domenica, 27 settembre 2009

elaborato da Franfiorini, 14:34 in lo sglapsanalista

Son passati 16 anni quando io ero lì in cucina coi gomiti sul tavolo di granito, con fuori il tempo che era meno caldo di adesso, e la mamma rientrava dandoti la notizia e mettendosi a piangere. E tu che l'abbracciavi e non riusci a esternalizzare nulla. E non sei riuscita a esternare nulla per anni. Forse fino all'anno scorso, due anni fa. Fino a crollare su se stessa, infatti. Tenersi tutto dentro. Con nessuno che ti capiva o che si sforzava a farlo, capace solo di giudicare e di vedere le cose dal suo pusillanime punto di vista. Tenersi l'accanimento del mondo e del fato. Tutto dentro, senza infierire ma dandosi la colpa perché magari non si fa abbastanza per opporsi a tutto questo.

Mio nonno mi manca, perché era l'unico uomo che mi abbia mai voluto bene per davvero.

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giovedì, 27 agosto 2009

elaborato da Franfiorini, 23:55 in lo sglapsanalista

Del periodo fa dicevo, o forse scrivevo che sembra come se mi avessero tolto il mio tempo di vita.
Nel senso, io poi dopo faccio una megacrasi e dico che ho una vita di merda, e voi vi preoccupate o boh, se siete cattolici o fan della vita vi incazzate. Il fatto è che è tutto più grosso di aver avuto dei problemi, di un po' tutti i generi.
Io penso, che pur essendo una roba brutta eh, a volte quando ti capitano dei problemi ma in qualche modo hai una sorta di maturità pur essendo sempre botte che mandano lo zen affanculo forse le affronti meglio.

E riflettendo un po' invece io mi sono accorta che ho saltato l'adolescenza. Non ho potuto viverla. Mi da un po' fastidio pensare che stia iniziando a recuperarla adesso. Anche perché non si recupera. Cioè, nel senso che non è che se una cosa non riesci a farla a 18 anni a 28 magari la recuperi come se passassero un film fuori stagione al cinema e il biglietto vale ancora. Se ci penso mi rode. Se ci ripenso dico che almeno ho ancora pochi doveri e quindi posso recuperare-non-recuperare quello che non mi son potuta permettere.

[certo, tranne che tu voglia recuperare un concerto di Jeff Buckley e lui -incidentemente- è crepato]

Se c'è una cosa del destino scritto, beh, allora il mio l'ha sceneggiato Moccia e l'ha vergato un medico.

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giovedì, 23 luglio 2009

elaborato da Franfiorini, 16:56 in lo sglapsanalista

  1. Qualcosa deve esserci. Io credo che tutti facciamo parte di una grossa materia che poi non so spiegare, ma sai quella cosa lì, che credo, che poi domani siamo tutti lì e poi tutti assieme c'è questa felicità lì nello spirito. Questa grande luce, questa grande pace. Poi l'hanno detto anche da Giacobbo lì, mi pare. Ecco. Che bello.
  2. Credo che ci sia un aldilà, quello che si vede dopo la luce nel tunnel e cose simili. E l'aldilà non potrà essere così brutto poi, suvvia. Poi non ci saranno i laghi d'ambrosia, però si spera manco le liste d'attesa eh. Non ditemi che c'è burocrazia. Cioè, non può essere tutto come qui, no? Non dirmi che si rinizia daccapo. Argh.
  3. Non esiste nulla. Finalmente ci toglieremo dalle balle, non sporcheremo più, non consumeremo più e anche Lui sarà morto e senza cigni a fare il bagnetto. Tanto la pensione non l'avrei mai presa. 'A Livella, signo'.
  4. Ho metà libreria Billy piena di liquori. Dammi una mano e un esofago, prima che sia troppo tardi!
[le opzioni mi son venute in mente sotto la doccia e il volantino ahimé era davvero nella cassetta della posta]

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sabato, 11 luglio 2009

elaborato da Franfiorini, 02:33 in lo sglapsanalista

A me un po' danno fastidio quelli che si mettono a inizio giornata col quotidiano e neppure riescono a finirlo per quando è ora di dormire e portano lì la stampa a contatto col lenziolo. Mi danno fastidio perché, beati loro, non sono come me. Io ho una percentuale di noia molto alta. In un posto nuovo e in una situazione nuova mi annoio dopo circa 36 ore. Di più non reggo.
Ma è da quando ero piccina. Dai Topolini in poi. Un Topolino, io, lo finivo in tre ore. E poi? Poi lo fissavo, però non prendeva vita di suo. Quindi lo rileggevo. Imparavo a memoria le storie. Poi le ridisegnavo o rimodificavo i testi a parte.
Mi annoiavo.

