domenica, 25 maggio 2008

elaborato da Franfiorini, 15:45 in un jour en france

Io, quando non ci ho il portatile acceso e sono al bagno, ho le mie letture da bagno. Da piccola era Topolino, la lettura da bagno. Tant'è che il cesto dei panni sporchi era divenuto il cesto dei Topolino e io pescavo a caso per accompagnare il momento dello sforzo lì.

Ora quando non ci ho il portatile acceso (perché leggere i feed, e poi magare anche tumblerare, al bagno col portatile sulla lavatrice mentre ti si consumano quei drammi intestini è una figata, diciamocelo) le mie letture da bagno si basano su libri con racconti brevi o guide di viaggio.

Specialmente guide di viaggio.
Sì, mi voglio estraniare dal clima che si crea in bagno.

Così, mentre el sor Pampurio (sì, il fegato si chiama Ildebrando, e dopo invece le meravigliose performances del mio intestino ho deciso di chiamarlo anche lui in qualche modo) si produce nel suo andare, io sto lì a leggere.
Poi è figo leggere (se fossi in lui ci andrei subito. Ah, se ci vai voglio le foto eh. Non nel mentre del gesto però eh, mi raccomando) che a Parigi, sotto la chiesa della Maddalena, ci sono i cessi inventariati tra i monumenti storici francesi. Infatti vennero creati nel 1904 da Porcher e compagni e sono un autentico gioiellino di Art Noveau.

Insomma, quindi voi arrivate nella zona fighetta, sotto la Madeleine, pagate (credo) cinquanta centesimi e avete il piacere di pisciare in/su un monumento. 
Ganzo.
[Anche se qui, visto che siamo della scuola del quando scappa scappa, vista la pulizia dell'ambiente sovrafotograto, direi che concilierebbe anche il lasciare a briglie sciolte el sor Pampurio, ecco. Vah che roba, pare il bagno di casa mia]

[foto di tednmiki e di bobbutkus]

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mercoledì, 05 marzo 2008

elaborato da Franfiorini, 20:30 in un jour en france

[chi vi scrive ora sta con un dolore cane nel nervo mandibolare, quello che vi addormenta il dentista. Sto facendo finta di nulla ma credo che in casa il 50% della famiglia se ne sia accorto dalla domanda "come si chiama quel nervo ramo del trigemino che i dentisti addormentano e che si trova nella fossa mandibolare?"]

In questi giorni ho parlato spesso col mio Muso ispiratore.
E per esempio, capendo che il mio Muso è un po' l'uomo della strada (non ti sto dando del barbone, ma della persona-campione che prenderebbero quelli di Secondo voi per strada a intervistare e poi lì Dal Debbio, come si chiama, alla fine chioserebbe con una frase buonista e populista a caso),  ho capito che la gente che non è mai stata a Lourdes non sa come sia e come funzioni.
Ora, siccome qua ci son stata un paio di volte e siccome mi pare che l'altra volta che feci un post -che non trovo e non ho voglia di cercare, ma se lo fa qualcuno lo ringrazio- ma che era un po' criptico perché mi sembrava un po' brutto parlare così di cose religiose ora mi è passata, anche perché son passati più di 5 anni ed è lì come la storia dei reati in prescrizione.

[cheppalle le premesse lunghe eh? vi capisco, ma tanto non postavo da un po'. In realtà in questa settimana avevo una mezza voglia di chiudere pure lo sglaps, perché non ci ho più le forze. E se 'sto post ve pare gajardo vuol dire che son l'unica persona che ragiona bene col mal di capo e nevralgie. Sovraumana.]

Delle due volte a Lourdes non ricordo soltanto la camera da letto della seconda volta che vi ho soggiornato. La prima volta eravamo io, mamma, nonna e cane (femmina). La seconda io e la mamma.
Il mio Muso ispiratore (che sapete chi è, suvvìa) mi ha detto di riprovare ad andarci, ché forse stavolta trovo aperto.

In realtà io a Lourdes ho fatto tutto quello che un cattolico esemplare potrebbe fare. Grotta, Messa, Processione diurna e notturna, acqua, piscine. Se volete quindi al bugiardino che tra poco manderete al Vaticano potete aggiungerlo. Ora sono un po' più parecchio molto assai distaccata, visti gli ultimi due anni eh, e non mi sto giustificando.
La prima cosa che non mi piacque, di Lourdes, fu tutto il merchandising che c'è intorno. Che poi è la cosa che mi da noia ovunque, dove c'è di mezzo la religione. Checcipossofà, ho 'sta visione pauperistico-francescana e mi incazzo se vedo un cappuccino con le nike, ché se uno fa voto di povertà deve stare coi sandali tutto l'anno (per quello io non lo faccio, se lo facessi mi atterrei, eccheccazzi). Ma stiamo divagando, as usual. Me ne scuso.

Lourdes secondo me da un grosso problema. Se non si ha una fede ben radicata e non volta al fanatismo non si può affrontare bene. Andare in un posto per chiedere un miracolo a tutti i costi è impensabile. Andare in un posto per sentirsi più vicini alla propria idea di fede e sentire un clima particolare è un altro. Quindi vedere un po' tutti i malati, lì, tutti assieme, in condizioni disperate destabilizza un poco. Perché, ci si vada, non so. Io la prima volta ci andai con la famiglia per vedere. La seconda per ringraziare. E infatti furono due volte vissute in un modo diverso.

Una cosa: le candele e gli oggetti di devozione li comprate fuori dal recinto. L'idea non è malvagia, allontana un po' la parvenza simoniaca. Entrambe le volte accesi una candela per la mia migliore amica, con la quale condivido sfighe varie e nome.
La prima volta fummo reclutate per cantare nel coro internazionale. Qui si cantava in chiesa, e quindi la voce c'era, ecco. Ed eravamo solo noi tre di famiglia. E il prete-direttore disse: "oh, tre ma... -segue gesto col pugno che significava tipo toste-". La seconda volta invece vedemmo la processione notturna, con le candele in mano (ché vi dirò, da queste rampe che danno sulla chiesa, è bellissima e suggestiva).

Vediamo di spiegare il posto: ci son 'ste due chiese, una sopra l'altra. Architettonicamente un po' kistch, ma non è che si va a guardare 'sta cosa (però sembra averla disegnata la Disney).
Nella basilica superiore ci sono ex-voto ovunque, ed è la più bella (vah, che roba). La inferiore non me la ricordo così bene. In mezzo c'è una specie di cripta, ove la seconda volta dovevamo andare a sentire la messa tipo alle nove. Ma al posto della messa in italiano c'era una comunità orientale con un rito in una lingua incomprensibile e per di più particolare della zona loro. Fuori incontrammo una tizia che faceva la volontaria dell'unitalsi e disse che è una cosa normale, lo spostamento di messe in lingua, e che la cosa più tranquilla è cercare la messa internazionale, sotto l'esplanade. Ma noi si doveva partire per Nantes.
Sono questi i momenti in cui uno apprezzerebbe la messa in latino.

La cosa bella di Lourdes è l'acqua. 'Sta affermazione quindi ve la fa vedere come la Chianciano della Fede (del resto, oddio, son due cronicari...). Non parlo della Gava, fiume che attraversa tutto il paesino, dal corso del tipico fiume di montagna (signori, siamo sotto i Pirenei, mica ciospe), ma di quell'acqua che sgorga dalla Grotta e che si dice sia stata fatta sorgere dal nulla dalla Signora che lì prese l'appellativo di Immacolata concezione (la scritta sul basamento della statua vi fa capire che lì il dialetto non è propriamente francese, ma misto allo spagnolo). L'acqua, che si prende dalle fontanelle che vedete qua accanto ha particolarità chimiche rispetto al normale: dicendole in soldoni "non va a male", non fa posatura, non prende cattivo sapore, non degrada. Perché? I chimici han detto che assorbe le radiazioni luminose e quindi si autodisinfetta da sola.

