessa), fermata "Schloss Nymphenburg". Presenta un corpo centrale, e col biglietto cumulativo (ocio agli sconti se siete gggiovani, basta la tessera studenti) vi vedete anche il museo delle carrozze a sinistra, pascolate nel parco, il museo delle ceramiche, la Magdalenklause (che oggettivamente a me inquieta), un altro padiglione dove mi pare ci sia pure la caffetteria e il Badenburg che ci ha dentro il primo modello di piscina coperta. La residenz invece è in pieno centro, con la U3 o U6 della metropolitana, fermata "Odeonsplatz". Dentro è bellina, come palazzo. Però ti ho detto, dipende da quello che vi piace. Fuori c'è l'Hofgarten, il giardinetto. > Questo mio amico voleva andare alla Pinacoteca Moderna (ne vale la pena?) e > poi... Boh! Dunque. Se vi piacciono i quadri il complesso museale che va dalla Koenigplatz fino a Schwabing (ossia la zona universitaria) concentra le 3 pinacoteche, la metro è la U2. Vi trovate il Propyläen, la Glyptothek e la Staatliche Antikensammlung. La Glyptothek è tappa irrinunciabile se vi piace la statuaria classica, ed è quell'edificio che si trova nel lato opposto da dove uscite dalla metro. La Staatliche la becco chiusa da anni, non saprei quindi :) Proseguendo per la via che va (lasciandosi alle spalle) la Glyptothek hai prima la chicca della Stadtische galerie. Cioè, io adoro Kandinsky, Paul Klee, Franz Marc, quindi può essere che sia di parte. Però il sito è questo: http://www.lenbachhaus.de/neu Poi da lì vai alle tre Pinacoteche. http://www.muenchen.de/Stadtle Io non ho visto la Der Moderne. Ammetto che le altre due mi piacquero... Poi ci avanza il giretto per il centro. Partendo a ragionare dalla stazione ha la Stachus (Karlsplatz per i non locali), giù fino a Marienplatz dove hai il municipio (sotto i portici guardando il carillon, che suona alle 11, 12 e alle 17, a sinistra c'è una caffetteria dove fa ottime torte a poco, e se scarpini e ti vien fame è una indicazione utile) fino alla Odeonplatz che ti dicevo prima. Detto ciò, l'unica cosa che manca davvero al giretto di base (lol) è il giro delle chiese. Una la vedi a Odeonplatz, è la chiesa dei Teatini. Restaurata da relativamente poco è un gioiellino di architettura. Le altre le incontri risalendo il percorso che ti ho dato nel paragrafo sopra. Notevoli son la chiesa di San Michele (e qui ti trovi già in Neuhauser str.) dove c'è sepolto Ludwig II ed è fatta sulla copia della chiesa del Gesù a Roma, e (sebbene le due torri siano seminascoste) la Frauenkirche (occhio appena varcato il portone d'ingresso, prima della cancellata che sancisce l'ingresso ufficiale nel Duomo, troverete sul pavimento l'impronta di un piede che per leggenda si dice sia quella del Diavolo, sì, ci hanno senso della dramamticità) e poi risalendo verso la stazione hai la chiesa degli Italiani (non ricordo una ciospa a che santo sia). Però son tutte lì, concentrate. E per di più sono a orario continuato, non come in Italia, quindi se vi annoiate a pranzo sono ideali ;) Ehm, boh, potrebbe esser tutto, dimmi tu. Anche perché ho scritto di getto e non ho idea che troiate possa aver messo ;) [sempre sulla Baviera, guardate qui]
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| email me elaborato da Franfiorini, 14:50 in historia frannica C'era sta frase che poi la si può più relazionare a Gramsci che a Leopardi. Cioè, se non erro l'ha perlomeno codificata il primo mentre si girava i pollici nelle prigioni fasciste. Ma sapete com'è, io ho fatto il liceo in un posto dove già votare per AN poteva essere considerato un passepartout per il bolscevismo. Però cioè, tornava e ritornava. Dovrei scendere e riguardare nel mio libro di letteratura, a che pagina la scrissi, ché io scrivevo sui bordi delle pagine, in picometri. Ora al confronto scrivo in caratteri cubitali, ma sapete com'è. No, non lo sapete. Beh, ecco, sono anche la sagra della tendinite, quindi non posso rovinarmi questi due strumenti di precisioni con le quali sto zapp... ehm, digitando questo post. C'ho da salvare Vite Umane da grande, io.
Dicevo, a me Leopardi mica mi piaceva punto. Troppo triste. Altro che romantico, lì si trattava di pestellarsi le ballette tipo il carpaccio di oggi che ci hanno insegnato a cucinare a Gusto dopo l'insalata di ieri. Era angosciante, deprimente, scassacazzi e poteva uscire e andarcisi a infrat... ehm, a fare una passeggiata dietro alla siepe che da tanta parte dell'orizzonte il guardo esclude. O poteva trovarsi una rumena su meetic. Ah, non c'era meetic? Sì, ma lui aveva i soldi, sai quante si sarebbero volentieri spacciate per rumene con lui, altro che sta gigantesca sega (credononsolo)mentale su Silvia, che mai l'ha saputo. Su, i tredicianni passano, perdio, cresci. Potevo sopportarlo io? No.