Mi annoio tutt'ora quando torno dalle mie parti e fisso il tutto, la mia routine, andare in stand by. Non ci sono abituata: io mi rilasso correndo, o dormendo. La posa un po' da anziano panchinaro mi fa soffrire e mi fa alla fine sentire inutile. Poi parto coi ragionamenti, le pippe, il notare che l'acne mi ha scartavetrato le guance, che c'è la ragnatela, sentire i rumori anche dei più bassi decibel, inizio a spostare cartelle sul pc, inizio a guardare gli armadietti in bagno. Mi incurvisco, mi metto a letto, esco a passeggiare e mi deprimo. Per quello le mie ferie ideali sono capire come e in quale stazione metro scendere. Io, voi che vi rilassate non facendo un cazzo, vi invidio, porcatroia. Io mi annoio. Ma di brutto. Cosa che a forza di repliche di Rex, d'estate, so i dialoghi a memoria.

Anche ora mi annoio. Ma c'è la internet. C'è friendfeed, tumblr, facebook, il newsgroup, la radio, le mail, twitter, la chat. Diciamo che la noia arriva, ma alla 38esima ora.
Nah, scherzavo.

Mi son rotta le palle pure di scrivere, tipo.

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lunedì, 22 giugno 2009

elaborato da Franfiorini, 21:18 in lo sglapsanalista

Ci sono dei problemi culturali nella mente media degli italiani che fanno i consumi: si va a sentire solo Vasco e non i giovani e in caso se senti i giovani sono coverband di Vasco, e le terme che sono per andare a cuccare quando sei anziano.

Un po' è vero, nel senso che insomma, io ne avrei da scrivere. E per quando mi convinco io e do retta alle mie amichette che so scrivere qualcosa di buono direi che posso farlo tranquillamente, visto che le persone di cui parlerò, gli episodi che narrerò, riguarderanno trapassati. Non è che ci volesse tanto, visto che l'età media che ho visto sempre a Chianciano, prima dell'avvento delle terme sensoriali, era sempre 72 anni.

Ora con le Sensoriali siamo ben a 65 anni.
Il fatto è che la mia palestra è più figa delle terme Sensoriali. Vabbè, poi che ci sia gente più esteticamente valida da vedere e allegria a pacchi al confronto non è neppure da considerare. Ci avete provato, con la festa della musica, a buttarvi sulla indie a inizio Luglio. Ma continuare con Mirna Doris o gente che ha suonato da Paolo Limiti per il resto del tempo, e non più solo come spettacolo pomeridiano ma serale da 15 euro escluso consumazione, ecco, insomma, probabilmente è un errore.

Il problema è uno: vicino c'è un centro termale diventato famoso perché i tronisti lì andavano a girare sequenze tuttopagato e la femmina media che li guardava poi diceva al moroso "uuuuh, andiamo lì". Non che Chianciano sia meglio di quel posto là eh, ma oltre essere meno caro ha meno km di curve dalla vita, dall'autostrada e un centro dove uscire la sera o vicino il paese che secondo me è il più bello del mondo, ovvero Montepulciano.
Invece Chianciano (come Salsomaggiore, come Fiuggi) resta il posto dove scaricare il vecchio a passare le terme
Ah, no, ci sono anche i congressi.

Beh, ecco, insomma, si stanno mandando a puttane strutture, acque (sostengo il termalismo. Non credo nelle altre cure non chimiche ma nel termalismo sì. Purtroppo sono un chimico farmaceutico dimmerda nell'anima), posti di lavoro, aziende per ripicche tra paesani e tra mettere a capo gente che non sa fare un cazzo, ma che è parente di, figlio di, salcazzo.
A volte, insomma, secondo me Nerone ha fatto bene.