Diciamo che è lì il prodigio, perché l'uomodellastrada non sapeva come fossero le famose piscine, e in verità prima di affrontarle neppure io. Ma vi dirò che ricordando l'esperimento mia mamma ride ancora fino alle lacrime.
L'andare alle piscine non è una cosa termale né un'esperienza simile all'acquafan di Riccione con tanto di Albertino che fa il Deejay time. Diciamo che può risultare un'esperienza un po' particolare, specie se la fate nel tardo pomeriggio, come me.
Prima cosa: separazione uomini dalle donne. Questa, unita alla fila fatta da seduti con tanto di chiamata in stanze (sotto una specie di pergolato ci son queste panche, e ogni tanto ti chiamano e ti smistano verso le varie camere) fa molto "alle docce, tocco di sapone e fuori c'era scritto che il lavoro rende liberi". Non so perché, ma a me a metà prese maluccio, tanto che pregai con un fervore che neppure un presule possiede. Seconda cosa, quando entrate dentro le stanze sarete circa una dozzina di persone dello stesso sesso in uno spogliatoio. Fa molto clima partita. Vi daranno una sorta di grembiule con una M mariana sopra e secondo me anche non molto monouso (o almeno, ricordo che fuori c'era una striscia di muco che non mi sembrava avessi prodotto lì per lì). Poi ti aprono sta tenda che da alle due vasche: due sanitari di un metro e mezzo di lunghezza in cui se vuoi ti fanno fare il bagno, assistito da due signorine che si sbrigano un po' in tutte le lingue, come lo fai a casa. Io non è che lo feci in modo approfondito ma mi buttai un po' l'acqua addosso.
L'acqua, fredda, che sta lì dalla mattina e aveva capelli, pelucchi, polvere e non so che (si può dire in questo caso "lo sa solo Dio").
Poi la signorina mi fa: "se vuoi puoi baciare la madonnina qua sulla vasca" (ché mi pare dicemmo anche una preghiera assieme, ma capitemi, era abbastanza tutto molto provante. Qui la memoria di mia madre potrebbe esprimersi in un commento) e io andai a cercare l'ultimo pertugio della statua che non contenesse rossetto. In pratica sembrava fosse passata al reparto cosmetica dell'upim, la povera statua.
Poi uscii dall'acqua, che si era asciugata subito dal corpo, praticamente asciutta e andai a rivestirmi portando con me uno sguardo che non so come fosse, ma mi sentivo le palpebre sbarrate un po' come se avessi delle lenti a contatto dure.
Mia mamma, poverina, che doveva entrare dopo di me, mi chiese incrociandomi:
"come è?"
"mmm, mmmeh, mah, così"
Sono imperturbabile, lo so. Dopo è rimasta più scioc... ehm, colpita di me dalla cosa.

Il vero miracolo è non collezionare batteri, funghi e virus.
Quindi direi che l'acqua funziona, visto che poi non mi presi nulla, neppure un protozoo. Ora come ora non lo rifarei, piuttosto prendo tre taniche di acqua e me lo faccio nella vasca dell'hotel.

P.s. Acqua di Lourdes ancora in mio possesso, dopo anni, è ancora bevibile, e ha anche qualche risultato. Ma violerei la mia privacy dicendovi come, cosa e perché.

[grazie per le foto a Laurence OP (set) e Fxp (set)]

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mercoledì, 20 febbraio 2008

elaborato da Franfiorini, 18:15 in un jour en france

Cari cicci, ecco la consueta striscia su quello che potete trovare a Parigi, ché io lo so che visitate solo la torre Eiffel, il Louvre e l'arco di Trionfo (e anche, diciamocelo, Pigalle per fare dopo le battute coi colleghi) e dopo dite che ah, Parigi non è un granché e anzichéno dite pure che Parigi è cara.

C'è chi è amante del genere e io vi dirò una cosa: prima di un totale crack psicologico di qualche mese fa i cimiteri mi facevan cagare. Nel senso, sia l'idea che uno sta lì, morto e quando sei morto non ti serve nulla, sia che insomma non son 'sti luoghi allegri perché la maggioranza dei cimiteri c'ha sta architettura un po' così, lugubre diciamo. Ora ci son alcuni architetti che han fatto dei camposanti tipo piscine olimpioniche, però ecco, vabbè, diciamo che ora al Pere Lachaise ci pascolerei sebbene ci siano in giro lapidi rotte e l'impressione che il bubusettete ti scappi fuori da un momento all'altro perché ho la consapevolezza che se non ho tirato le cuoia nell'ultimo ann... no, spè, 'ste cose non si dicono perché sennò domani mentre attraverso la strada come minimo mi investe un apecar corazzato.
[avete la licenza di ravanarvi la tetta sinistra o il sacco scrotale, ma solo ora. Mani su, grazie]

By steve in the cemetery
Dunque, quella sopra era una noiosa prefazione. Volevo dirvi che di tombe parigine qui già si parlò in modo superficiale del sepolcro di Victor Noir. Per chi non ha presente la storia e tutto l'ambaradan riassumerò brevemente: si dice che la statua di Dalou abbia poteri fertilizzanti sulle donne che ci limonano (un esempio- BAMBINI STATE LONTANI- qua). Ora, se voi ben guardate come alcune parti del bronzo sembrano lucidate (o meglio consunte, tipo il pacco lì in rigor mortis) potete capire che molte donne je danno giù.

Io, però, che sono per le cose di nicchia, volevo segnalarvi un'altra tomba che dicono che ci abbia i poteri.
[ora, se è vero io il prossimo weekend sono a Parigi per direttissima anziché andare di nuovo dal medico o cose eh]
Tal figuro qua a sinistra è difatti denominato lo Zuavo di Gentilly. Ora, siccome la internet non è fornita né di foto (eccetto quella a latere) né di testimonianze del suddetto Zouave Jacob, per alcuni un ciarlatano, per altri un grande guaritore anche dopo morto. Insomma, nulla di nuovo eh? L'unica cosa è che molta gente ci va ancora perché dicono che dalla tomba emani un certo fluido (io dico, sempre meglio di effluvio eh, signora mia).

Apriamo il televoto: preferite il sidol o il fluido?

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martedì, 12 febbraio 2008

elaborato da Franfiorini, 01:46 in un jour en france

Saint Denis e la sua testaMi ricordo benissimo la volta che s'andò a Saint Denis con la mamma e io le diedi la guida da leggere. Un po' perché giro senza occhiali per comodità e la vista a furia di studiare cala, un po' perché mi scazzo a leggere.
Fattostà che mia mamma lesse una roba del tipo "San Dionigi, martirizzato a Montmartre, raccolse la propria testa -si dice- e venne a morire in questo luogo".
Io, mentre guardavo la facciata incompiuta della chiesa chiosai: "Ah, in pratica inventò il rugby".

Da lì partì tutta la volta che s'andò a Parigi l'amabile presa (bonaria eh, Saint Denis, famo a capisse, non te incazzà che qua c'è già la fila di quelli che han mandato sfiga e colpi) per la stola del santo cranioforo.
Insomma, sta storia di questo che lo decapitano. Si rialza, sfida tutte le leggi della fisiologia, prende la testa sottobraccio e va a fare la meta circa 4-5km a nord. Ehm, come dire. Io mi ci diverto con queste cose, sarà l'indirizzo accademico, che vi debbo dire...
[e mia mamma vedendolo lo indica dicendo "ah-ha: il tuo santo preferito". Son cose]

C'è quindi una tradizione mozzateste a Parigi invidiabile.
Un'altra cosa che non sapevo e che vorrei condividere con voi è, e l'ho scoperta mentre leggevo l'epopea della sepoltura di Louis XVI, che la testa del ghigliottinato poi veniva posizionata tra le gambe dello stesso e alla fine una spruzzata di calce viva guarniva il tutto (come lo succhero sul pindoro -epic cit.)