Mi ricordo il mio orale alla maturità come il più grande approfondimento culturale mai esistito e come il momento meno accademico che si sia visto. Ero la prima di tutto il liceo, avevo in pratica il pubblico tipo una sfida tra Federer e Nadal. Appena sconfinammo nel lato letterario tirai fuori la mia cultura ostentandola come un matador fa con la muleta [sì, è il drappo rosso che adopra il torero innanzi alla bestiola rabbiosa di cui ho il segno zodiacale. Ah, sto ostentando cultura anche ora? Ops.], una cosa a tratti fastidiosa ma fu un breve momento di celolunghismo tra me e le prof, poi con quella di filosofia facevamo apposta via. Siamo partite da Nietzsche, Schopenhauer, Eraclito, Freud, Adorno e Goethe. Collegati tra loro eh, mica a casaccio. Ci mancava mi chiedessero solo la formazione dell'Inter del sessantanove. Me lo sentivo, da un momento all'altro che poteva toccarmi anche quella. Io, che avevo portato come argomento di tesina "La sessualità nel Decadentismo" e avevo parlato per mezz'ora con dettami tecnici e linguaggio (che non mi contraddistingueva) per nulla diretto (neppure un termine come trombare, scotere il susino, fottere. Cielo, quando mi ci metto sembro una donna a modo) di paralleli tra Gide, Wilde, Schnitlzer e D'Annunzio. Io, io così potevo stimare Leopardi secondo voi?
Ah, sì. Io alla maturità la parte letteraria non l'avevo minimamente studiata eh. Mica so come è fatto il Paradiso, so solo l'ultimo canto e quello in mezzo, su papa Giovanni XXI (ma solo perché lo conoscevo per Benigni e per motivi di lavoro).
Poi arrivò quello di storia dell'Arte, stimatissimo da tutti, difatti lo chiamavamo Bavetta e lo sfottevamo mettendoci due pezzetti di fazzoletto di carta agli angoli della bocca per mimare la sua ipersalivazione mentre spiegava... e sì, lo facevamo mentre lui spiegava, ma non se ne accorgeva, lui che era così, un po' la versione meno sveglia e meno piacente di Schichi l'imprenditore. Talmente stimato che mi chiese di spiegargli a memoria tutto il ciclo di affreschi della Sezession di Klimt. Io lo guardai e gli chiesi se fosse la domanda per centomila euro. Ilarità generale e lui che la prende malissimo. Ma pazienza, a volte quando sbrocco non mi tengo più, e fui l'unica sottoposta a due ore e mezza di interrogazione.
Ma poi cioè, mi allontano dal cardine del post. Tanto ci avete giorni per leggerlo. Il punto è che quando faccio le cose io ci credo poco (pessimismo della ragione) ma continuo a sperarci tanto (ottimismo della volontà). Sembra strano, sembra una contraddizione, ma di default un po' ci penso sempre che le cose tentano di andare in vacca.
Come diceva il prof di Fisica di CTF "Tutto il mondo volge all'entropia, ditelo a vostra madre quando si lamenta del disordine in casa vostra".
Quando faccio, o quando vivo le cose ho sempre quella piccola parte di cervello che mi fa ragionare, su quelle cose lì che capitano. E purtroppo il cervello non ragiona verso l'ottimismo. Poi c'hai quella cosa che boh, come la chiamamiamo? Istinto di sopravvivenza? Sì, aggiudicato. Hai l'istinto di sopravvivenza che dopo che ti sei fatto le gonadi a julienne decidi che insomma, sarebbe anche ora che qualcosa si incanalasse per il giusto flusso e che seguisse un po' gli argini per cazzi suoi.
Perché diciamolo. Diceva House in uno degli episodi che insomma, se vai da un dermatologo ti troverà problemi di pelle. Del resto poi studiando scopri che problemi cardiaci e renali sono connessi, forse. Perché, può darsi, a volte, probabilmente, si riscontra nelle popolazioni dei paesini rurali dell'inghilterra che se il rene sbrocca poi in là con gli anni il tuo cuore non fa più Bum-Bum. Quindi in quel caso è normale che il nefrologo vedrà la sua come materia preponderante su tutto. Uhm, ma io sono per medicina interna perché è una summa di tutto e continuo ad essere uno zibaldone umano o perché sono masochista?
Ma così, la statistica biologica è alla cazzo, e forse è per quello che affascina. A più B non è sempre uguale a C ma può essere xCyz.
Ma quindi, perché ieri ho detto al prof Idolo: "Gli esami? Mah, io conto di finirli per settembre." sebbene sappia sicuramente che neppure un miracolo consentirà ciò?
[ossequi riverendissimi al prof, spolveriamo gli stetoscopi a vossia...]
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