Sinceramente a me se il mio paese d'origine economicamente implode non mi dispiace. Odio la gestione di tante cose ma per di più odio le persone del mio posto d'origine. Quando Fabio Genovesi ha letto pezzi del suo libro (meglio, fatti leggere tramite la suadente voce di Violetta Bellocchio) la sua Versilia è somigliata tanto a quel mio angolo tra Val di Chiana e Val d'Orcia. Odio così tanto la gente di quelle parti che me ne sono voluta andare via e dimostrare quotidianamente che io senza quei strani meccanismi mentali e quei sotterfugi, quel vendere la vita a lavoro o dipendenze, è possibile vivere.
Io, sebbene sia orgogliosa delle mie orgini, al solo pensiero di dover ritornare, o dover stare in quella fetta lì, di Italia, tra Granducato e Stato della Chiesa mi si prende male. Sto bene a Parma. C'è una differenza assurda tra stare poco bene qui e star male giù che molti di voi non hanno la minima idea.
Sembra un po' fare gli emigranti.

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mercoledì, 10 giugno 2009

elaborato da Franfiorini, 02:29 in franfiorinologia, lo sglapsanalista

Voi che siete normalmente conformati alla massa un po' vi invidio. Prendo malattie rare, ne resisto in modo raro, ascolto musica che tutti mi chiedono "chiii?" e voto partiti che non superano il quattro percento.
Però dovete capire, mentre sto ascoltando i The Hylozoists (su consiglio dell'amico trasparente) (e che consiglio anche a voi se amate la strumentale)
Poi il termine nel loro myspace, Emotronic, che non avevo mai sentito, è ganzissimo.

Il fatto è che anche se questi tre anni mi han cambiato totalmente mi sento sempre un'empatica di merda.
Parlavo stasera con una cantante che poi c'è anche una specie di amicizia, e dei casini che provava nella sua professione ultimamente. Mi veniva quasi da rimangiare quel mio pensiero "tra il talento del saper comunicare a parole e con la musica è meglio il secondo, perché al massimo qualcosa raccimoli per strada". In pratica è meglio non avere alcun talento ma, come dire, una certa flessibilità e una coscia lunga, nella vita.

A me sta cosa qui del dover soffrire quando sei innamorata di una cosa, che è o la tua arte, il tuo lavoro, o la tua aspirazione non mi piace mica. Cioè, per nascere fatichi (gné gné, sì, si fatica: io mi stavo strozzando col cordone ombelicale d'esempio), per vivere fatichi. Viviamo in un posto dove anche per morire fatichi. Eccheccazzi. Almeno una soddisfazione uno, dopo che si impegna, che si spacca la schiena, che si sfiletta i coglioni, sarebbe giusto, equo averla. E invece no, la vita è sempre questione di culo, velina o impiegato che sei. Che urto, che nervoso. E che brutto essere così vicini e solidali con la gente: fossi stata una testa dimminchia, come le tante che ho incontrato, sarei vissuta emotivamente meglio. E invece ora penso come dare una mano a qualcuno, che a turno cambia sempre, ma invece 'sta tendenza da pastore protestante samaritano, che aveva anche mio nonno materno, resta sempre.

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venerdì, 01 maggio 2009

elaborato da Franfiorini, 22:52 in lo sglapsanalista

Tu passi dei periodi in cui sei conscia che scrivi malissimo (al masismo, ora, quando scrivo bene riesco solo a esprimermi come un surrogato di Bloggo), però invece gli altri non lo notano e anzi dicono che va pure meglio del solito, anzi i pensieri sono anche portati a termine e non era come prima che restavano lì perché avevo aperto una parentesi con me stessa e mi ero dimenticata di chiuderla.

Solo che ecco, sta cosa di doversi guardare e giudicare da soli è tremenda, perché io mi sento sempre un po' il cestino dellìumido che trabocca, e anche quando che ne so ti fanno i complimenti perché in palestra o ti dicono che ci hai le gambe dritte o sei bravissima in corsoacaso tu ti dici che no, lo fanno per ecesso di cortesia e non è vero perché ti sei autodetta di essere una ceppa. Poi mentre tu stai lì a fare i discorsi tipo Homer e il suo cervello ti accorgi che nello spazio sta passando anche del tempo e quindi riesci anche a dire grazie.

[ma non vi credo, fate errori di valutazione dovuti alla stima]

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lunedì, 30 marzo 2009

elaborato da Franfiorini, 02:13 in lo sglapsanalista

Ho una cosa che mi frega fortemente, la visceralità nei rapporti.