Sarà, ma io la storia della ghigliottina la trovo di un pulp che insomma. E vi dirò solo una cosa, la prima esecuzione con la ghigliottina deluse molto il pubblico, per come il metodo era rapido. La gente vuole il sangue, si sa. Ormai non cacciamo più e quindi prevale l'istinto morboso. Tipo anche fare f5 allo stesso blog 4-5 volte al giorno può esserlo, ecco.
Ma dicevamo della ghigliottina. Che storia, amisci. Una macchina proposta ma non inventata dal Dr.Guillotin e realizzata da un clavicembalista dell'est, che venne privato del suo diritto d'autore come se lo stato francese fosse stato un quotidiano meneghino a caso e lui un blogger sfigato. Si dice anche che l'idea della lama trasversale la ebbe proprio il sovrano, che era abile artigiano e orologiaio. Meglio di quella arrotondata, sì da operare un taglio più netto (eh, la compliance del paziente è tutto)
Il boia dal cognome di un gelato, Charles Henri Sanson, boia di una famiglia di boia (son cose eh?) non era abile con la spada. Quindi avallò il nuovo metodo. E tutti (quasi) furon felici e contenti.

Finì che Sanson si sbagliò a decapitare Luigi XVI facendogli più male del previsto e Maria Antonietta gli chiese scusa per avergli pestato il piede. Al boia.
Sì, ah, e dicono che per qualche secondo il cervello del decapitato sia cosciente, grazie la grande irrorazione arteriosa avuta precedentemete il mozzamento. Alcuni esagerano e dicono due minuti. La questura si attesterebbe sui 20 secondi.
[invero è come se sveniste e non è che ci capite più un cazzo. Cioè, avete presente tagliare un'arteria? Fiotti di sangue in ogniddove, cosa che Tarantino ci andrebbe a nozze. Più volte han dovuto spostare i patiboli perché il terreno non assorbiva più il sangue eh... ci son ancora dei lastroni di granito infissi nel bitume che lo testimoniano]

Vi dovrei dire che fine fece Luigi XVI e il Delfino, parlarvi di questa... ma siamo andati troppo lunghi già, e i post culturali non me li digerite.
Ma Danbrown ha già usato la storia di Sanson templare o me la gioco io e scrivo un romanzo al volo in 10 giorni?

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sabato, 19 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 21:13 in foto, un jour en france

A volte l'arte moderna mi lascia vagolare la mente verso constatazioni becere che riflettono la mia origine tosca. Ma lo stare a settentrione mi fa riassumere tutto in una faccia che riflette il concetto: "...".
Non vi dico cosa ho pensato, ma questo è il "Levianthan Thot" di Ernesto Neto al Pantheon di Parigi (messo lì nel posto dove Foucauld ci mise il pendolo per il suo esperimento).
Però lo pensate anche voi, eh? In realtà ho pensato anche a cose citologiche e mediche.... vabbè, deformazioni. 
Non al Leviatano dico.
Le installazioni di Neto mi lascian sempre un po' così, signora mia.

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giovedì, 17 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 22:01 in un jour en france

Non so, sembra che cada nel momento esatto, visto che si parla molto in giro di inaugurazione di anni accademici (almeno, qui a Parma, sebbene siamo perecottari, si inaugura a Novembre, ché mi sembra un tantino più coerente. Sennò sarebbe come festeggiare il mio compleanno a Natale, mah).
Chi di noi non ha avuto a che fare con Pascal? Dal filosofo all'ingegnere, dal chimico al medico ce lo siamo puppati un po' tutti. Pensate, è quando penso a Pascal, e non so perché, abbino la faccia del mio prof di Fisica di CTF a una legge di Pascal e al tubetto del dentifricio.

I meccanismi della memoria son paraculi.

Cartesio
Orbene, nella foto qui vicina, parkinsonariamente sfocata (scusate, ma il giapponese che è in me ha grossi problemi da quando assume delle cose riguardo a tremori, mi ci vorrebbe un cavalletto per qualsiasi cosa, anche per tenere la borsa) vi è una lapide, nell'abside di Saint Etienne du Mont, bellissima chiesa parigina che vale una visita, specie se vi spingete fino alla Sorbona/Pantheon, visto che è giusto lì dietro.
Dalla parte opposta c'è la lapide che ricorda Racine.
La chiesa ospita inoltre la tomba di Santa Genoveffa (Genevieve è la patrona di Parigi) e ne conteneva le reliquie fino al 1793, anno in cui i parigini le buttarono nelle fogne (cosa avvenuta anche a Lione ad esempio, con le reliquie di San Bonaventura da Bagnoregio. Qualcosa è rimasta in un armadio, ma sotto la Rivoluzione smembrarono un po' tutti i corpi. Assieme agli omicidi della gentedichiesa diciamo che son state le due grosse Cazzate di quel periodo. Gli estremismi son sempre minchiate eh). Soprattutto da ammirare son le bellissime balaustre esempi di gotico fiammeggiante.
St. Etienne du Mont
Huysmans la descriveva in En route (1895) come una delle più belle chiese di Parigi. Sinceramente è vero.

Ma andiamo al punto. Tra me e Pascal, in quarta liceo, fu stima a prima lettura.
[che ci volete fa, si è giovani, si hanno 'ste cotte. Poi passa e stimi Wirchow, capita]
Io ci volevo del bene a quel genio multidisciplinare un po' bigotto. Dai, son quegli uomini così che mi conquistano e mi fan tenerezza.
Mi colpì, lo ammetto, la sua Scommessa. C'è un paraculismo insito meraviglioso, e a tratti anche logico.
Le adoro ste cose. Il problema è che parlarvi di tutta la sua vita e delle opere è un discorso lungo e tortuoso. Mi spiace solo di aver parlato della sepoltura. Ma per le altre curiosità sto facendo come lui: sto tenendo tutto a memoria (lui ce l'aveva buonissima, tacci suoi), o perlomeno lo sto rileggendo qui.
[eppoi, sarebbe un divertissement da quello che devo fare. Sì, mi avete scoperta, le meches.]

La sua salma venne trasportata dal vicino monastero di Port Royal (che era grandissimo, si estendeva in pratica dalla zona del Pantheon fino alla zona del Val-de-Grace) alla chiesa sovracitata. Peccato non ci sia la voce wikipediana su Port Royal (vi linko la francese. Ah, che dite? falla te? No, non ci ho né account né voglia, mi spiace. I miei rigurgiti di nozioni ve li rifilo qua).