Il mio cane nacque il 30 Marzo del 1990. Si è addormentata dal veterinario qualche tempo fa. Quel tempo è riconducibile a una serie di post in cui cercavo di tirare fuori quello che stava cozzando dentro di me e da interminabili tre settimane in chat con i miei due migliori amici nonché cinofili che mi aiutavano ad ammortizzare il lutto.
PriPriscilla non mi rispettava granché come capobranco. Del resto nel 90 quando ci conoscemmo avevo sei anni, e la prima cosa che mi ricordo di quel cricetino bassottoso che dopo il giro al parco mi pisciò addosso. Ricordo i viaggi assieme con lei sulla pancia a leccarmi il viso. Ricordo i suoi scazzi, il suo essere mordace. Il suo implorarci con le zampette addosso alle nostre gambe di non lasciarla a Chianciano. Il suo prendere il sole sulle sdraio. Il fare la canizza in auto trapanandoti i timpani. Quando scoppiai a piangere in classe perché il veterinario vedendo che non camminava più la voleva abbattere: l'abbiamo curata a forza, punture, pannoloni, io che le facevo i massaggi ai prosciuttini. Quando riprese a camminare non ci credevamo, quasi. E riprese ancora di più il suo caratterino dimmerda da caporale nazista. Però le volevo così bene che le perdonavo anche quando mi mordeva. Non so, ho un flusso di ricordi che mi si stanno rivoltando nella testa e mi creano una gran confusione e un pogo interno di sentimenti.

Per la prima volta dopo epoche scrivo un post con lo stomaco che ha uno strano senso di angoscia e le lacrime alla radice nel naso.
Mi manca, e non mi perdono essermi persa l'ultimo anno della sua vita a causa della mia salute e del mio trasloco quassù. Forse mi sarei anche potuta accorgere prima che si stava ammalando. Forse poteva soffrire meno. Forse.

Io ho questa cosa orrenda, ché non sono fredda ma i rapporti li vivo qua nello stomaco e do un casino di me stessa.
Per quello poi vivo male i distacchi, e ho la sindrome da abbandono.

La prossima volta che prenderò un cane però voglio essere più sua compagna e più vicina a lei/lui. Sì, perché sono un noioso tipo da cane, da quelle bestie che cercano in te un appoggio e una guida. Quelle che ti stanno vicino quando ti senti una merda o quando stai da dio. Quelle bestiole che ci sono sempre perché ti vogliono un bene incondizionato. Perché forse dentro io somiglio caratterialmente a loro. Sono un cagnolino, un po'. E spesso mi son sentita dar calci e legare al guardrail, come capita ad alcuni di loro. Fanculo, agli umani.

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martedì, 17 marzo 2009

elaborato da Franfiorini, 02:05 in lo sglapsanalista

La mia vita è fatta di piccoli alti -chiamiamoli altopiani- e quotidiane discese profonde.

Quando mi capita infatti di avere una mezza giornata di contentezza non riesco neppure a festeggiare con la media moderazione. Perché domani sarà un giorno peggiore, lo sai.
E' una cosa che ormai non vivo più con disperazione. Mi viene un vuoto solo dentro di me e la crescita esponenziale di un senso di frustrazione e inutilità.
In pratica non mi sento più neppure i dolori nuovi. Solo a metà pomeriggio, tra le varie telefonate, mi son sentita i dolori al petto e me ne son fregata. Meno male che dovrei fare una vita tranquilla. Meno male che tutti dicono che sono brava, e quasi se ne meravigliano e se ne rallegrano. Io il più delle volte mi sento una mezza sega in un mondo di lobotomizzati. Non sopporto più alcune categorie e alcuni comportamenti. Alcuni toni di voce ormai mi stizziscono a tal punto che difficilmente non mi arrabbio. Ho a che fare con dei deficienti che si offendono sempre e solo loro, e io secondo loro dovrei abbozzare e dare loro ragione. No, l'ho fatto per anni e ora non voglio più. Mi son stufata di essere docile e accomodante, sempre e solo io. Mi sono stufata di non essere creduta, di non essere presa sul serio. Quando lo so solo io cosa sono stati questi anni e cosa mi hanno portato ad essere: ho una rabbia così repressa e accumulata che non solo potrei esplodere prima o poi, ma potrei anche pianificare una strage. Diosanto, voi non vi rendete conto cosa ho dovuto subire e cosa ho visto e ho sentito sulla mia pelle negli ultimi quattro anni buoni. E' qualcosa che mi ha fatto prima implodere su me stessa e che ora rischia invece di farmi esplodere completamente. Non l'ho retto, tutto. Per me ora qualcuno deve pagare tutto quello che subisco e ho subito, non riesco a dimenticare più la minima cosa e cerco di pensare nei momenti vuoti a come possa, quasi novella Montecristo, riusarla come arma contro i miei aguzzini. Perché se per ora non posso prendermela con quello lassù, ché mica si vede, ci sono tanti fatti di ossa coi quali voglio pareggiare i conti prima o poi.
Non dimentico. Il passato non fa più male, ma mi ha lacerato.