P.s. visti i tempi: "Esistono pochi veri cristiani, intendo dire di fede. Ce ne sono tanti che credono, ma per superstizione; ce ne sono tanti che non credono, ma per dissolutezza; pochi stanno tra gli uni e gli altri. Non includo tra costoro quelli che sono di costumi veramente e profondamente pii e tutti coloro che credono per un sentimento del cuore"  (Blaise Pascal, Pensieri, 256)

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sabato, 05 gennaio 2008

elaborato da Franfiorini, 20:42 in un jour en france

Oggi, per darvi quegli spunti di conversazione da cena aziendale o nei momenti bui al bar coi vostri colleghi, siamo qui a parlare del coniglio rosa del metro parigino.
Non stiamo parlando di una creatura di ingegneria genetica che si abbevera dagli orinatoi e si ciba della spazzatura, ma del simpatico animaletto rosa presente sugli adesivi delle porte dei vagoni della metrò parigina.
Questa qui accanto (da questo bellissimo set) è la immago di codesto animale, ricordato solo nella wikipedia francese e basta.
Purtroppo la foto che vedete. non è proprio quella più diffusa, che è questa e va a recitare "Ne mets pas tes mains sul les portes, tu risques de te faire pincer tres fort" (scusate la mancanza di accenti, ma io il francese lo so da emigrante, mai imparato bene a scriverlo ma quando c'è da esprimersi frego tutti. Sì, dovrei impararlo bene ed emigrare, un attimo eh). Occhio, che traducendo poi la stessa frase nelle varie lingue non è lo stesso. Nell'inglese non ti dicono che ti fai la bua, da noi ci mettono il punto esclamativo. E poi l'italiano è scritto piccino, così, in simpatia.
Come scritto anche lì sulla pagina in lingua baguettara il simpatico surrogato di BugsBunny è stato fatto oggetto di ironie e di vari scherzi (un po' come i cartelloni elettorali di forzait... ehm). Una di queste è molto simpatica, venne attaccata sugli adesivi originali delle porte dei vagoni e non si sa perché in italiano sia stata come censurata. La miglior traduzione nel nostro idioma sarebbe: "Occhio, non mettere il tuo batacchio in mezzo alle porte sennò te lo ritrovi stirato e candeggiato".
Non comprendo il perché della pruderie nella traduzione, mah, coda....

Inutile dire che pincer, ramasse, e pelouse son parole che oh, mi riempion la bocca e non so, forse emerge l'autismo che non ho mai avuto e ci rido da sola. Mah. Ispirano.

L'altra cosa son gli strapontini. Ora, come si dirà strapontins in italico idioma? Non lo so. Però sono quei seggiolini che vedete in avanti, nelle zone di stazionamento. Quelle in cui nell'ora di punta ci si ammassa come carri bestiame (una volta, vidi delle scene lì alla stazione di Pigalle che non vi dico. E detta così pare anche un doppiosenso.), ed ecco, vah, in quelle ore lì ti dicono di non usare quei seggiolini per star seduta ma startene in piedi. In realtà un po' più nelle linee nord-sud sono un attimo più bravini a guidare. Potete farci caso.

Da segnalare anche altri cartelli d'avviso. Purtroppo non li ho fotografati. Un po' per mancanza di tempo un po' perché un anno e mezzo fa un po' mi vergognavo: ormai no, potrei fotografare del vomito e farlo passare per avanguardia.
Ora però vi posso illustrare, da altrui foto: attento che il treno non accosta bene alla banchina giacché siamo in curva, quindi se c'è spazio, oh, noi t'abbiamo avvertito, strullo. Poi quando suona la sirena ché il treno riparte, magari statevi fermi sulla banchina sennò vi schiacciate come pustole. Magari non scendete sui binari, vi arrostite; assieme al sempreverde Vietato Fumare.

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martedì, 23 ottobre 2007

elaborato da Franfiorini, 14:33 in un jour en france, historia frannica

Siccome questo sglaps trasuda cultura come mmm...
[oddio, non mi viene in mente un termine di paragone, oddio...]

Dicevo, siccome questo sglaps è infuso di cultura come se fosse una tazza di Karkadé è d'uopo dirvi, a voi che andrete a vedere (in modi più o meno leciti, mica solo con un biglietto del multisala, ma anche per mezzo dei soliti animali sterili atti alla soma o dei flussi di dati che scorrono in un programma che ve li fa sgorgare in una cartella) Ratatouille che, insomma, c'è la dotta citazione a lato.
Quelli esposti come prosciutti a Langhirano sono invero dei sorci, catturati a Les Halles.
Ora, io non posso spoilerarvi la storia del simpatico sorcio che cucina, che fa brutto, e dopo mi sentirei anche in colpa. Ché io la odio la gente che mi spoilera i film quando non glielo chiedo. A volte odio anche i trailer spoileranti. Ecco, insomma, però sappiate che d'un tratto vi si presenta la scena della foto qui.

Del resto la zona di Les Halles non fu mai linda e pinta. Anzi. Questo negozio lo trovate, mettendovi alla destra il Centre Pompidour, nella destra della piazza antistante proprio il Pompidour. Vende prodotti per la derattizzazione. Nonché ricordate che la zona proprio del Forum de Les Halles era, un tempo, un cimitero, i cui corpi malsepolti vennero traslati in fretta e furia nelle catacombe parigine della zona sud dopo che un muro di separazione tra una fossa comune del cimitero e un'osteria crollò diffondendo (una cosa che per comodità e che per non far vomitare il gentile lettore che si sta avventurando nel paragrafo) liquami nella zona ove c'erano le botti.
Son cose, eh?

[mercì à Tintinetmilou]

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sabato, 11 agosto 2007

elaborato da Franfiorini, 16:16 in fran s corner, un jour en france

Breve sequela di consigli per le ferie.
 
Avete 4 figli, una roulotte, un lavoro di merda e conseguentemente un conto in banca alla bassezza del lavoro, vi divertite con poco (beh, avendo 4 figli suppongo anche come vi divertiate, mandrilli), fate poca spesa dacché vi nutrite di bacche e preferite il silenzio inframezzato da urla e sceneggiate madri?
Beh, cazzo, allora ho il posto che fa per voi.
 
Montalto di Castro (Marina) è un gradevole luogo di ferie per le fasce d'età 0-14, etàincuisifiglia-etàincuidiventicardiopaticoeilmaretifamale. In tutta la forbice restante è consigliato per chi ama isolarsi, per chi ama mettersi in spiaggia dalla mattina alla sera, per chi gli va bene qualsiasi posto pur di stare in giro con gli amici e in quel caso anche l'Idroscalo ha un suo innegabile fascino. Se si hanno velleità come avere una vita notturna oltre al prendere il gelato fuori, avere un cinemino, avere un dialogo decente con della gente... beh, cazzarola, quante cose pretendete dalla vita?
 
Aspetti positivi:
- Il mare è molto bello, e vi parla qualcuno che è affascinato dal mare quanto da avere la varicella mentre era da passare l'esame di Anatomia (uh, questa cosa mi è famigliare). Il mare è molto bello, e c'è una pineta meravigliosa. Certo, magari all'interno della pineta ci sono i bruti, però devo anche dire che il mare è molto bello, perché dopo inizio la sequela delle cose che fanno schifo e sembra che noto solo le cose brutte.
- Il Tirreno è molto bello. Sono innamorata delle acque del Tirreno, boh, deve essere una cosa di noi toscani. Montalto poi è abbastanza "scoperta" ai venti e quindi sono pochi i giorni di afa. Vicinissima all'Argentario, la qualità delle acque negli ultimi 8 anni è visibilmente migliorata grazie ai depuratori e al miglioramento della zona della foce del fiume Fiora. Certo, toglie poesia la Centrale che si nota passeggiando nel bagnasciuga verso nord, ma fa tanto atmosfera industriale dai. Mentre se si passeggia verso sud (quasi tutti i giorni chi vi parla raggiunge via spiaggia la zona Murelle, circa 5km a piedi) la spiaggia ha ancora intatta tutta la macchia mediterranea. Quasi quasi non è un male, ma dopo vi dico cosa è male.
- Vicino all'Aurelia. Sull'Aurelia, anzi. Comodo quindi se si vuole andare a fare gitarelle varie.
 