Quindi mi ritrovo con il lambrusco in corpo, con l'intestino che non lo tollera ma il resto dei tessuti che ringrazia altrimenti la tensione sarebbe maggiore. Però non dormo. Sto da schifo, ma anziché automutilarmi o autoinfliggermi punizioni come facevo da una decina di anni adesso scenderei a prendere il badile e massacrerei di botte qualcuno. Non ne posso più.

Mi ritrovo con la musica medioriflessivorealistomoscioinsommamasiamoancheunpodepressi nelle cuffie, perché i vicini urlicchiano e pensano che non sia notte. E io anche di quello non posso fare un cazzo. Niente, devo guardare la vita per forza anche se tento di prenderla per le corna. Io vorrei fare il torero e invece mi tocca fare la mucca che guarda il treno.

Non so cosa cazzo darei per almeno essere un po' serena, per un anno.

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domenica, 01 febbraio 2009

elaborato da Franfiorini, 01:57 in lo sglapsanalista

Da quando ho interrotto la mia splendida routine letto-bagno-sedia, con qualche trasgressiva puntata in sale sterili, non so se sia un bene o no meno.

Da un lato (ciao mamma! stasera mi ero scordata di dirti su gtalk questi sintomi, ma rispetto agli altri sono nulla) ho formicolii paurosi e il battito cardiaco devo fare forte concentrazione di tipo meditativo (la stessa che uso per antidolorifico) per tenerlo sotto i 150. Da qui credo che prima di andare a fare la visita sportiva mi doperò come se fossi una magliagialla americana. Del resto, io e lui possiamo.

Da una parte faccio una fatica boia. Non tanto a sollevare pesi in se, ma a riattivare tutto. Dall'altra entra nel programma "ritorna la tizia che eri prima della GrandeDepressione et Disfacimento".

Sì, ma qui è peggio che rimettere in sesto le finanze italiche. E io mi sento taaaanto Tremonti. Ossia un po' impedita.
E quindi mi trascino il mio peso su una Gravity, stringendo i denti fino alla fine, anche se fisicamente gnafò. E quindi mi metto a organizzare cose che non ho mai fatto. Giusto perché quando ne superi alcune o ti senti un po' con la mancanza di sfide, e ti da fastidio che tutto non sia più al limite. O perché vuoi distrarti ancora dal come va, che altro che come diceva Battisti è domanda inutile.

Io, che di notte mi coccolo un peluche, di giorno muovo dei pedali da fermo guardando Bones e poi mando email ad aziende chiedendo patrocini e danari senza ricevere risposta.
Bon, tanto ormai ci ho il callo su tutto.

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venerdì, 05 dicembre 2008

elaborato da Franfiorini, 01:34 in lo sglapsanalista

A me in questi giorni han detto "eh, mi garbano i tuoi post, non perdere questa vena che ci hai mi raccomando".
Io annuisco, al solito sminuisco ma mica lo so a cosa si riferiscano, i gentili amici.
Il problema è che mica mi accorgo di quel che scrivo, io. Refusi inclusi. Scrivo di getto e scrivo quello che mi viene in mente.
Il fatto è che io, da circa un tempo indefinito, ho come la coibentazione nel cervello. Come se la capoccia faticasse a rielaborare il vissuto ma lo mette là, da una parte, e poi ogni tanto pensa "eccheccazzocifaccioconquesto". Poi fa spallucce. Poi se ne fotte.

Un po' tutto il mio corpo è in queste condizioni: l'intestino fa i cazzi suoi, il fegato ormai torna tardi all'alba e mi suona al citofono ché non ha le chiavi, il muscolo scheletrico dice robe come prontoooo e l'urinario canta ormai la marsigliese.

C'è da dire che non ci si sente soli.