Aspetti negativi:
- Nella frazione Marina c'è un solo supermercato degno del nome. Ed è di proprietà del fratello dell'ex sindaco. Sono presenti altri due alimentari grossi come il mio garage. Insomma, il supermercato però sarà di superficie 200mq. Allestimento scarso, carne pessima, ortaggi passabili, salumi insomma. Prezzi assolutamente non competitivi.
- Accomodazione. Hotel uno. Residence un paio. Case per vacanze esose (siamo sui 4000 euro un mese, e che è, Forte dei Marmi?). Per quello che offre però è l'oasi del camperista e del campeggiatore. Due i camping, e molto belli, uno in pineta e l'altro sul fiume.
- Servizi offerti al turista. Ics tendente a zero. Solo un servizio di prestito libri (buona idea, realizzazione di merda), qualche spettacolo (quest'anno il Tuscia Rock, ma merita post a se), mancanza di eventi, illuminazione comunale pessima, rifacimento a cazzo delle aree comuni, viabilità gestita male, parcheggi talmente selvaggi che spesso ritroviamo macchine fuori il cancello di casa con conseguente impossibilità di uscire, specie il sabato e la domenica coi pendolari.
- Le forze dell'ordine non girano. Sarò abituata a Parma, dove se stai in piazza della Pace di notte mezz'ora vedi girare Finanza-Polizia-Carabinieri ogni 12 minuti a turno. Qui si vede la macchina della Polizia Locale una volta al giorno. E per le multe. Inutile dire che in una delle aree pineta/parcheggio siano stanziati dei nomadi, vero?
- Poco attenti verso i ciclisti. Sarò rompicoglioni ma io amo girare in bici e ho imparato qui, a stare in bici. L'unica ciclabile presente è stretta 80cm ed è delimitata da due zoccoli di marciapiede dove ho visto molti pedali di bici sbattere. Inconcepibile. Da lì la gente si sente licenziata a girare in bici ovunque, ti viene dietro e ti suona se tu non ti sposti, oppure scende e ti misura le sberle. Cazzo come mi manca Parma, chi l'avrebbe detto. Scusate, vado a coccolarmi la t-shirt di Vignali.
- Gente locale. Spesso ho pregato Sarkozy in quanto possessore dei codici atomici. Uno non può mettersi a litigare con tutto e con tutti in ferie pur di farsi ascoltare e perlomeno cagare un attimo anche per comprare una cosa. a) sono il cliente, e tu mi devi anche leccare i piedi in fondo b) sono in ferie, se tu sei incazzato perché lavori allora parti anche te. Pezzente. Ricordati che se ci sono io che ti pago le tue cose tu puoi pagare le bollette, quindi minimo sopportiamoci. c) poi uno dice che i maremmani sono gente di merda, poi però non posso dirlo ché sono un po' maremmana anche io e sarebbe autolesionismo. Ma io non sono così, vero? No, perché sennò cambio di corsa. Dio come sono favorevole al rastrellamento e all'epurazione quando torno qui.
- Fossi uomo mi lamenterei che non c'è figa. Per dirvi, rimorchio anche io, e non sono una bellezza, ma almeno non ho una pancia tipo biafra, una retromarcia di seno e non mi concio come donne che prendono il sole sull'Aurelia. Qualche discreto ragazzo c'è, poi aprono la bocca e mi ricordo che io non sono superficiale e mi intristisco a sentire il nulla che parla. Mah. Sì, beh, oddio, un 30% di ragazze belline c'è eh.
- Gli stabilimenti (non i bagni, qui si dice stabilimento balneare) sono un po' old style. Antiquati vah. Diciamo che oltre a ombrellone e sdraio non si può pretendere di più, per di più c'è la polemica che si siano ciulati la spiaggia libera senza consensi scritti (ed è vero, la spiaggia libera si è ridotta, in alcuni punti, a fettucce di spiaggia quasi per il solo accesso alla battigia) nonché non ottemperano al regolamento dello stare lontani dalla riva per almeno 5 metri. Ombrellone selvaggio.
Il resto della spiaggia, a sud dello stabilimento riservato a moglie, figli, famiglie dell'esercito (sì, cari contribuenti i nostri militari possono averci la spiaggia gratis qui) è ancora selvaggio. Da un parte bene, dall'altra sarebbe bello ripulire almeno una volta all'anno, caro comune, la sabbia da un insieme di oggetti che ricordo elencati in quel modo solo in Chicco e Spillo di Bersani cantante. Sì, lo so che è una cosa diffusa in Italia, ma insomma.
 
[l'album sul flickr dell'anno scorso, forse farò altre foto vah]

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lunedì, 09 luglio 2007

elaborato da Franfiorini, 18:49 in un jour en france

*dopo voglio vedere le chiavi di ricerca, poi.

Lido
Dunque, di Schmap già se ne parlò qui.
Ora è sortito fuori che anche la mia foto del noto locale Lido (quello con le ballerine tope, sì), è finita sulla Schmap di Parigi. Potete trovare qui dove è stata inclusa la fotina a lato. Eh, e io che temevo di aver fotografato poca roba lì. Invero 'sta foto la scattai in fretta e furia, e ne ho anche una seconda, che forse faceva un po' più sch... ehm, meno buona impressione ecco.

Al Lido non ho no grandi ricordi [sono l'unica turista che, credo, non abbia mai messo piede ai campi elisi dopo le 21. Ricordo solo nel '93 che io tenevo la mano del mio papà e s'andò a vedere verso le 20 il monumento all'arco di Trionfo. Faceva freddo ed era buio. In realtà ricordo bene solo io che guardavo mio padre e il tunnel del passaggio pedonale, costellato di scritte], invece una volta avendo preso l'hotel a Pigalle notavo orde di turisti italiani [fateci caso, gli italiani all'estero urlano e scandiscono le parole. Riconoscibilissimi] scendere al metro di Pigalle per poi dire "UE LE RAGAZZE DEL MULEN RUSGE CI ASPETTANO".
Bellissime scene, che in quei momenti ti fanno ingoiare la guida verde Touring e parlare esperanto.
Ma dicevo, tra Lido e Moulin Rouge non è che ci sia gran differenza di prezzo. Di suggestione forse sì, ma di prezzo no: siamo sui 120-150 euro a serata. Sarà per quello che non m'ha mai attirato? Mah.

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lunedì, 04 giugno 2007

elaborato da Franfiorini, 01:23 in un jour en france

Tu passi per Milano il venerdì e il sabato notte e pensi che insomma, se c'è vita è un po' come la storia degli alieni, ossia son tutti nascosti da qualche parte e magari chessò anche usciranno fuori come le ragazze che si mettono nelle torte di compleanno e te ti chiedi come facciano a non morire di asfissia. Le birthday girl dico, mica i milanesi.

Non me ne vogliano i lettori milanesi se non s'organizzò nulla ma stiedi su un pajo di giorni veramente carucci nel capoluogo meneghino ospite dei deliziosi tatini con compagnie al seguito (di cui non si può parlare, davvero. Uno perché non è nella linea editoriale, due perché ecco... Qui mi sono accorta che appena una narra nello sglaps cazzi propri a cui ci si tiene tutto tende ad andare rovinosamente a passeggiatrici. Dunque quindi eravamo della gente così, fregatevene, ai fini della narrazione è tipo la folla manzoniana, una entità unica di corpo di compagnia, come il corpo elettorale anche. Ecco. ) a vedere traglialtri il concerto del sig.stimatissimo Sondre Lerche [che gli avventori del luogo ove strimpellava chiamavano tipo come si fa in Tuscia col pizzicagnolo "SAAANDROOOAAAOH"] e la sede Amplifon da fuori alle due di notte col Roitobus (cit.) che ritardava di minuti su minuti. Queste cose qui il prontobus non le fa, signora mia. Ah, che tempi (di reazione ritardata, direi).

Solo che c'è una costante.
Forse due.
Cazzo, quindi dovrei mettere anche delle incognit... ehm.
Ogni volta che vado a Milano il tempo fa cagare. Probabilmente anche di più. Finisce che però la domenica è bellissimo e te ti svegli a orari ciabattosi ergo non ti godi la splendidezza del tempo, ziopirla. Neppure sembrava Milano, che ne so. Per il tempo dico. Per le altre cose boh, dai, ditemi bene come si coglie il fascino milanese, che tendo ad essere ben disposta ora che la mam... ehm, la mia annina tende a cedermi anche le chiavi di casa sua, quindi ehm... come si coglie sto fascino?
Ogni volta che vado a Milano il viaggio di rientro è strano. Oggi eravamo in carrozza regionale, senza aria condizionata e stipati in ogni ordine di posto, e mi circondava un orda di brasiliani che parlavano di qualsiasi cosa. Così, da Lambrate a Parma. Due coglioni da orchite acuta. Di tutto, indicavano le coltivazioni e parlavano delle piante che neppure gli agronomi Plasmon ne sanno così tanto.
Poi c'è anche quella variabile che, quando mi vogliono portare al birrificio di lambrate [una casupola di giovani birrai che sta in una traversa di un viale in cui passano tram e macchine a tutte le ore (cit.)] e tutte le volte il birrificio è chiuso. Secondo me è un segnale mistico, ma non risco a coglierlo.

E Milano continua a non cogliermi col suo fascino un po' così, tra io sono vivo e sono qui, e io sono qui: insultami, feriscimi. Gli edifici buttati là, la trascuratezza. Signori miei, prendete un po' di splendidezza del revival parmigiano, vi si cede in blocco la vecchia giunta, se volete.

Ah, sì, e una cosa che non c'entra nulla. Mi dicono che se la natura chiama e il vostro corpo deve rispondere [ma anche solo per un goccio di acqua, non sto parlando di sciolta] sappiate che la stazione di Modena non verrà incontro ai vostri (coff) bisogni. Difatti non si segnalano né orinatoi né cessi. Son cose, brutte. Più pappagalli per tutti.

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martedì, 27 marzo 2007

elaborato da Franfiorini, 17:46 in un jour en france

[ore una e qualcosa di notte, riflessioni post visione di quel programma rai che è Voyager che parlava riciclandola per la 40esima volta della roba lì Giza-Casteldelmonte-Chartres. Dialogo reale, eh. Sì, se non prendo subito sonno è grave.]

Fran: "Tipo... tu non puoi operare una crasi con la metà del 1800, perché tu fai così, lo so..."
Genitrice: "Sarà, ma dopo mi paiono tutte schifezze"
Fran: "Cioè, e poi te stai nella storiadellarte, dico. Come se io dicessi che certe specializzazioni fanno schi... no, l'esempio non calza. Vabbè, ma è bello seguire tutta l'arte, perché almeno dici con più soddisfazione va che cagata..."
Genitrice: "Mmmmah"
Fran: "E lo dici appena vedi un orinatoio sbieco o una chiesa tetra che pare un set di Argento, tipo... ricordi lì a Parigi la chiesa quella lì prima di andare al Centre Pompidour..."
Genitrice: "..."
Fran: "Dai, quella dove entravano stormi di piccioni dentro che ci avevano fatto il nido..."
Genitrice: "..."
Fran: "... no eh? No. Che era la chiesa dei Bausciamilanesi a Parigi..."
Genitrice: "mmm, aspetta ma quella coi cosi..."
Fran: "Se mi spieghi cosa intendi per cosi."
Genitrice: "Facciamo che non me la ricordo."
Fran: "Pensavo che il particolare del colombo fosse risolutivo. Mah. San... boh, salcazzon, con tutto il rispetto per il santo eh, sia mai che s'incazza, ma la chiesa faceva letteralmente cagare lì dentro..."
(risate di sottofondo)
Fran: "...mah, forse Merri, una cosa del genere. Con tutte le cose a maglie di fuori che metti anche ai dirupi per evitare la caduta massi. Una cagata diciamo."
Genitrice: "Sempre con la solita immutata stima per il santo?"
Fran: "Eh. Sisamai si incazzi. Ma ora, così, per dire, che ti ricordi... che t'è piaciuto a Parigi?"
Genitrice: "Mah, tante cose..."
Fran: "Questa è la risposta tipica della persona che non si ricorda un cazzo, per dire eh. Cioè, fuori dell'Unesco cheiononhopotutovedere, quale è la cosa che ti ha colpito? La prima cosa a caso eh. Non dirmi l'aver visto Renatozero sennò mi deprimo..."
Genitrice: "..."
Fran: "...cioè, e io che ci metto l'entusiasmo a portar in giro la gente a vedere cose..."
Genitrice: "No, vabbè, ora come ora mi ricordo quando hai adocchiato i due euro in chiesa sulla panca di fronte e ti pareva brutto alzarti e quindi l'ho fatto io..."
(segue attimo in cui la sottoscritta ha una autentica crisi di riso)
Genitrice: "...mmm, la cosa lì la bicicletta in quel parco. Che io guardavo la ruota e pensavo cazzo ci sta a fa 'sta rota qui in mezzo, poi vabbè... mmm, poi le cose solite. Ah, e quella piazza lì con i leoni o checcazzoerano che c'era la chiesa con quel campanile... non so se hai capito."
Fran: "No, è che non capisco quale sia il campanile lì a San Sulpice"
Genitrice: "Vabbè, però hai capito."

[poi il discorso seguiva, ma ci sono violente affermazioni verso l'Eliseo uscite dalla mia bocca che insomma, non vorrei riportare. Ciao amici d'oltralpe eh]

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sabato, 03 febbraio 2007

elaborato da Franfiorini, 16:07 in un jour en france

Avantieri si diceva in casa, guardando una mia ecs compagna d'uni che in un anno ne ha vissuti sette come i cani -o almeno pare dacché prima sembrava una pischella e ora pare la mi'nonna-, che io finalmente negli ultimi anni sto raggiungendo l'età che dimostro e anzi a volte dimostro qualcosa meno.

A me ha fregato sempre l'altezza.
Una volta avevo sedici anni, era una domenica mattina e non ci avevo nulla da fare. Oddio, a me la domenica mattina piaceva dormire. Ma mia mamma mi disse: "Ho un servizio di guida turistica in più da fare, invece di darlo a una mia collega lo vuoi tu?"
Aspettai 30 secondi in cui mi dissi cose tipo: "ma io non ricordo un cazzo, in fin dei conti 'ste cose le so solo a memoria avendole sentite da sedici anni, ma poi io che ci vado in giro a fare..." e poi dissi che andava bene. La capogruppo mi chiese cosa studiassi all'università, ovvero quale delle facoltà a carattere storico archeologico frequentassi. Siccome già mi garbava medicina le dissi che facevo medicina. Lei rimase costernata e mi disse che certo, io ero una ragazza molto intelligente e multidisciplinare. Io e la mia grande cultura la ringraziammo e continuammo a spiegare citando a memoria passi dell'Inferno di Dante e particolari di gente evirata durante Conclavi, ma il tutto con leggiadria.