E per di più se mi stresso un pochino in pratica svengo. Come nell'Ottocento. Cielo, non ho il coraggio delle mie emozioni.

A volte io invidio l'Artista (in quanto creatore di qualcosa). Cioè, c'è il video di Lotus dei Rem (o gli R.E.M., fate voi). Ché già la canzone è una serie di immagini così, poi il video ha quell'immagine lì sopra meravigliosa: Stipe che trettica su uno sgabello, muovendosi di ritmo.
Io sto cercando di capire se sono Michael o lo sgabello, ma è una immagine che sento tanto mia.

[Smetto di scrivere ché il polso sinistro fa uno strano rumore... chi mi passa dell'olio?]

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martedì, 02 dicembre 2008

elaborato da Franfiorini, 02:49 in lo sglapsanalista

Ma sono l’unica cosa che mi rimane
Io sono l’ultima cosa che ho. Sarò la prima cosa che avrò
Se sono l’ultima cosa che mi rimane.
Sarò la prima cosa che mi rimane.
[Paolo Benvegnù - Suggestionabili]

Noi siamo misura di tutte le cose, ma siamo un metro fisarmonicoso non assolutistico, che quindi non misura bene un cazzo, perché non è di quei metri a fettuccia, ma una unità di misura che va bene per te, nel preciso istante in cui misuri l'evento.
Già un giorno dopo può essere non valga più.

Il problema è che noi abbiamo idee e vorremmo, egoisticamente, che anche gli altri la pensassero come noi. L'uomo è un animale più egoista di quel che il suo sughetto di buoni sentimenti e sentieri costruiti da zucchero filato di fantasia possa immaginare.
Cioè, anche Madre Teresa si incazzava con Dio e si sentiva una merdaccia, quindi nessuno di noi -dacché siamo tutti più poveri in spirito- credo sia esente, suvvia.

Il punto è uno: tenere in vita una persona/fare in modo che una persona non faccia della propria vita quel che vuole.
Perché?
Cioè, a una persona che si vuol suicidare cosa vuoi dire, che la vita è bella? che sbaglia? indagare sulle cause? Tutto quello che vuoi chiedere è inutile.

Se voi pensate il suicidio è stato depenalizzato dalla maggiorparte delle leggi terrene serie. Escludendo la California, che del resto è governata da un ex culturista austriaco. Quindi capite che c'è qualcosa già che in partenza non va, con gli abitanti dello stato. Ed è stato depenalizzato dalla maggior parte degli stati dopo la Rivoluzione Francese. Ciò va da se che un essere razionale, che è una cosa distinta da un essere umano, dovrebbe accettare che l'altro può decidere per se stesso come diavolo vuole.
Quindi per me va benissimo qualsiasi suicidio basta che non avvenga nella linea ferroviaria sulla tratta del treno che magari devo prendere io, o sotto il cofano della mia auto dacché va a intralciare la libertà d'azione di un altro individuo.

E il suicidio è diverso dal testamento biologico. Ché io il suicido lo penso e lo ragiono, l'eventuale interruzione di vita è il lasciare che la nostra data di scadenza sia rispettata. Quando han scritto le Scritture non c'erano respiratori artificiali o macchine per dialisi, perdire.

Io sto facendo un percorso mio. Un percorso che purtroppo è minato dalla troppa consapevolezza di quello che mi è capitato. Come dice il mio medico ho una testa iperattiva che continua a pensare, e stare immobile, ferma, ammalata mi fa solo del male. E pensi che non servi a nulla, e che magari vuoi porre fine a quello che sta capitando. Una reazione, che sebbene sia una soluzione finale altri la prendono come una arresa. Ma è solo una reazione.
Io, avessi potuto cambiarmi pezzi o rottamarmi, oppure avessi potuto riciclarmi da tempo l'avrei già fatto.
Ma ci pensi da solo, non è che guardi le reazioni degli altri o ti fai influenzare. Tutto quello che vivi, tutto quello che vedi ti lascia qualcosa, che poi si compone a mo' di tetris e fa scattare altro. Poi se non è la prima volta che provi ti vengono un sacco di seghe mentali su come ti possono salvare o se ti va storto qualcosa dal fine che hai. Lì dopo son dolori, e magari capita che ti scazzi e rinunci per quello. O rimandi.