Tutta questa cosa ha un perché, ma è anche una introduzione.
Mia mamma, a ottobre, è riuscita a farmi passare per sedicenne all'ingresso del Castello di Chantilly. Il bello che non se ne era neppure accorta, ma ha detto alla tizia della biglietteria "mia figlia è una giovane studentessa" e forse complice l'acne giovanile che mi accompagna ormai fedele da un decennio la francese ha fatto 2+2 facendomi risparmiare quasi metà biglietto.
Tutto ciò è bellissimo a tratti, un po' come infilarsi a ritroso nella zona a pagamento aggiuntivo delle collezioni del castello facendo il percorso a ritroso e, una volta beccata dalle guardie, fare finta di non capire il locale idioma rispondendo alla guardia in todino-umbro-chiusino.

Le Chateau de Chantilly
Ma di Chantilly voglio parlarvene, visto che vi parlai del dopo. Il borgo si estrinseca attorno a una rotatoria. In realtà non l'ho visto, mi fermai solo in un bar a prendere un té per motivi che non sto a spiegarvi [ah, sì, sappiate che il quei casi è il té che astringe, non il limone. A meno che il limone non lo usiate in altri modi eh], però non è che c'è moltissimo eh. Però da Parigi si arriva attraverso la foresta di Chantilly, teatro e luogo degli scontri del secondo conflitto mondiale. Poi d'un tratto arrivi in mezzo al selciato (con somma gioia dell'auto) e ti vedi il castello. Un consiglio: parcheggiate dopo le scuderie, non si paga e potete godere di una vista come questa, dal camminamento accanto al terrapieno. Dopo essere passati avanti al museo vivente del cavallo e alla palazzina del Jeu de Paume [ricordate la pallacorda di memoria rivoluzionaria? Ecco, in francese si dice Jeu de Paume, ed è tipo Volano, ma cadde in disuso. Ora a Parigi al posto della palestra della pallacorda c'è un hotel, mi pare sull'Ile St.Louis]. L'acqua del fossato non è alta, emana un odore salmastro e dentro ci sguazzano pesci a caso. Però è suggestiva.
Chantilly: L'interno della Cappella.
Varcato l'ingresso e il ponticello ormai in muratura che conduce dentro il castello si entra in uno dei due cortili, con a sinistra la Sainte Chapelle, restaurata dalla Gaz de France, che stavo per non vedere perché l'ingresso (sic) non è ben indicato all'interno. Bisogna superare lo scalone da cui si riemerge dalla visita alle sale del castello. Scalone che è vicino alle cucine, il cui profumo è davvero ottimo e contrasta con quello del salmastro/fognario sentito in altre zone. Fortunatamente il biglietto è valevole tutto il giorno, quindi prima di riuscire dal parco sono andata a vederla. Molto luminosa avanti, molto scura dietro. C'è un perché: davanti si fanno/facevano le funzioni del calendario normale, dietro i funerali.

La guida interna è molto brava. Parla un francese da accademia, senza accenti e scandendo le parole. Il problema è che suppongono che te sappia la storia francese come l'avemaria e a volte è pesante starci dietro [ché io son specializzata sulla seconda guerra mondiale e sul pre-1600]. Infatti ci guardiamo sbigottite sentendo "sinistro nel senso marittimo" non riuscendo a tradurlo in nessun modo, né trovando riscontri legati al conte D'Aumale. Se qui qualche lettore lo sa vince la mia gratitudine e un caffé pagato.
Secondo me è abusivo
L'interno è bello. Ci sono alcune chicche di arredamento e una biblioteca, consultabile su richiesta, splendida. Da segnalare anche il coso qua a lato, un corridoio in legno, che da agli appartamenti del principe [cambia l'entrata alle stanze: di sopra l'uso è francese, ovvero come in tutti i grandi castelli che avrete forse visitato per passare da una sala all'altra dovete calpestarle tutte. Questo corridoio serve per ovviare l'entrata alle stanze di tipo inglese, ovvero un corridoio di servizio con le porte che danno alle sale] che secondo me non lo avevano condonato, all'epoca. Poi c'è tutta l'ala del museo Condé, che in pratica è curata come un mecenate ottocentesco avrebbe disposto i quadri in casa sua. Quindi per noi abituati al minimalismo risulta essere un po' caotica, ma alcuni pezzi e miniature valgono.
Il parco vale la visita. Ma è gigantesco. Lo costeggerete se poi proseguirete verso Senlis/Lille giusto dietro il grande Canale. Intorno le fontane non funzionavano tutte per motivi climatici. Pensate che era molto più freddo di questi giorni. Limpido eh, ma freddo. Io mi infilai in auto la seconda maglietta sopra quella che avevo, per dire. Ti veniva voglia di camminare a passo svelto, ecco. Però dovevi stare attento a non calpestare le merde dei cigni, che avevano scagazzato ovunque lasciando cacchette verdi qua e là. Un campo minato. Sembra però bello dalla foto, e non so perché ve lo sto spoetizzando, mah.

L'Hameau
Però dicevo il parco è bello. C'è la zona dell'Hameau, ossia quei villaggetti che i nobili per sentirsi tanto rurali e campestri quando gli tirava si facevano costruire. Memorabile quello di Versailles costruito da Maria Antonietta, ove ci andava a giocare e dove ci han girato anche qualche film. Ah, no cazzo. Vi ricordate la Traviata televisiva da Parigi? Beh, sì, ci girarono alcune scene lì.
Poi il parco prosegue, è talmente ampio, ma vabbé, non c'è da spiegare. Anche perché io ho condensato, ma se siete giunti fino a qui ci avete una pazienza enorme, e insomma, per esempio io neppure mi son riletta, per dire. Però ci sono le fotine sul flickr che vi ho linkato sopra, magari guardate quelle eh.

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mercoledì, 24 gennaio 2007

elaborato da Franfiorini, 16:21 in un jour en france

Poi me l'ha fatto ricordare stamani Velenero (grazie) che io ci avevo un post nei cassetti della memoria che non avevo ancora sfruttato. O perlomeno penso di non averlo scritto, ma scusate qui non è che si ricordano le cose, tanto che quando ieri l'altro mi han chiesto cosa volesse dire strullo non ricordavo di averlo scritto io in un post.
No, non mi rileggo e per di più scrivo di getto.

Ma dicevo, volevo da tempo scrivere un post.
Mi ricordo che mentre pascolavo in giro per ipermercati francesi per poter mangiare qualcosa di verdura [di norma apro la busta bonduelle come fosse quella della sancarlo] uscendo andavo sempre a fare il pieno. Dopo aver visto che nel Marais l'unico benzinaio residente nel centro di Parigi, in veduta dell'Opera Bastille, vendeva la verde a 1.870 euri al litro capii molte cose.
Ossia che se uno le cose le vuole sotto mano è giusto che le paghi.
Al Champion di Fontainebleau-Avalon, oltre ad aver preso il pane alla castagna, quello alla mela e l'insalata [avevo lo stomaco sottosopra. In realtà presi anche una ventina di bottiglie di vino, ma è un'appendice] la benzina costava 1.080 euro al litro. L'unica cosa ardua dopo il self service fu capire che dentro un gabbiotto coi vetri fumé c'era la donnina per pagare.
All'Auchan di Tolon-La Seyne sur Mer 1.110 euro al litro. Tornai a Parma e costava, dal benzinaio più conveniente in zona Centro Torri, sui 1.300qualcosa euro al litro. Eppoi mi ricordo che da piccina, quando io e il franceseandatoamale o io e il moroso dell'epoca si passava Ventimiglia c'era da incazzarsi sempre per il costo delle autostrade francesi e della benzina francese. E io preferivo l'Austria, dove fino a poco fa la benza era sotto l'euro [eh, pensate eh, che dalla Baviera andavamo in Austria a fare il pieno. C'è un benzinaio a confine in zona Nido delle Aquile che c'è sempre la coda, sulla curva per andarci]

Dicevo però, in Francia con la storia della benzina distribuita dai supermercati si risparmia parecchio. Da Parma a Parigi occorre un pieno e mezzo della mia macchina, via Frejus.
Poi qualcuno mi spiega perché il Frejus costa 30 euro solo andata, e ci ha solo A/R entro sei giorni a 32 euro. Tariffe concorrenzialissime eh.
Solo che quando mettevo il pieno erano molti euro meno dell'Italia. Solo una volta, mi capitò a Senlis di fare benzina e anche lì costava meno di quando la faccio a Chianciano [penso che giù comprino soltanto il Brent, marò, andare dal benzinaio a Chianciano è sempre stato un esborso assurdo...]
Eppoi se è per davvero, come dice Velenero, che la gente non vuole alzare il culo dalla macchina per farsi il pieno... beh, allora son cazzi loro.
In Austria il pieno te lo fai da te, in Francia pure.
Poi i francesi mi stanno sul cazzo, ma su alcune cose sono avanti e mi tocca di rosicare.