A volte quando mi torna quella idea metto su la canzone di sopra e la faccio sopire. Non so come mai, ma la sento mia, come se l'avessi scritta io. Ché a volte mi sento malmenata dalla vita. Perché almeno qualcosa di buono a questo mondo vorrei lasciarla.

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mercoledì, 03 settembre 2008

elaborato da Franfiorini, 02:38 in lo sglapsanalista

Lasciare a una persona che la pensava così il proprio muscolo cardiaco in mano, vederselo soppesare, vederlo stringerlo fino a farlo sanguinare e sentirsi dire "un attimo che ho dimenticato scopa, paletta e bustina a casa, torno subito" ti fa sentire da un lato la più grossa cogliona del mondo, dall'altro forse una delle poche ancora così convinte che qualcuno non sia così cattivo o stupido da giocare coi sentimenti.

Michele, di martiri come me non ne troverai più. Peccato solo non poterti vedere fare lo zerbino, e godersi la tua umiliazione, in futuro pur di tenerti qualcuno che piaccia a mamma e Sara.
E qui ci starebbe un vaffanculo, ma ho troppo rispetto per quello che provavo per te da non dirlo.

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venerdì, 29 agosto 2008

elaborato da Franfiorini, 01:23 in lo sglapsanalista

Chianciano, terme sensoriali.Io, prima che avessi una cosa che l'anno scorso dicono abbia bruciato molti neuroni, avevo un'ottima memoria. Continuo ad averla, a volte straziatamente precisa, su cose vecchissime. Tipo pensare alla mia infanzia, e a un po' di robe capitate.

Mio padre si ostina da 25 anni a fare il medico e gestire un hotel. Male. Un hotel che perde pezzi, finestre, intonaco, con le tubature stile acquedotto romano reloaded,
Non crediate quindi di sequestrarmi e infossarmi come un porceddu in barbagia, ché mio padre ha meno danari di un finto invalido civile. O almeno, da queste parti non arriva nulla né lui mi pare si faccia il bagno come paperondeipaperoni, anzi in quanto al bagn... ehm.
Ma io, chi sono per dirgli qualcosa. Oltre ad essere la futura erede di parte dei suoi debiti non sono nessuno. Quindi continua a tenerlo aperto e a gestirlo come cazzo gli pare. Soprattutto arredandolo come se fosse un hotel di areoporto.
Papà, hai un gusto estetico del cazzo, fattelo dire.
Non nel senso che ha messo l'arredamento tipo bar Turrisi eh, ma proprio abbinamenti a sesso di segugio.

Fin da quando avevo 16 anni io dicevo a mio padre che mi sarebbe piaciuto portare avanti l'hotel. Anziché essere felice si incazzò. Optai una prima correzione di come potevo vedere il mio futuro con l'hotel non come prima priorità.
A 17 anni iniziai a dire a mio padre che magari prima che crollasse tutto e diminuisse il valore sarebbero stati necessari due lavoretti almeno di consolidamento e dei contratti con le agenzie. Tutta esperienza che avevo acquisito fuori perché io ci volevo lavorare nel turismo. Mio padre disse che io non dovevo aprire bocca, che non capivo un cazzo, e che aveva persone fidate (la convivente) che gestivano con lui i cassetti dei soldi. Quindi io lì non servivo, potevo cavarmi dai coglioni.
Io sbroccai di brutto, e mi si sentì urlare credo fino dal paese. Pensavo di essere fidata. Pensavo che essendo sua figlia potessi essere importante.
E invece no, son sempre venuta dopo l'albergo. L'albergo aveva la priorità sulle spese di casa. Io son cresciuta mangiando d'estate gli avanzi dell'albergo. Le ferie si facevano solo quando si chiudeva l'albergo. Nel tempo libero prima di Pasqua si doveva girare nelle stanze dell'albergo per vedere cosa non andasse. L'albergo, quel cazzo di albergo che se crolla davvero coi casini statici che si ritrova mi attacco a una boccia di Rhum.
Il primo uomo della mia vita che avrebbe dovuto amarmi non ha mai saputo farlo ma mi ha anzi postposto a beni materiali. Che cazzo vado a lamentarmi quindi se un immaturo crede a una vicentina, alla sua amica di lavoro e alla mamma su quello che deve pensare di me?