Dicevamo: io poi mi sperdo nella politica, ma tempi addietro non volevano far vendere la benzina direttamente ai supermercati? Perché con la parafarmacia ci siamo riusciti e con la benzina no?
Bersani, vieqquà, capisco che tu hai l'auto blu e queste cose non ti toccano, ma a noi costretti a spostarci con la macchina perché trenitalia non ci da collegamenti comodi coi luoghi natii o con quelli lavorativi [lo so io come è fare in treno Parma-Mantova, pergiove] vorremmo la benzina a costi minori. Fa qualcosa, tortura i petrolieri [sì, soprattutto Moratti, dai], taglia le accise quelle sulla guerra nel Corno D'Africa, paga le aziende automobilistiche per progettare un motore a urina. Dai, sei il nostro idolo Bersà. Forza, su.

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giovedì, 04 gennaio 2007

elaborato da Franfiorini, 21:10 in un jour en france

Pensate, la discussione di capodanno tra me e mia nonna è stata: "sì, te ci hai avuto la guerra, ma io il primo anno di università tiravo avanti con 200 euro al mese per spese di casa e cibo e la prima settimana a Parma sono stata senza acqua, luce e gas. Te almeno stavate tutti nella merda, io la mattina vedevo sempre una che adesso fa la valletta a Gerriscotti. Io, ho subito. Ecco".

Mi è anche venuta in mente adesso perché volevo dirvi che a me, la gente che mi chiama, mi dice che è andata in ferie a Parigi e ha speso un botto mi fa incazzare.
Sì, beh, volevo fare un post sulla quota lipidica in un caffè, però la cosa sopra, facendomi incazzare sia perché io non ho una scusa valida/tempo d'andare nella città di cui sopra sia perché se uno vuol fare il turista medio son cisprulle sue.

Perché dopo dove dormire si può parlare anche del dove mangiare.
L'appendice al dove dormire che mi ha fatto la collega quella che fa il lavoro speculare al mio [lei a Budapest, io a Parigi; io a Budapest (magari), lei a Parigi; io a Vienna (sigh), lei a Berlino; io a Berlino, lei a Vienna] mi ha detto che lei per la storia sempre del "vi diamo un tot, che non riusciamo bene a capirlo come metterlo perché i committenti siamo due, per il rimborso spese e poi son cazzi vostri" lei mi disse che andava al bois de Boulogne, ché ti danno i bungalow tutti accessoriati. Solo che a me dava noia e quindi optai per l'Etap de la Villette. Nonchè, porcaloca, a me la XIX è piaciuta molto, come circoscrizione.
Cioè, però per noi giovani e per noi risparmiosi c'è pure quella, di opzione.

Il dove mangiare. Beh, insomma. C'è tanto da dire.
Anzitutto qua si mangiava circa una volta al giorno. Colazione, spuntino verso le 15 alle Gallerie Lafayette e poi cena verso le 23 quando andava di fortuna. Inutile dire che a volte entravo nel primo Quick o Pommes de pain a saccheggiare qualcosa.

Dopo due giorni a cucina stramba (per loro mangiapatate) a cena il gruppo polacco che accompagnavo [cioè, loro avevano 3-5 anni meno di me, era tipo compagnia di amisci] optò per due sere di seguito a carne. Anche perché il giorno dopo era stressantino. Optammo quindi per la catena Hippo, che non c'è solo in zona Villette ma un po' dappertutto. Sulla tipologia dei ristoranti Courtepaille. Spesa tra i 15-20 euro bevande incluse. Carne buona (spero anche dal punto di vista bestia e ormoni), niente sapori strambi alla Mc Donald's.

La Coupole, spesa attorno ai 25-30 euro. Bellissima. Ci troviamo a Montparnasse, quindi zona sud di Parigi per intenderci. E soprattutto la Coupole è il luogo d'indagini principale del commissario Maigret nel libro "la tête d'un homme" di Georges Simenon. Il servizio è buono, la cucina ottima. Soprattutto il posto vale assai.
Le Bristol (ocio, parte la musichetta che da anche noia). Caro. Logico, vai a mangiare da un due stelle Michelin. Da noi il trattamento fu speciale dal punto di vista prezzo [la famosa cena col collega famoso, bla bla], però le porzioni ovvio son quelle da ristoranti di classe (quelle inversamente proporzionali al prezzo). Buono eh, ma avevo lo stomaco che ruggiva abbestia quella sera [tipo, però le capesante al tartufo con brodo ristretto di pollo, chi avrebbe mai pensato di magnarle]
Chez papa. Tipico parigino, quindi se avete l'ansia del poco spazio e reazioni claustrofobiche, insomma... cazzi vostri. Sesto arrondissement.  Lo sapete nevvero che nelle brasserie e simili si mangia stretti stretti, no? Per quello forse la considerano la città dell'amore, a forza di star stretti...
Il prezzo non lo ricordo, che mi stavano offrendo la cena. Facendo un'astrazione (!) dovrebbe essere attorno ai 30 euro a capo (però abbiam anche bevuto parecchio, quindi...)
Le Procope [qui offrivo io, ché era il mio onomastico] storico locale di Parigi, aperto nel 1686. Il proprietario si chiamava Francesco Procopio Dei Coltelli. Nel 1689, i comédiens-francesi s’installarono lì di fronte e, fra le due rappresentazioni di una serata, il caffè divenne il caffè del teatro. Voltaire, Rousseau et Diderot ne furono degli habitués e così, durante la rivoluzione Danton, Marat et Robespierre. Benjamin Franklin abbozzò la costituzione americana seduto ad uno dei suoi tavolini. Prezzi sui 35 euri per un menù completo ammazzacaffè incluso.
Au relais des buttes, invero questi son dei miti umani, ché siamo arrivati lì a mezzanotte stanchi come bestie e ci hanno accolto e tenuto aperto fino all'una e mezza. Quindi il giudizio è influenzato da tutto ciò. E io ero in crisi di riso da stanchezza, dacché la via vicina era rue des Mignottes. Occhio però, che la carta è cara e invece conviene il menù fisso, che viene 30 euri tutto compreso.
Ah, sì, la cucina stramba era:
L'oriental (libanese) e L'Atlandide (cucina berbera).
Da segnalare al lato sempre per esoticità, come salone da té, quello interno alla Moschea di Parigi, sesto distretto vicino al Jardin des Plantes. Vi dirò, in quella zona prima ci sono i Lefevreriani, poi l'arena di Lutezia e poi la Moschea. Zona che purtroppo conosco ancora troppo poco [e non so come mai sia successo in quattro volte che bazzico Parigi, boh]

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