Io sono chiancianese, mi sento chiancianese, ragiono di base ancora come i chiancianesi. Poi -fortunatamente- il mio essere emigrata ha migliorato le mie già ampie e intelligenti vedute per le mie zone un attimino rurali su tutto.
Credo che purtroppo, e questo è intrisecamente anche il pensiero di mio padre e di tutti gli uomini delle mie zone, io non sono nata con un pisello. Poi non importa, lì, se il pisello ti si alza o quanto ce l'hai lungo, l'importante è che tu non sia donna. E io, ho questo grave handicap, per loro.

Quando due anni fa ha tolto le piante lì all'ingresso del parcheggio dell'hotel l'ho metabolizzata male. Io avrei voluto starci, lavorarci in albergo, ma l'ho vista come l'ennesima conferma che quella cosa mi è scivolata via. Come se quel traghetto sia salpato mentre io disincastravo un tacco da una grata di un tombino. Quando io non mi volevo metter tacchi.
E quando quest'anno, quando ho fatto un po' di grandangoli all'hotel e glieli ho spediti via mail a papà lui mi ha detto "allora vieni in campagna a fotografare anche quelle altre cose che sono tue". Non gli ho prima risposto, poi ho procrastinato. Poi son stata male. Io non voglio tutto il resto, voglio solo poter stare di nuovo in quella che era casa mia. Solo quello. E come in tutte le cose in cui riponevo fiducia o a cui tenevo tanto anche questa mi è stata negata. E non posso rispondermi pazienza. Questa è un'altra ferita, profonda. Magari sciocca per voi, importante per me.
Ci fosse un ambito della mia vita dove non mi dice rogna...

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domenica, 17 agosto 2008

elaborato da Franfiorini, 01:26 in lo sglapsanalista

Credo di non scrivere qualcosa di seriamente decente da giorni, sul blog. Ma sto male. Non di testa eh, di fisico proprio. Stanotte è stato qualcosa di bestiale. Alle cinque e mezza stavo in bagno con dei crampi allucinanti che duravano da tre ore: unica posizione a dar sollievo era quella seduta con le spalle curve. Dal male non potevo rilassare l'addome per respirare, e la tachipnea peggiorava il tutto. Ma non avevo le forze per farmi girare i coglioni. La mamma mi aveva fatto tutto il possibile, e papà era a corto di antidolorifici (e alle 5 mi disse di passare in farmacia, ma per me era fisicamente improbabile arrivarci)

Alle cinque e mezza stavo rannicchiata, per quanto la posizione espulsiva sulla tazza lo permetta, con la fronte appoggiata alla soglia della finestra, a cogliere quell'arietta umidina che mi ristorava un po'. E ho sentito un gallo cantare. Cioè, non bastava ormai non dormire se non facendo staffetta con gli uccellini.
E io stavo lì, a sentire il vento tra pini e cipressi, a sentire i crampi che ormai si erano irradiati allo stomaco e con quel cazzo di gallo che cantava.

Lo dissi al mio gastroenterologo: in caso di parto finirò a pensare uno giaffatto? come se fosse uno spottone picindolor.
Alla fine mi son imbottita di sonniferi e son stramazzata a dormire.

Non che manchino idee e stimoli per scrivere. Ma sto davvero da cani. Mi capitavano altre volte di star così e lo dicevo a qualcuno via sms. Già. Ora restano solo i dolori, che ormai si son evoluti, son diventati più forti forse perché -anche- mitigati da meno affetto. Così forti da non poter star sdraiati. Un misto di male da cagotto da impepata di cozze al colera e milleedugento addominali fatti quando appena prima di iniziarli non avevi altro che lardominali.

Ora appena mangio ho dolori. Sto valutando quasi di non mangiare più, e non scherzo.
Questa poteva essere una email alla persona a cui voglio ancora bene e che ogni giorno mi auguro che muoia. Perché almeno per me sarebbe un capitolo chiuso che mi farebbe smettere di soffrire. Non avrei finalmente il modo di esporre le mie ragioni a contrastare le sue seghe.

Ho casualmente rivalutato You are Fading degli Editors, che un po' m'annoiava. Sono in operazione ascolto compulsivo degli Editors, bside comprese. E degli Interpol. Con mia mamma che vedendo Paul Banks mi fa:
"Emma qui 'sto qui ha un po' la faccia del depresso"
"eh, noi nati il tre maggio..."
"eh. Mappoi si risente anche nella musica..."
"eh. Pensa a chi li ascolta"

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